L'Arte Mosana
di Yves de Root


Pubblicato il 1 dic. 2013
 

Il termine arte mosana è stato usato la prima volta nel 1882 con riferimento all'unità di stile delle opere in mostra l'anno prima all'Expo di Liegi in Belgio. Da allora questo vocabolo ha acquistato un significato universalmente accettato. Sotto il profilo geografico la zona nella quale fiorisce questa cultura corrisponde al bacino della Mosa media, quindi grosso modo all'antica diocesi di Liegi nei suoi confini medioevali, tra la Zelanda, Nivelles, Bouillon e Wiltz.  Si tratta  di un territorio che mantiene ostinatamente un'impronta francese; solo a nord est di Liegi prevale un certo germanismo.
Sul piano temporale, l'arte mosana affonda le sue radici in epoca carolingia (IX secolo), ma acquista le sue caratteristiche salienti durante i secoli XI e XII. Si può considerare quindi una particolare manifestazione “provinciale” dell'arte romanica. In realtà, si realizza una mirabile unita artistica (oreficeria, miniatura, scultura, ecc.) che declina solo durante il XIII secolo, sotto la pressione del Gotico francese,  non senza aver esercitato una profonda influenza in tutto l'Occidente settentrionale, ivi compresa la Gran Bretagna.
Belga di Liegi, era ad esempio l'architetto Hèzelon, uno degli artefici dell'abbazia di Cluny in Borgogna (1088), la più grande basilica della cristianità prima di san Pietro.
All'inizio del XII secolo risale il battistero di Renier de Huy, attualmente a Liegi nella chiesa di san Bartolomeo, in ottone fuso a cera persa, un'opera considerata una delle sette meraviglie del Belgio(Figura 1).

Figura 1 Renier de Huy, Battistero, fusione in ottone, XI secolo (Liegi, chiesa di san Bartolomeo)


A titolo di curiosità, c'è chi sostiene che i dodici buoi che sorreggono il battistero proverebbero da Milano. Essa anticipa la sua epoca, traendo spunto dall'arte classica venata di bizantinismo, cultura quest'ultima con la quale sia artefici che committenti mosani entrano in contatto nel corso di documentati soggiorni in Italia, sia a Venezia che in Sicilia.
Il battistero di Liegi esercita una grande influenza presso i fonditori di ottone dando origine al fenomeno delle dinanderie (oggetti in ottone). Già nel XI secolo le province dell'Impero germanico o Bassa Lotaringia, grosso modo l'attuale Vallonia, si erano specializzate nella produzione di oggetti in ottone, ma nel XII secolo si continua a produrre nella sola Dinant, da cui il nome.  
Si realizzano croci processionali, candelieri, turiboli, ma soprattutto acquamanili e leggii. Durante tutto il XII secolo, e anche nel XIII, la produzione mosana di piccoli candelieri è caratterizzata dall'impiego di due elementi decorativi: draghi o altri animali fantastici e fronde dalle volute delicate. Si facevano anche dinanderie a carattere profano, ma queste non sono sopravvissute.
Legato a quello dei fonditori d'ottone è il mondo degli orafi (Figura 2); spesso erano gli stessi artefici, così come i coniatori di monete.

Figura 2 Filatterio dell'Agnus Dei (verso), XII secolo, proveniente dall'abbazia di Waulsort
(Namur, collezione Società archeologica).
Il filatterio è una cassetta racchiudente reliquie, il termine allude all'uso ebraico di portare sulla fronte o sul braccio sinistro scatolette contenente rotoli di pergamena con scritti brani della Scrittura


Insigni personalità di orefici del XII secolo sono, oltre al già citato Renier de Huy, Godefroid de Huy, autore di opere legate al culto delle reliquie e Nicolas de Verdun, autore di molte opere conservate nel tesoro di Tournai (Figura 3), rappresentante della tendenza anticheggiante, legata cioè all'arte romana classica.

Figura 3 Nicolas de Verdun, Cassa di Notre Dame, 1205 (Tournai, museo della Cattedrale).


Un'altra opera,  un altare portatile eseguito da un artefice anonimo nel 1165 per l'abbazia di Stavelot, dimostra la straordinaria abilità degli orefici mosani nell'arte del champlevè (Figura 4). Infine, nella prima metà del XIII secolo si colloca l'attività del frate Hugo d'Oignes, autore di parte del tesoro di Namur, il quale, alla plasticità romanica delle figure, preferisce la ricchezza dell'ornato ispirandosi già a modi gotici.

Figura 4 Anonimo, Altare portatile, proveniente dall'abbazia di Stavelot, 1165
(Bruxelles, Museo Reale d'Arte e Storia).

Lo studio attento della miniatura mosana nel XI e XII secolo, consente di riconoscervi, soprattutto nell'ultima fase, trasposizioni di motivi usati in oreficeria. Una certa influenza sull'arte della miniatura nella regione mosana è stata sicuramente esercitata dal salterio di Wolbodon, inizialmente destinato alla cattedrale di Utrecht, ma successivamente portato a Liegi. Lo stille che vi si può riconoscere è comunque quello della tarda tradizione ottoniana.
Ancora più legata all'oreficeria è forse l'arte dell'avorio. Il centro di produzione degli avori in Occidente, dal IX fino all'inizio del XI secolo, è stata Metz in Francia, mentre la produzione mosana, soprattutto a Liegi, ha la sua massima fioritura nel XI secolo. I lavori più caratteristici sono quelli i rilievi definiti “a piccole figure” caratterizzati da un affollarsi di personaggi.
Nel XI secolo i rapporti si fanno particolarmente intensi, mentre nel XII secolo, che vede il declino della stessa, gli avori si ispirano direttamente all'oreficeria. La rarità della materia ne fa, sin da allora, oggetti di gran pregio nonostante venisse sempre usato l'avorio di tricheco. Le placche più grandi ornavano le legature dei libri che assumevano la forma di un dittico che veniva posto sull'altare. Le placche più piccole coprivano i lati degli altari portatili.
Anche la scultura in legno policromo è largamente rappresentata in tutta la regione mosana.
Verso la metà del XI secolo compaiono statue della Madonna con Bambino e Crocifissi. Le prime sono tipiche della cultura mosana. Normalmente chiamate “Sedes Sapientiae” (sede della sapienza) - identificando il Bambino come fonte di Saggezza e la Madre come una sorta di trono sul quale è assiso - sono rappresentate in maestà, in posizione frontale secondo la tipologia bizantina della Nikopoia (Figura 5).

Sedes Sapientiae, scultura lignea policroma, XII secolo (Liegi, Museo Cortius)


Verso la fine del XII secolo, alle due figure principali si aggiunge quella di un drago calpestato. All'inizio del XIII secolo, le posizioni delle figure si fanno più dinamiche e l'espressione dei visi si arricchisce di umanità (Figura 6), ma è solo alla fine del secolo che compare il tipo, prettamente gotico, della Madonna con Bambino in piedi. In diverse sculture lignee si intuiscono rapporti con l'oreficeria per l'uso di “cabochon” policromi che ornano le vesti e il trono.

Figura 6 Sedes Sapientiae, scultura in quercia, policromata e dorata,1230 circa
(Liegi, san Giovanni Evangelista).
E' considerata uno dei maggiori capolavori che l'arte mosana abbia dato all'arte medioevale.


Dopo tanto sfarzo, dalla seconda metà del XIII secolo, si assiste al declino del romanico e l'arte mosana si fonde con lo stile nuovo delle cattedrali francesi e con la grazia del Gotico.

(traduzione dal francese e sintesi di A. Troncavini)

 
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