Mealagro, Sarpedonte e l'iconografia del trasporto
di Fausto Riva

  Pubblicato il 1 apr. 2013
         

Dopo la morte di Gesù sulla Croce, si è soliti distinguere diverse fasi, cui corrispondono altrettanti temi iconografici.
Alla Discesa dalla Croce, in cui si vede il Cristo morto mentre viene distaccato dalla Croce, segue la fase della Deposizione in cui Cristo non è ancora stato ricomposto e si offre al dolore disperato dei presenti; in questo caso si parla anche di Pietà, anche se quella di Michelangelo ha sigillato questa iconografia nella sola immagine della Madonna con il figlio tra le braccia.
La fase successiva, cui corrisponde un altro tipo iconografico adottato soprattutto nella statuaria, è quella del Compianto in cui il Cristo è ormai composto e circondato da una serie di personaggi fissi che danno sfogo a una disperazione più o meno controllata.
L'ultima fase è quella del Trasporto in cui il corpo di Cristo viene condotto a braccia verso il luogo della sepoltura; la sua rappresentazione presenta non pochi punti di contatto con la Deposizione. Ci sembra questa la successione più corretta, non di meno alcune opere sono divenute celebri con titoli che possono sembrare poco pertinenti o che comunque non rispecchiano la sequenza proposta.
Ad esempio, le definizioni di Deposizione, Pietà e Compianto tendono a essere usate indistintamente, così come nella Deposizione e nel Trasporto i personaggi tendono ad assumere posture molto simili.
In ogni caso, chiunque si sia occupato di questi temi dal punto di vista iconografico ha sempre cercato, per ciascuna opera, di identificare quale fosse il riferimento precedente.
Così per Caravaggio (Roma, Pinacoteca Vaticana), si fanno i nomi di Raffaello e di Michelangelo. Per Raffaello (Figura 1) si rimanda alla Deposizione incisa a bulino da Mantegna (Parigi, Blioteca Nazionale di Francia), all'affresco di Luca Signorelli del 1499 (Orvieto, Duomo) e al dipinto del 1495 di Perugino (Firenze, palazzo Pitti, galleria Palatina, inv. 164), e così via.
La letteratura in materia è piuttosto ricca.
Alcuni alcuni studiosi non hanno mancato di trovare antecedenti più remoti e il prototipo cui si fa costante riferimento risale, tanto per cambiare, all'epoca classica: un bassorilievo marmoreo del III secolo d.C. che rappresenta il Trasporto del corpo di Meleagro, ospitato a Roma ai musei Capitolini (Inv. S 619).
Essendo quest'immagine molto celebre, preferiamo mostrarne un'altra (Figura 2), alla quale la versione di Raffaello pare ancora più vicina: una Morte di Meleagro in un disegno tratto da un rilievo di sarcofago romano del 180-190 d.C., andato perduto, che pare si trovasse a Roma a Palazzo Barberini.

1. Raffaello, Deposizione, olio su tavola cm. 184x176,
1507, Roma , Galleria Borghese

2. Anonimo del XVI secolo, Morte di Meleagro, disegno, foglio n.124 tratto da Codex Coburgensis (da Carl Robert, Die Antiken Sarkophagreliefs, Berlin 1904, III, 96, 287).


Il disegno appartiene al Codex Coburgensis ed è uno dei 282, eseguiti da un anonimo italiano attorno alla metà del XVI secolo, raffiguranti vestigia antica, in prevalenza rilievi. Il Codice è attualmente conservato nel Kupferstichkabinett der Kunstsammlungen der Veste Coburg (Coburgo), Inv. n. Hz2; fu acquistato dal mercante d'arte di Francoforte Jacob Gerson (1821-1903) sul mercato antiquario romano attorno al 1870-72 e potrebbe essere stato commissionato dal card. Marcello Cervini (1551-55), futuro papa Marcello II.

Assai meno consueto è un altro riferimento classico che non possiamo ignorare: il trasporto del corpo di Sarpedonte, eroe omerico che trovò la morte per mano di Patroclo nel XVI° libro dell'Iliade. Sarpedonte è un semidio, figlio di Giove e di Laodamia, nonché principe dei Lici schieratosi dalla parte dei Troiani. Dopo la sua uccisione, il suo corpo spogliato delle armi dai vincitori viene affidato da Giove ad Apollo perché, dopo averlo lavato, unto d'ambrosia e ricoperto di vesti divine, lo consegni al Sonno e alla Morte affinché lo trasportino in Licia per le esequie e la sepoltura.
Alcune immagini compaiono nell'arte vascolare dove si vede Sarpedonte sorretto dalla Morte (Thanatos) e dal Sonno (Hypnos), suo gemello e padre di Morfeo, dio dei sogni.
Il legame tra questa immagine e quella del trasporto del corpo di Meleagro appare evidente. Uno dei più vasi più celebri è un cratere a calice attico a figure rosse firmato da Euxitheos come vasaio e da Euphronios come ceramografo (Figura 3). Se ne è molto parlato in quanto facente parte di oltre settanta opere restituite dai Musei statunitensi al patrimonio italiano; ora è collocato presso il Museo nazionale etrusco di Villa Giulia a Roma.
Un altro vaso raffigurante lo stesso soggetto, nella versione a figure nere, si trova al Louvre (Figura 4)

3. Euxitheos e Euphronios, Cratere a calice attico a figure rosse raffigurante il trasporto del corpo di Sarpedonte,
h cm. 45,7, diam. cm. 55,1, circa 510 a.C., Roma, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, sala 13a
(già al Metropolitan Museum of Art 1972, 11.10, L.2006.10)

 
4. Anfora attica a figure nere (particolare) raffigurante la morte di Sarpedonte, 500-490 a. C., Parigi, Museo del Louvre

 

NOTE
Sul disegno del sarcofago Barberini e sul Codice di Coburgo, vedi:
http://www.engramma.it/eOS2/index.php?id_articolo=1145
http://www.answers.com/topic/master-of-the-codex-coburgensis-2

Le note sull'episodio di Sarpedonte sono tratte da: Omero, Iliade, traduzione di Vincenzo Monti e commento di Giuseppe Parisi, L. Trevisani Editore, Milano 1060.

Si ringrazia la prof. Eugenia Fantone per aver fornito lo spunto su Sarpedonte.

© riproduzione riservata