Mobili decorati in "arte povera", perchè Venezia?
di Andrea Bardelli

   

Sono rari, ma talvolta compaiono sul mercato alcuni mobili di varie tipologia e forma, aventi in comune una decorazione in arte povera, realizzata con figure di carta colorate in bruno e verde (quasi monocrome) su fondo bianco panna.

Le figure rappresentano scene galanti incorniciate da bouquet di fiori, nastri e festoni fioriti.

Il problema è che questi mobili vengono attribuiti ora al Piemonte, ora a Venezia. Proviamo a vederci chiaro.

Un secretaire presentato in asta da Finarte a Roma nel dicembre 1991 (lotto 486) denuncia in modo inequivocabile la sua fattura piemontese, come testimoniano la forma delle gambe, il movimento della mantovana che le raccorda e, soprattutto, le due cartelle “in sfondato” che decorano il fianco [Foto 1].

Con la stessa origine ed epoca, correttamente la seconda metà del XVIII secolo, viene presentato nella stessa seduta d'asta un tavolino (lotto 485).

Siamo pertanto restii a concordare con l'attribuzione a Venezia e alla prima metà del XVIII secolo di due trumeaux, il primo presentato da Semenzato nell'ottobre del 1998 (lotto 419) e il secondo [Foto 2] da Sotheby's a Londra nel giugno 2003 (lotto 241).

Su questi due mobili, che il catalogo di Sotheby's mette in relazione, compaiono le stesse figure di carta e gli stessi decori floreali che troviamo sul secretaire citato sopra, della cui origine piemontese non è lecito dubitare.

Purtroppo la forma dei due trumeaux, guardando l'Inghilterra e l'Olanda, non aiuta a dirimere la questione anche se, effettivamente, è più Venezia che Torino a rifarsi a modelli anglo-olandesi.

Piuttosto, potrebbe venire in mente che artefici piemontesi si siano serviti di figure di carta che i veneziani producevano e vendevano ovunque, quindi, mobili sia piemontesi, sia veneziani potrebbero, in teoria, essere decorati allo stesso modo

 

 

A questo proposito, il catalogo di Sotheby's ci spiazza affermando che “Mentre la forma e la costruzione di questo cabinet e di quello citato in letteratura [è quello di Semenzato, ndr] ... sono indubbiamente veneziani, ci si potrebbe meravigliare che la fine decorazione sia stata influenzata dalla presenza di artigiani francesi in laguna o che il laccatori veneziani abbiano tratto ispirazione dai modelli del sud della Francia”.

Proprio sul piano decorativo, quindi, riemerge l'ipotesi dell'influenza del sud francese, che rimanda al Piemonte.

Ma la cosa meno comprensibile è che, nella stessa asta di Sotheby's del giugno 2003 e nello stesso catalogo, compare una credenza (lotto 208) con grossissime analogie sul piano decorativo con i trumeaux di cui sopra, che viene attribuita al Piemonte.

In definitiva, pensiamo che tutti questi mobili siano riferibili a una stessa bottega e che questa avesse la sua sede a Torino.

Come sempre, non è possibile dare a questi artefici una precisa identità.

L'unica traccia la si può trovare in un trumeau firmato Mazzola che presenta qualche analogia sul piano decorativo con i nostri [Foto 3].

E' stato pubblicato da Cera (Il Mobile italiano, Longanesi, Milano, 1983, n. 211) dopo essere stato esposto alla Mostra del Barocco piemontese a Torino ed essere passato in asta da Semenzato nel dicembre 1982.

Su questo artefice non sono reperibili notizie, tra l'altro il suo nome non compare tra quelli dei falegnami iscritti all'Università dei Minusieri di Torino tra il 1670 e il 1838 (Archivio di Stato di Torino, Antica Università dei Minusieri di Torino, Torino s.d., p. 109 e ss.).

 

 
   
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Pubblicato il 1 apr. 2011
 
Foto 1
Figura 2
Foto 2
Figura 3
Foto 3