Novità sul caso del Davide restituito

Torniamo sulla questione della scultura in marmo del profeta Davide trafugata nel 1997 dal ciborio della cattedrale di Parma e recentemente tornata al suo posto (Antiqua - Il Davide restituio), pubblicando, anzi ripubblicando un articolo scritto dalla dottoressa Alessandra Talignani per la Gazzetta di Parma del 16 giugno 2011.
La Talignani fa parte del gruppo di studiosi che per diversi motivi concomitanti hanno avuto modo di interessarsi alla scultura, anzi è proprio grazie alla sua geniale intuizione e al ritrovamento di alcune fotografie che è stato possibile identificarla con certezza.
Ci dispiace che la studiosa non abbia preso parte con una sua relazione alla cerimonia ufficiale tenutasi presso il Museo Diocesano in data 1 ottobre scorso.
Crediamo quindi che possa essere di particolare interesse la rilettura del suo articolo dal titolo Tornerà a casa il David rubato nel 1979 dal tabernacolo eucaristico del duomo di Parma (pubblicato però con titolo Ritrovato il David rubato in Duomo), corredato delle foto di cui si è detto sopra.
La seconda è rara ed è importantissima perché consente di avvistare la stauetta ancora nel suo vecchio alloggiamento dentro il tabernacolo prima del furto sacrilego.



Tornerà a casa il David rubato nel 1979 dal tabernacolo eucaristico del duomo di Parma

di Alessandra Talignani


Tempo fa mi è stata mostrata la foto di un’opera circolante sul mercato antiquario. Si tratta di una statua raffigurante il profeta e re Davide, stante, con in capo turbante e corona; un cartiglio corre lungo il braccio sinistro avvicinato al fianco perché la mano possa reggere un lembo del mantello, mentre il braccio destro è piegato per appoggiarlo con la mano sul busto. La superficie del marmo appare nel complesso ben conservata, pur presentando qualche zona abrasa e consunta.
Sono giunta alla conclusione che la statua in oggetto è quella del profeta David rubata nel marzo del 1979 dall’altare eucaristico quattrocentesco del duomo di Parma, prodotto del carrarese Alberto Maffioli, scultore e architetto girovago (notizie dal 1477 al 1495, a Parma dal settembre 1486 al 1488-89) e sul quale, a discapito delle sue altissime capacità, gli studi non hanno progredito più di tanto.
Le parentele tra la statuetta del profeta David e le altre ancora presenti in duomo sono tante e strettissime, dallo schema compositivo alla conduzione dei panneggi, dalla caratterizzazione dei volti alle anatomie e alle posture. Più da vicino l’opera condivide con alcuni Santi dell’ancona eucaristica come il San Paolo e l’Abramo identiche sigle nel modo di comporre tuniche e manti, di ondulare barbe e capelli, di accentuare le fisionomie, fino addirittura a replicare i medesimi scarti di movimento. Senza poi contare che - come mi è stato comunicato - peso, dimensioni, natura del materiale sono gli stessi delle statue compagne della cattedrale.
Il fortunato ritrovamento di vecchie foto del ciborio, rarissime perché le uniche con il particolare del profeta visibile in tutta la sua interezza e ancora collocato nella prima nicchia in basso a destra prima di venir trafugato nel 1979, fuga ogni possibile dubbio sull’identificazione della statuetta con quella razziata da Parma.

Il monumento innalzato nell’abside della cattedrale è la più bella e negletta di tutta la scultura architettonica prodotta in città nel ‘400. Lo studio, tuttora in corso da parte della scrivente del retablo eucaristico della cattedrale, ha condotto a ragguardevoli risultati su innumerevoli fronti, specie sui tempi e i protagonisti dell’erezione del complesso marmoreo, grazie pure a nuove acquisizioni di fonti e documenti inediti: un primo sintetico resoconto è stato presentato al Renaissance Society of America annual meeting il 10 aprile del 2010.
Anche su un piano extra locale l’arredo è di straordinario rilievo nell’ambito della plastica rinascimentale e per non poche e secondarie ragioni: tanto per la sua evidenza monumentale che per la moderna tipologia “all’antica” cui fa riferimento (ispirato a un prototipo di eclatante novità come la cappella Piccolomini di Andrea Bregno a Siena), tanto per il pregevolissimo materiale in cui è concepito (il candido marmo apuano) che per la qualità dei rilievi e delle statue che lo ornano.
Per stare giusto a questo specifico argomento d’indagine si segnala come proprio gli esemplari lavorati a pressoché tuttotondo per essere ospitati nelle nicchie dell’ancona marmorea rivelino la levatura tecnica e formale di un maestro dalle notevolissime doti di statuario, riconoscibile per la singolare commistione di dati culturali toscani e lombardi: nel caso del manufatto di Parma accanto a tracce di una formazione di base toscana (nelle figure a rilievo e nel modello dell’architettura) emergono indizi di una incipiente acculturazione lombarda che diverrà, seppure con gradi diversi nelle altre sue opere lasciate in centri prestigiosi della Lombardia, quali Cremona e Pavia, sempre più nota dominante del suo stile.
L’assetto primitivo della serie di statue includeva il Cristo Risorto posto in apice al complesso, nelle nicchie laterali della struttura tripartita due santi patroni di Parma (San Giovanni Battista e Sant’Ilario), due santi apostoli (San Pietro e San Paolo), due profeti (Abramo e Davide).
Tuttavia, mentre di quelle tuttora in situ (per quanto il loro posizionamento sia mutato nei secoli) rimangono fotografie d’insieme e particolari, del David, pur menzionato in tante guide cittadine fin dall’Ottocento, non si era finora ritrovato neppure uno scatto. Sono state avvisate le autorità competenti e attivate tutte le debite procedure per il rientro del marmo in città e per rialloggiarlo nel suo altare originario.

 

 

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Pubblicato il 1 mar. 2012

 

 
 
Alberto Maffioli da Carrara, Profeta Davide
(Archivio Storico Comunale di Parma,
fototeca, APt, Duomo)
Alberto Maffioli da Carrara, tabernacolo eucaristico, particolare (Archivio Storico Comunale di Parma,
fototeca, APt, Duomo)