La questione Cavanna (parte I)
di Andrea Bardelli

Qualche tempo fa, un collega e amico si è rivolto a me per avere “qualche informazione sull'intagliatore milanese Angelo Cavanna  o Crevenna”, presentato “come uno dei migliori intagliatori del rococò milanese”, attivo in Palazzo Clerici e Litta.
Ne è nata una questione che cerco in questa nota di riassumere.

La prima cosa venuta in mente è il “tale Cavanna o Cavana”, artigiano di origine lodigiana riportato da Enrico Colle come autore delle porte e delle cornici delle specchiere di Palazzo Clerici a Milano (Colle, Il mobile rococò in Italia, p. 370).
Relativamente a Palazzo Clerici, si hanno ragioni per ritenere che l'arredo sia stato approntato tra il 1741, quando Giorgio Antonio Clerici, il membro più illustre della casata cui si deve l'iniziativa delle trasformazioni, affida a Giovanbattista Tiepolo l'incarico di decorare la volta della galleria di rappresentanza del Palazzo, e il 1768, anno della morte del marchese, quando il patrimonio della famiglia risulta praticamente dissipato. Colle riprende un’affermazione del Bascapè (I palazzi della vecchia Milano, 1945, p. 179) - il quale però fa i nomi di Giacomo e Angelo Cavanna - ma preferisce identificare, sebbene dubitativamente, l’intagliatore di Palazzo Clerici in Gerolamo Cavanna, autore degli armadi della biblioteca di Lodi citando come fonte il Novasconi (Armando Novasconi, Le arti minori nel Lodigiano, 1961).
Infine, sempre Colle, ci informa che il primo a citare “il nostro Cavana” come autore degli intagli del salone di palazzo Clerici è Carlo Bianconi (Nuova guida di Milano…, Milano 1787).

Tuttavia, il Cavanna che ha eseguito gli intagli in Palazzo Clerici, non è nessuno di quelli citati, bensì si dovrebbe trattare del milanese Giuseppe Cavanna.
Lo sostiene la Bianchi la quale afferma che l’artefice di palazzo Clerici e di altri interventi nei palazzi milanesi è Giuseppe Cavanna, milanese, “ebanista tra i più interessanti del rococò europeo” (E. Bianchi, La boiserie …, in Palazzo Clerici. La proiezione internazionale di Milano, Milano 2005, p.157-158 nota 19),.
A questo punto, il povero Bianconi (Nuova guida di Milano…, Milano 1787), che parla de “il nostro [“noster” quindi milanese] Cavana” come autore degli intagli del salone di palazzo Clerici, aveva ragione.
La conferma definitiva si ha nell'ottimo lavoro di Mauro Colombo (La Sala del Tiepolo in palazzo Clerici, http://www.storiadimilano.it/Arte/clerici/palazzoclerici.htm, 2.12.2008) che cita sia Bianchi che Bianconi, aggiungendo però alcune interessanti notizie su Giuseppe Cavanna, nato nel nel 1713 nella parrocchia di San Babila e molto attivo in varie dimore nobiliari, tra cui Palazzo Perego, in via Borgonuovo, dimora purtroppo distrutta dai bombardamenti del 1943. La mano di Cavanna in Palazzo Clerici è riconoscibile in altri ambienti dello stesso, come ad esempio nella saletta del maresciallo: sue sicuramente le porte e le sovrapporte rivestite da rilievi dorati.
Tra gli “altri palazzi  milanesi” di cui parla Bianchi potrebbe esserci anche Palazzo Stanga (ora Radice-Fossati) in via Cappuccio 13, a proposito del quale il Calderini Paribeni parla di “ambiente decorato e un salottino con intagli parietali attribuiti a G. Cavanna” (Calderini-Paribeni, Milano, Libreria dello Stato, Roma,1951, p. 192).

Sui Cavanna di Lodi torneremo nel corso della Parte II di questo articolo (che pubblicheremo prossimamente). Resta da liquidare ancora la questione riguardante un quasi omonimo, si tratta di Cravenna (o Crevenna o Grevenna) Antonio. Probabilmente egli esegue diversi arredi (tra i quali alcune specchiere) per il Palazzo Reale di Milano su commissione di Gian Luca Pallavicino, genovese, governatore della Lombardia dal 1750 al 1753, sotto la guida dell'architetto Francesco Croce. Dal Pallavicino aveva già ricevuto l'incarico di intagliare alcune cornici per i ritratti della famiglia imperiale austriaca (E. Colle, L'arredo di Palazzo Reale, in Il Palazzo Reale di Milano a cura di E. Colle-F. Mazzocca, Skira, Milano 2001.  p. 207; Colle, Il mobile rococò in Italia, p. 375)
Come Crevenna egli compare anche in un documento (confesso del 31.12.1750) relativo alla realizzazione (restauro ?) di alcune porte per la chiesa di sant'Ambrogio a Milano da parte di Gaudenzio Rovida (Anna Scaglia, Le opere d'intaglio barocche nelle chiese di Milano, Tesi, Università di Milano, Facoltà di lettere AA 1934-35, p.83, documenti mostrati dal dott.Vigezzi).

Vi è poi una terza questione, ancora da approfondire, riguardante un certo Cevinno Giuseppe, intagliatore, indicato come autore della bussola e della cantoria in legno di noce con inserti di radica che si trovano in contro facciata nella chiesa di Santa Maria Nuova ad Abbiategrasso. Il lavoro viene eseguito nel 1742 su approvazione del progetto e perizia delle opere da parte dell'architetto Francesco Croce , (vedi bibliografia ivi citata). Questo architetto è lo stesso per il quale aveva lavorato l'Antonio Cravenna di cui sopra, ma credo si tratti di una coincidenza. Invece, anche in considerazione della data, la tentazione di identificare Giuseppe Cevinno con il nostro Giuseppe Cavanna è forte, ma la questione deve essere approfondita e per ora la forniamo come semplice spunto.
Da altre fonti (Arte Lombarda 2001/1 p. 64), Giuseppe Cevinno viene indicato come l'autore degli armadi della sagrestia della basilica di Santa Maria Nuova ad Abbiategrasso (1742).
La stessa fonte di cui sopra, ossia il sito di Santa Maria Nuova ad Abbiategrasso,  cita gli arredi della sagrestia senza attribuirli specificatamente ad alcuno; (vedi bibliografia ivi citata), ma ne parla come di arredi di noce, con inserti di radica e specchiature mistilinee, realizzati probabilmente tra il 1740 ed il 1742 sotto la supervisione del Croce. Questa reticenza si può giustificare solo con l'assenza del documento, ma l'attribuzione a Cevinno/Cavanna resta plausibile.

 

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Pubblicato il 1 ott. 2012
 
 
 
 
Milano, palazzo Clerici
Milano, palazzo Clerici