Pubblicato il 2 mag.2012

 

Collezionare arte africana, il caso Passarè

E' in corso presso il Castello Sforzesco di Milano, fino al 30 settembre 2012 la mostra Mal d'Africa, dedicata alla collezione d'arte africana del medico milanese Alessandro Passarè (1927-2006). La mostra è molto interessante, sia per l'allestimento di Andrea Perin, sia per il taglio dato dalla curatrice Carolina Orsini, incentrato su quel particolare fenomeno costituito dal collezionismo tout court.
Peccato non sia stato fatto un catalogo perché, oltre agli oggetti esposti, sono di particolare interesse i testi riportati sui pannelli che scandiscono le varie sezioni della mostra. Siamo però in grado di riportarne integralmente il testo (sottolineando i passaggi più significativi) e di questo ringraziamo la curatrice Carolina Orsini. Gli autori sono Ivan Leopoldo Bargna, Giulio Calegari, Sara Castagnasso, la stessa Carolina Orsini e Pietro Amadini.

LA COLLEZIONE AFRICANA DI ALESSANDRO PASSARE'
In Italia il collezionismo d’arte africana si è sviluppato più tardi che nel resto d’Europa. Le cause sono state molteplici: dal legame radicato e imprescindibile della cultura italiana col mondo classico e rinascimentale, alla limitata e tardiva conquista coloniale. Il collezionismo d’arte africana si affacciò seriamente sul panorama italiano solo dopo il secondo conflitto mondiale. E' in questo momento, e più precisamente dalla fine degli anni Cinquanta, che il medico milanese Alessandro Passaré (8 luglio 1927-28 luglio 2006) si avvicinò a questo mondo. Il percorso che lo portò a collezionare oggetti d’arte africana partì, in realtà, dalla sua passione per l’arte contemporanea, cui era legato anche attraverso amicizie con artisti che saranno tra i principali protagonisti del panorama italiano e non solo. Nel 2010 la collezione, che si compone di oltre 400 pezzi tra arte africana, dell’America pre ispanica e oceanica, è stata concessa in comodato d’uso dalla Fondazione Passaré alle Raccolte Extraeuropee del Castello Sforzesco, in vista dell’apertura di uno spazio espositivo per le culture di Asia, Americhe e Africa in corso di realizzazione presso l’area dell’ex Ansaldo di Porta Genova a Milano.
Questo allestimento vuole mostrare il “farsi” di una collezione. La passione del collezionista, ma anche le dinamiche di compravendita e di scambio che hanno animato, e ancora animano, la comunità degli appassionati di arte africana italiani. L’esposizione vuole mostrare il “dietro alle quinte” di una collezione: l’esperienza che è necessaria per farsi l’occhio e per orientarsi nella selva dei mercati internazionali, ma anche le dinamiche sociali e culturali attraverso le quali si determina il valore di un’opera d’arte, come diventa “famosa”. Oltre alla collezione di oggetti, la Fondazione Passaré, che ha sede a Milano, possiede anche un fondo di diapositive, manoscritti e testi appartenuti a Passaré, alcuni dei quali sono esposti in questa sede.

ACQUISTI: GALLERIE E ASTE
A metà del Novecento, momento in cui si è formata la collezione Passaré, la scultura africana era già da tempo entrata nel circuito del mercato internazionale delle opere d’arte. Si poteva dire senza dubbio finita l’epoca in cui esploratori, antropologi, mercanti, militari e amministratori coloniali, percorrendo il continente africano, raccoglievano direttamente dai villaggi i reperti che hanno ingrossato tante collezioni storiche dei musei europei.
In Africa era sempre più fiorente la produzione e il relativo commercio di oggetti creati esclusivamente per il mercato occidentale. Si trattava di oggetti che non avevano mai preso parte alla vita delle società indigene, in quanto non erano mai stati usati in circostanze rituali o nella vita quotidiana: maschere che non avevano mai danzato, “feticci” cui nessuno aveva mai rivolto sacrifici... L’acquisto in galleria o in un’asta fornisce una sorta di “pedigree” all’opera: ad esempio, la provenienza da un’importante collezione risalente ai primi del Novecento ne assicura l’“autenticità”, fornendo una datazione certa - quella dell’arrivo degli oggetti in Europa - che si presume antecedente alla nascita della produzione per il mercato occidentale. Se poi il nome del collezionista è quello di una persona celebre, questo impreziosisce ulteriormente la collezione.
Lo stesso Passaré, in una nota di uno dei suoi diari, concorda con l’affermazione di un amico che dice “oggi gli oggetti africani [falsi] sono fatti così bene che se non hai una storia, un pedigree, una provenienza, puoi non capire se l’oggetto è autentico o no”.
In questa sezione le installazioni sono create riunendo alcune tra le opere che Passaré acquistò presso gallerie o aste, con i relativi cataloghi e ricevute, che evocano questa “pratica d’acquisto” e sottolineano il carattere oculato e ponderato della scelta.

 
 


DA COLLEZIONISTA A COLLEZIONISTA
Le opere viaggiano. Viaggiano non solo dal loro paese d’origine al salotto del collezionista, ma continuano a viaggiare anche dal salotto di un collezionista a un altro.
Anima del collezionismo, sia esso di oggetti semplici o di grandi opere d’arte, è lo scambio, sia nelle forme del baratto sia in quelle della vendita/acquisto. Questa è la via attraverso cui spesso si cerca di realizzare l’ideale di completezza che muove molte collezioni e, sicuramente, movimenta l’intero processo del collezionare costruendo complesse e ramificate reti di relazioni fra persone e istituzioni.
Così il collezionista baratta parte delle proprie opere con altri collezionisti o vende loro oggetti che non lo interessano più, salvo poi, in alcuni casi, decidere di rientrarne in possesso attraverso nuovi scambi.
Il collezionista compra oggetti di altri collezionisti direttamente da loro o attraverso le gallerie d’arte e le aste.
In questa sezione l’installazione suggerisce quest’idea di movimento delle opere, del loro andare e venire, del loro transitare da una collezione all’altra. Sono esposte una maschera dei Dan che, come ci fa sapere lo stesso Passaré nella scheda che redige dell’opera e che è esposta in mostra, proviene da un’importante collezione, quella di Vittorio Mangiò, e una maschera dogon il cui particolare “va e vieni” è ricostruibile dalle due schede che la riguardano.

IL VALORE DI UN’OPERA
Cosa determina il valore di un’opera d’arte africana? Quali fattori concorrono alla formazione del suo prezzo?
Questo è un tema che lo stesso Passaré affrontò in maniera approfondita.
Tra i primi elementi che consentono di determinare il valore e, quindi il prezzo di un oggetto, ci sono gli indici materiali come i segni d’uso (patina, consunzione ecc.) oltre all’età apparente del materiale.
I segni d’usura permettono di pensare che l’oggetto sia stato utilizzato presso la popolazione di provenienza: la patina, per esempio, è data dai sacrifici che sono compiuti sulle statue e il suo spessore è quindi indicativo dell’età.
L’antichità del materiale con cui sono realizzati è un altro importante fattore nello stabilire l’autenticità dell’opera.
L’appartenenza ad un’etnia piuttosto che un’altra, quando si parla di oggetti “originali”, può far aumentare il valore di un manufatto a seconda della facilità di reperimento degli oggetti di quell’etnia.
Infine è importantissimo il “pedigree” dell’opera: l’importanza del collezionista e della collezione da cui proviene, le mostre e le pubblicazioni in cui è apparsa fanno lievitare il prezzo.
L’importante reliquiario fang, protagonista di questa sezione, oltre a possedere eccellenti caratteristiche (patina e uno stile impeccabilmente conforme al canone tradizionale definito dagli specialisti), possiede anche un importante pedigree. Tutti questi fattori fanno sì che il suo valore economico sia particolarmente elevato.

PASSARE' E LA DIMENSIONE DEL VIAGGIO IN AFRICA
Alessandro Passaré non si limitò a collezionare l’Africa, volle conoscerla da vicino effettuando numerosi viaggi in tutto il continente.
Consapevole che ormai la grande scultura africana si trovava sui mercati internazionali e non certo nei villaggi, sfruttò i suoi viaggi non tanto per compiere acquisti, quanto per visitare quei luoghi intimamente legati agli oggetti che tanto amava.
Di gran parte di questi viaggi ha lasciato traccia tangibile in migliaia di diapositive e in numerosi quaderni di viaggio, dove annotava quotidianamente percorsi, incontri, emozioni.
In questi scritti troviamo anche traccia degli acquisti che comunque egli fece in Africa: gli oggetti esposti in questa sezione esemplificano la tipologia di manufatti che Passaré decise comunque di raccogliere sul campo. In alcuni casi, come per le due ceramiche dogon qui esposte, è la fonte diretta dei suoi quaderni a raccontarci come ne venne in possesso

 
   
     
   

IL MERCATO DELL'ARTE IN AFRICA
Quel che chiamiamo “arte”, in Africa ha sempre avuto, oltre a un valore d’uso, anche un valore di scambio. Oggetti, artisti e stili circolavano da una popolazione all’altra attraverso matrimoni, alleanze, conquiste, mode. Se in Africa ci sono sempre stati mercati, è però con l’arrivo dell’occidente che l’Africa viene integrata in un’economia di mercato. A una produzione locale si affianca una produzione destinata all’occidente.
Questa produzione può prendere le forme di un’arte modellata sul gusto del turista frettoloso che vuol solo ritrovare l’immagine dell’Africa che si è portato da casa, oppure può ricalcare le forme dell’arte tradizionale. In questo caso si è soliti parlare di “copie” o di “falsi”.
Sul mercato arrivano anche opere “autentiche”, che hanno perso il loro valore simbolico o che sono state rubate per essere vendute nelle grandi piattaforme commerciali di Lomé (Togo) o Abdjian (Costa d’Avorio).
A reggere il mercato degli oggetti sono spesso, in Africa occidentale, commercianti musulmani di etnia hausa, che operano in piccoli negozi nei mercati o vicino agli hotel, per i quali gli oggetti sono privi di significato e hanno solo un valore monetario.

LA SUA AFRICA: IL DESERTO
Diciassette furono le traversate del Sahara compiute da Alessandro Passaré, alcune in qualità di medico di spedizione.
Nel deserto, Passaré dava sfogo ad un’altra sua grande passione: la “ricerca” delle testimonianze dei primi passi della storia culturale umana. Graffiti, pitture rupestri, pietre lavorate, siti preistorici... Molta è la documentazione iconografica riferibile a zone ricche di queste testimonianze quali l’Ahaggar (Algeria), l’Acacus (Libia), e il Teneré (Niger, Ciad).
La passione per queste prime espressioni di civiltà, si traduceva in una puntuale raccolta d’informazioni, sul campo e non, che Passaré annotava nei suoi quaderni, con l’attenzione di chi attraverso l’esperienza diretta cerca di approfondire sempre di più la complessità della preistoria umana.
Questa sezione evidenzia il rapporto del collezionista con il deserto: sono esposti una scelta di oggetti preistorici in pietra che Passaré raccolse nella sabbia, come nel caso della scheggia di legno fossile silicizzato che colpì la sua attenzione durante un viaggio in Egitto. A fianco a questi sono altri oggetti appartenenti a popolazioni nomadi che avevano e hanno tuttora un particolare legame col deserto.

IL MUSEO IN CASA. LA CLASSIFICAZIONE DELL'ARTE AFRICANA
Non solo “collezionare” ma anche “conoscere”. Ecco cosa ha caratterizzato la vita da collezionista d’arte africana di Alessandro Passaré.
Egli non si limitava a comprare, scambiare, esporre, ma si dedicava anche a studiare le proprie opere e a classificarle. Quest’operazione era fondamentale per “farsi l’occhio”: Passaré consigliava a chi fosse interessato all’arte africana di “allenarsi” non solo osservando le opere e visitando mostre e musei ma, soprattutto, leggendo libri e riviste. Egli consultava avidamente questo materiale per redigere quelle “schede” che oggi costituiscono l’importante fondo archivistico della collezione.
Si tratta di circa 790 schede in cui egli, a fianco ad uno schizzo più o meno dettagliato dell’opera, annotava tutte le informazioni e i confronti che trovava; riportava quale fosse in origine l’utilizzo dell’oggetto, le sue caratteristiche morfologiche, le notizie circa la popolazione d’origine e la provenienza da altre collezioni. Il fondo si compone delle schede relative non solo alle opere ancora oggi presenti nella collezione, ma anche ad altre che, presumibilmente, sono transitate tra le mani di Passaré o che, pur non di sua proprietà, egli decise di studiare.
Oltre a questa raccolta di schede, Passaré ci ha lasciato anche una serie di suoi appunti, stralci di giornali e riviste che, evidentemente, utilizzava per la propria “classificazione dell’arte africana”.

 
 
       
     

IL FUTURO DI UNA COLLEZIONE
La collezione d’Africa, America ed Oceania di Alessandro Passaré si compone di oltre 400 opere concesse dalla Fondazione omonima in comodato d’uso gratuito alle Raccolte Extraeuropee del Castello Sforzesco nell’anno 2010.
Il destino della collezione è l’esposizione in forma permanente, a rotazione, presso la sezione Africa del costituendo Centro delle Culture presso l’area dell’ex-Ansaldo a Milano.
Con la creazione di questo Centro, ci si prefigge di trovare una casa dove esporre in forma continuativa il ricco patrimonio di reperti delle collezioni civiche proveniente dai continenti americani, asiatici e africani, patrimonio che si è andato continuamente arricchendo sin dalla metà del XX secolo per arrivare, ad oggi, ad oltre 8.000 reperti.
Dal secondo dopo guerra questi importanti manufatti non sono stati esposti se non in minima parte. Il progetto del Centro per le Culture, ideato dall’architetto londinese David Chipperfield, è attualmente in via di completamento: qui la collezione Passaré andrà ad integrare in maniera molto significativa altre collezioni presenti nelle collezioni civiche, come quella dell’africanista Ezio Bassani o quella storica dell’ex sindaco di Milano Giuseppe Vigoni. Le opere conservate nel futuro Centro dovranno servire da stimolo per la ricerca, per la diffusione delle culture e come memoria viva delle diverse componenti della Milano multiculturale.

CASA PASSARE'
Alessandro Passaré, medico milanese attivo nella seconda metà del Novecento, fu appassionato collezionista d’arte contemporanea e delle cosiddette “Arti primitive”, in particolare dell’Africa Nera.
Esercitando la sua professione a Brera, dove aveva lo studio, era diventato celebre perché curava gratuitamente gli artisti che abitavano quel quartiere. Questo lo portò a contatto con quelli che saranno tra i maggiori maestri del secolo scorso.
Amico di Fontana, Baj, Lam, si avvicinerà ben presto all’arte contemporanea scoprendo il legame che essa aveva con le “Arti primitive”. Fu così che Passaré iniziò a collezionare sia le opere degli artisti contemporanei che quelle d’arte africana, oceanica e precolombiana.
In questa installazione, ispirata a una vecchia fotografia di “casa Passaré”, si vuole esprimere la visione di questo collezionista che esponeva i suoi quadri di artisti contemporanei vicino alle opere africane, quasi a voler continuamente evidenziare quel connubio essenziale che si era prodotto in Occidente e nella sua stessa persona fra “arte tribale” e contemporanea.

 

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