Un marmo lombardo del Rinascimento e qualche precisazione sulla scultura lapidea a Brescia tra Quattro e Cinquecento
(Prima parte)

di Vito Zani
Pubblicato il 1 giu. 2012
         

A un’asta fiorentina dell’ottobre 2011 è stato presentato un gruppo scultoreo raffigurante Tre angeli reggicorona, corredato nel catalogo da una scheda di Marco Tanzi (figg. 1, 5), che lo attribuisce a “Scultore lombardo (Bresciano?) tra Tamagnino e Coirano, 1500 circa”, e ricorda di avere già una ventina d’anni fa pubblicato la scultura, appartenuta alla collezione Contini Bonacossi, riferendola allora dubitativamente a Giovanni Antonio Piatti, maestro attivo a Milano, Pavia e Cremona, morto nel 1480 (1).

Secondo la revisione ora proposta, “intorno a Tamagnino, al milanese Gasparo Coirano e agli scultori attivi a Brescia tra Quattrocento e Cinquecento si focalizza il problema dei Tre angeli, per le analogie con le opere di Santa Maria dei Miracoli (1489-1490) e della Loggia (1493-1505)”, precisando che “c’è forse più Tamagnino che Coirano: gli angeli sembrano fratelli di quelli nella cupola dei Miracoli per abbigliamento e acconciature, senza raggiungere la qualità sottile di Antonio [Tamagnino] ma con suggestivi agganci, nella semplificazione dei tratti, ad alcuni degli apostoli di Gasparo - la frontalità grifagna di quello glabro, lo schematismo tagliente di quello intento alla lettura - e agli angeli a mezzo busto della fascia che sovrasta le nicchie” (2).

La conclusione che “nella severa fermezza dei volti si può cogliere l’eco delle prime teste dei Cesari della Loggia” (3), è preceduta dal parere per cui “credo che l’autore del marmo già Contini Bonacossi sia da individuare, nelle pieghe del catalogo ora riferito a Coirano, in parallelo con il nucleo di sculture che fanno capo all’Adorazione dei Pastori in San Francesco a Brescia, a sua volta collegata a una Madonna con il Bambino in trono del Castello Sforzesco, alla Madonna già Longari e alla Santa della Fondazione Cavallini Sgarbi” (4).

Questo “nucleo di sculture” è uno dei tre che Tanzi estrapola dal catalogo di Gasparo Cairano da me recentemente ricomposto, dilungandosi nella scheda sulla questione di questi scorpori, a mio avviso per lo più inessenziali alla definizione critica dell’opera schedata, cui avrebbe certamente giovato qualche approfondimento ulteriore.

Si può infatti notare che le numerose sculture bresciane chiamate a confronto per l’opera in esame, in buona parte sono soltanto nominate, per il resto sono invocate con rimandi a caratteri piuttosto generici (“semplificazione dei tratti”, “schematismo tagliente”, “severa fermezza”, etc.), che a mio parere non entrano nella specificità dell’opera.
Solo apparentemente specifico è il riscontro di “abbigliamento e acconciature”, che farebbero sembrare i Tre angeli “fratelli di quelli nella cupola dei Miracoli”, realizzati dal Tamagnino tra la fine del 1489 e i primi mesi del 1490 (5)

Fig 1. Tre angeli reggicorona, 1490-1500 circa.
Collezione privata.



Tali elementi, così come questa stessa tipologia angelica, rispondono in realtà a modelli figurativi molto comuni e diffusi in Lombardia negli ultimi due decenni del Quattrocento (6) (figg. 2-4), per cui mi pare il caso di osservare che il tipo di capigliatura di uno dei Tre angeli (quello alla sinistra di chi guarda) non ha corrispondenze nel pur ampio repertorio del ciclo del Tamagnino, così come nelle altre opere accennate nella scheda.

Anche le fisionomie dei volti (fig. 5) risultano prive di ricorrenze nella scultura bresciana dell’epoca.

Quanto alla loro indiscutibile “semplificazione dei tratti”, non vedo in che cosa essa riveli “suggestivi agganci [...] ad alcuni degli apostoli di Gasparo”, con riferimento al ciclo delle dodici statue eseguite da Gasparo Cairano per S. Maria dei Miracoli a fine 1489 (7).

Lo stesso vale per l’“eco delle prime teste dei Cesari della Loggia” (8), ravvisato senza addurre riscontri fisionomici o tecnici, ma semplicemente un carattere di “severa fermezza”, in sé quanto mai diffuso nella scultura lombarda del tardo Quattrocento.

 

Fig 2Fig 3Fig 4

 Fig 2.(*) Cerchia dell’Amadeo, Angelo musicante, 1480-1485 circa. Milano, Museod’arte antica del Castello  Sforzesco. Fig 3. Scultore lombardo, Angeli oranti, 1480 circa. Certosa di Pavia, Museo della Certosa di  Pavia. Fig 4. Tommaso Rodari e collaboratori, Adorazione dei Magi, particolare, 1490-1500 circa. Como,  duomo - (*) (Copyright Comune di Milano. Tutti i diritti riservati)


Trovo quindi che la proposta di collocare a Brescia i Tre angeli non poggi su specifiche attinenze formali con i prodotti di quell’ambiente, bensì su caratteri generalizzabili a tutta o quasi la scultura lombarda dell’epoca, impropriamente interpretati alla stregua di peculiarità bresciane. Nell’opera in questione, mi pare invece che proprio gli aspetti di stile più specifici (fig. 5), cioè i più sintomatici di una pertinenza locale, siano anche i più palesemente estranei alle forme caratteristiche della scultura bresciana.

Fig 5. Tre angeli reggicorona, particolare, 1490-1500 circa. Collezione privata.
Fig 6. Tommaso Rodari (e collaboratori?), Cecilio, particolare, 1490-1500 circa. Como, duomo.
Fig 7. Tommaso Rodari, San Proto o San Giacinto, particolare, 1485. Como, duomo
Fig 8. Tommaso Rodari (e collaboratori?), Santo o Profeta, particolare, 1490-1500 circa. Como, duomo.

Ad esempio il particolarissimo volto affilato dell’angelo sulla sinistra, che appare piuttosto chiaramente derivato dalla statua del poeta Cecilio sul fianco meridionale del duomo di Como (fig. 6), presumibilmente databile all’ultimo decennio del Quattrocento e riconducibile a Tommaso Rodari (9). Oppure lo sguardo dell’angelo al centro, il più improntato a una “severa fermezza”, che riflette una caratteristica tipologia ben rappresentata da diverse statue pure esse sugli esterni del duomo di Como, ad esempio quelle dei Santi Proto e Giacinto nelle nicchie sopra il portale maggiore (fig. 7), tra le prime consegne documentate di Tommaso Rodari al cantiere, pagate nel giugno 1485 (10).
La si ritrova in un’altra statua sul fianco meridionale della cattedrale lariana (fig. 8), non documentabile e di soggetto imprecisato, rappresentante una figura maschile paludata e con turbante, reggente un attrezzo simile a un martello, anch’essa riconducibile a maestranze rodariane, se non allo stesso Tommaso (11). Oltre che nella tipica forma squadrata della testa evidenziabile in questi esempi, l’angelo al centro mostra peraltro una forte somiglianza con la statua di San Proto nella capigliatura, specialmente nel modo in cui sono ripartite le ciocche della frangia sulla fronte, secondo una particolare formula largamente e variamente impiegata dai Rodari.
Per tali riscontri, ritengo quindi che i Tre angeli reggicorona vadano ricondotti all’ambito rodariano, certamente, visto il livello qualitativo, non al caposcuola o alla sua bottega, ma a qualche segmento minore o decentrato della sua vasta area di influenza. Il panneggio, che ricade alla trita maniera di uno stile cartaceo ormai lontano dalle sue glorie, rende più probabile una datazione agli anni ’90, oppure, come proposto da Tanzi, anche più tardi.
* * *
La seconda parte del presente scritto, tra breve su Antiqua, verterà sulla questione delle “pieghe del catalogo” di Gasparo Cairano, sollevata nella scheda del catalogo della vendita Pandolfini con una rilevanza secondo me poco giustificata dai problemi di inquadramento critico dei Tre angeli. Del resto, una relativa autonomia dei due termini pare più o meno apertamente dichiarata laddove si afferma non tanto che l’opera schedata fa parte di, bensì che sta “in parallelo con” uno dei tre gruppi scorporati dal catalogo dell’artista.

NOTE

1) M. Tanzi, Scultore lombardo (Bresciano?) tra Tamagnino e Coirano, 1500 circa. Tre Angeli reggicorona, in Arredi, Mobili e Dipinti Antichi provenienti dalla famiglia Antinori-Buturlin e altre proprietà private, Pandolfini casa d’aste, Firenze, asta 11-12 ottobre 2011, pp.252-253 lotto 453. Il catalogo dell’asta è consultabile e scaricabile in rete, rispettivamente agli indirizzi http://issuu.com/pandolfini/docs/20111012?viewMode=magazine&mode=embed e http://c1773752.r52.cf0.rackcdn.com/20111012.pdf .

2) Su queste opere si veda V. Zani, Gasparo Cairano e la scultura monumentale del Rinascimento a Brescia (1489-1517 ca.), Roccafranca 2010, pp. 97-98, figg. 36-47 (Angeli del Tamagnino e collaboratori), pp. 102-104, 115, cat. 1, figg. 17-31 (Apostoli di Gasparo Cairano e collaboratori), pp. 104, 115-116, cat. 2, fig. 33 (Angeli a mezzo busto di Gasparo Cairano e collaboratori).

3) Per i Cesari di Gasparo Cairano alla Loggia vedi Ibid., pp. 105-106, 122, cat. 13, figg. 68-69, 72-74, 79-95. Vedi inoltre infra, nota 8.

4) Ibid., pp. 117-119, cat. 6, fig. 59 (Adorazione dei pastori), p. 119, cat. 7, fig. 61 (Madonna col Bambino del Castello Sforzesco), p. 133, cat. 26, fig. 170 (Madonna già Longari), p. 117, cat. 5 (Santa della Fondazione Cavallini Sgarbi).

5) Per gli Angeli in S. Maria dei Miracoli vedi Ibid., pp. 97-98, figg. 36-47.

6) Per esempio la coppia di statuette amadeesche con Angeli musicanti nella Cappella Ducale del Castello Sforzesco di Milano, a mio parere da collocare verso la metà degli anni ’80 (La scultura al Museo d’Arte Antica del Castello Sforzesco a Milano, a cura di M.T. Fiorio e G.A. Vergani, Ginevra-Milano 2010, pp. 130-131, 218, cat. XII.4-5); oppure gli Angeli oranti in rilievo al Museo della Certosa di Pavia, ricondotti al 1480 circa (M.G. Albertini Ottolenghi, scheda in Il Museo della Certosa di Pavia. Catalogo generale, a cura di B. Fabjan e P.C. Marani, Firenze 1992, p. 77, cat. 53): oppure, infine, il terzetto di Angeli musicanti sulla sommità della lunetta con l’Adorazione dei Magi sopra il portale maggiore del Duomo di Como, opera non documentata dei Rodari, presumibilmente eseguita nell’ultimo decennio del Quattrocento (S. Soldini, Ricostruzione della prima attività alla Fabbrica del Duomo di Como di Tommaso Rodari da Maroggia, contemporaneo e seguace dell’Amadeo, in Giovanni Antonio Amadeo. Scultura e architettura del suo tempo, atti del convegno (Milano e Pavia, 21-24 apr. 1992) a cura di J. Shell e L. Castelfranchi, Milano 1993, p. 513).

7) Per gli Apostoli in S. Maria dei Miracoli vedi Zani, Gasparo Cairano... cit., pp. 102-104, 115, cat. 1, figg. 17-31. Tra gli esemplari di confronto in questo ciclo, Tanzi cita “quello glabro”, che non corrisponde a nessuna delle figure, così come una “frontalità grifagna” che abbia riscontro nei Tre angeli. Anche riguardo all’altro apostolo, “quello intento alla lettura” (Ibid. fig. 29), devo dire che dal confronto rilevo più differenze che altro.

8) I primi Cesari sono i cinque esemplari consegnati da Gasparo Cairano nell’agosto 1493, quasi certamente compresi tra i sei sul prospetto della Loggia affacciato alla piazza (Ibid., pp. 105-106, 122, cat. 13, figg. 68-69, 72-74, 79-80).

9) Secondo Santo Monti (La Cattedrale di Como, Como 1897, p. 228) si tratterebbe di “una delle più belle sculture che adornano il nostro tempio”.

10) S. Soldini, Ricostruzione della prima attività... cit., pp. 514-515; le due statue, dall’identica iconografia, risultano prive di iscrizioni identificative che permettano di distinguere il San Proto dal San Giacinto.

11) La statua risulta priva di bibliografia.

         
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