I mobili di Piazza e Mann e due tragici destini
di Andrea Bardelli

Pubblicato il 1 nov. 2013
 

Qualche anno fa mi era stato segnalato un salottino in legno intagliato e dorato, costituito da un divanetto, due poltroncine, due sedie e un tavolino [Figure 1 e 2].

Figura 1
Figura 2

L'attuale proprietario, residente a Treviso, l'aveva avuto in eredità da una zia, la quale, a sua volta, se l'era visto donare da una facoltosa famiglia ebraica, presso la quale era a servizio, poco prima che la stessa famiglia fosse stata costretta a lasciare la città, forse Trieste o la stessa Treviso, per sfuggire alla persecuzione nazifascista. E' stato lo stesso proprietario a informarmi della questione.
Il salottino è molto curioso e rispetta lo stile eclettico in voga tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del secolo successivo. Il gusto è a dir vero poco italiano, rispecchia piuttosto certi mobili della tradizione austro-ungarica, carichi di elementi naturalistici (basti pensare a certi mobili eseguiti con corna di cervo, oppure con figure intagliate di animali dei boschi) e fiabeschi secondo la più schietta cultura nordica.
Ciò che colpisce, oltre a una certa ingenuità nel modellato plastico, è l'espressione affranta della maggior parte dei personaggi scolpiti, quasi fossero presaghi della sventura capitata ai proprietari, forse culminata in un tragico epilogo [Figura 3].

Figura 3

Sul fondo del tavolino posto al centro del salotto compare un'etichetta sulla quale, nonostante la cattiva qualità della foto, si legge Piazza e Mann, Trieste [Figura 4].



Figura 4

Questa ditta non compare nei testi principali che trattano il mobile italiano in epoca Liberty e Déco (I. de Gutty-M.P. Maino, Il mobile liberty italiano, Laterza, Bari, 1994; I. de Gutty-M.P. Maino, Il mobile déco italiano, Laterza, Bari 1988, 2006).
Da alcune informazioni disponibili in rete si deduce che doveva trattarsi di una ditta di forniture di mobili e arredi piuttosto importante, che fungeva anche da rappresentate di alcune importanti imprese produttrici di mobili.
Segnaliamo a tal riguardo un divanetto e due poltrone, disegnati da Koloman Moser nel 1907 e prodotti a Vienna dalla ditta J. & J. Kohn a partire dal 1908, sui quali è apposta un'etichetta cartacea con la scritta “Grandiosi Magazzini Mobili e Tappezzerie Piazza e Mann, Trieste, Via Nuova 31 e via S. Nicolò 32” [Figura 5]

Figura 5

 
Se non bastasse il confronto tra questo salottino e quello dal quale siamo partiti, da altre fonti apprendiamo che la gamma dei mobili forniti dalla ditta Piazza e Mann era piuttosto vasta, forse anche in relazione a epoche diverse. Un esempio è fornito una credenza in legno abanizzato [Figura 6] passata in asta presso Christie's a Londra in data 28 novembre 2006 (lotto n. 440).

Figura 6


Da un sito triestino, al quale un visitatore si rivolge per avere notizie su alcuni mobili in suo possesso, etichettati “Grandi Magazzini Piazza e Mann, Trieste”, apprendiamo una tragica circostanza. Si segnala, infatti, che in data 30 settembre 1940 viene fatta cessare l'attività della ditta Piazza & Mann, proprietario Ettore Manni [sic], in quanto cittadino italiano di razza ebraica. Il successivo dibattito, tutto triestino, consente di accertare che la ditta era stata fondata nel 1860 con sede in via Nuova 31 (l'attuale via Mazzini) e via san Nicolò 31 (come sopra riferito) e che la ritroviamo allo stesso indirizzo nel 1898 (titolare Alberto Mann) e nel 1912. Nello stesso stabile visse per qualche mese e insegnò alla Berlitz School lo scrittore James Joyce. Pare infine che gli eredi dei Mann/Manni siano rientrati in possesso dell'immobile che venne da loro alienato nel 1952 per essere poi occupato da un altro negozio di arredamento (ditta Zinelli e Perizzi), successivamente trasferitosi altrove.
(http://www.atrieste.eu/Forum3/viewtopic.php?f=11&t=6041)

Non sappiamo se anche il socio Piazza, di cui le fonti tacciono, abbia subito qualche conseguenza oltre la perdita dell'attività commerciale, quale sia stata la sorte di Ettore Mann e quale quella dei proprietari originari del salottino in legno dorato. Certo colpisce che committente e fornitore del nostro salottino siano stati accomunati da una delle più assurde follie che mai si siano verificate nella storia.

 

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