La farmacia Pirlo di Salò
di Andrea Bardelli

 
 

Il trasferimento della storica farmacia Pirlo di Salò (Bs) nella nuova sede salodiana avvenuto nel maggio 2009 ha determinato la dismissione degli antichi arredi lignei neoclassici che, dopo un lieve restauro conservativo, sono stati proposti sul mercato antiquario.
L’arredo della farmacia Pirlo è di notevole qualità, sia sotto il profilo del design, sia della cura con il quale è stato eseguito. Esso si compone di una serie di scaffalature in noce a due corpi, collocate a parete attorno ad un bancone. Ciascuno dei due lati  si spezza prima di assumere, verso il fondo, al centro, un andamento a emiciclo che conferisce all’insieme una grande profondità e la prospettiva tipica delle forme architettoniche.
Ciascuna delle campate laterali si compone di una parte superiore con ante vetrate trasparenti, delimitata da colonne scanalate e sormontate da un capitello ionico, e da una parte inferiore con ante chiuse, delimitate da lesene anch’esse scanalate. Il centro prospettico della farmacia è costituito da un arco a tutto sesto che un tempo immetteva nei locali retrostanti. Il motivo dell’arco è ripreso all’inizio di ciascun lato e definisce, sulla sinistra, un vano chiuso e, alla destra, l’ingresso di accesso a quello che doveva essere un locale attiguo.
La decorazione è affidata a rilievi traforati e intagliati, applicati a intervalli regolari sulla cimasa; all’interno del vano di destra, delimitato dall’arco, la volta è decorata da intagli di foglie d’alloro che, partendo dalle colonne, si ricongiungono al centro della stessa.

Vantini a Salò
La farmacia è stata ordinata all’architetto Rodolfo Vantini(1) (Brescia, 17 gennaio 1792 – 17 novembre 1856) dall’amico ingegnere Teodosio Arrighi per conto del dottor Giovanni Gorrisio ed è arredata con mobili disegnati dallo stesso Vantini. Solo in seguito la farmacia sarà ceduta al dottor Pirlo ed è con il nome di quest’ultimo che è meglio nota.
I primi contatti del Vantini con Salò e con lo stesso Arrighi risalgono al 1825 quando inizia l’ampliamento e abbellimento della struttura cimiteriale, eretta nel 1810 sull’area posta a fianco della chiesa di San Rocco. Il progetto fu portato a termine definitivamente solo nel 1853 poiché, nel 1827, Vantini aveva vinto il concorso per la progettazione di quella che viene considerata una delle sue opere più importanti: Porta Orientale a Milano (l’attuale Porta Venezia) con i suoi due caselli.
E’ proprio tra la fine degli anni Venti dell’Ottocento e il decennio successivo che è presumibile si possa collocare l’allestimento a Salò della farmacia di cui stiamo trattando.
Infatti, in un “Elenco delle spezierie e delle drogherie esistenti in Brescia e Provincia austriaca nel 1828”, tra i nomi dei negozi attivi a Salò non compaiono i nomi né di Gorrisio, nè di Pirlo(2). La data del 1828 è quindi da considerarsi “post quem”. Attorno al 1838, considerato il “periodo migliore dell’opera del nostro architetto”, inoltre, Vantini si incarica della sistemazione del palazzo della famiglia Rosso a Brescia, nel quale adotta alcune soluzioni formali e decorative che riscontriamo anche nella nostra farmacia(3). Non è altresì nota la data in cui la famiglia Pirlo acquisisce la farmacia. Solo in un “Elenco dei farmacisti della provincia di Brescia, titolari o direttori di farmacie nel 1899” compare un certo Giorgio Marais in qualità di direttore della farmacia Pirlo(4).

Ipotesi sull’artefice
Se pare certa l’autografia di Vantini per quanto concerne i disegni, non è noto il nome dell’artefice o degli artefici che hanno materialmente eseguito gli arredi. A questo proposito, possiamo citare il nome di Giuseppe Foresti (Brescia 1810-1855) intagliatore in legno attivo a Brescia e in provincia, allievo prima del prof. Giovanni Cherubini, poi dello stesso Vantini. Sono noti i suoi lavori d’intaglio per i palazzi delle famiglie Tosio, Valotti, Bellotti e Facchi in Brescia, elenco nel quale compaiono numerosi committenti del Vantini. Foresti esegue anche gli ornati per l’altare della parrocchiale di Prealboino (Bs), poi fusi in bronzo(5) e, in data 18 aprile 1837, firma con la Fabbriceria della parrocchiale di Travagliato (bs) un contratto per l’altar maggiore(6). Per entrambe le chiese il Vantini svolge la sua attività di architetto(7). Come spesso accadeva, Foresti era anche doratore; nel 1842 esegue alcuni lavori nella prepositurale di Castel Goffredo (Mn): gli viene affidata la doratura dei due nuovi altari di San Francesco e dell’Angelo Custode e gli viene pagato “un parapetto nuovo indorato per l’altare di San Carlo”(8). Potrebbe essere proprio lui l’autore, almeno, degli intagli che decorano la farmacia Pirlo. In altre occasioni, Vantini si serve anche di artefici milanesi, come nel 1856 in occasione dell’allestimento di palazzo Bellotti a Brescia, quando si affida alle ditte Cassina e Cairoli(9).

La farmacia Zadei
La nostra farmacia è spesso accomunata, per quanto concerne gli arredi, alla farmacia Zadei a Brescia. Questa farmacia apparteneva a certi Civardi, i quali, attorno al 1809, ne avrebbero rinnovato completamente l’interno e la dotazione di vasi, acquistandone parte in Boemia e parte in Lombardia. Nel 1856 la farmacia fu ceduta a Giovanni Battista Zadei(10). Nel 1929, venne trasferita dall’indirizzo di via Dante (già via Sant’Ambrogio) a quello di via Vittorio Veneto al civico 2, dopo interi quartieri della città antica erano stati demoliti. Ciò era avvenuto per dar luogo alle costruzioni che circondano l’attuale Piazza della Vittoria, in base al nuovo piano regolatore del 1828 e al progetto dell’architetto Marcello Piacentini. Gli arredi della farmacia (trasferitasi nel frattempo al civico 109) si trovano oggi, dal 1956(11), nei depositi dei Civici Musei d’Arte e Storia di Brescia, in attesa di essere ricomposta e riproposta alla vista dei cittadini in un contesto appropriato(12).
Le farmacie Pirlo e Zadei sono state tradizionalmente accomunate non solo dagli arredi vantiniani, ma anche dalla frequentazione di numerosi patrioti che cospiravano contro il regime austriaco. La farmacia Pirlo, inoltre, era frequentata abitualmente dallo statista bresciano Giuseppe Zanardelli e lo stesso dottor Pirlo è stato a lungo medico personale di Gabriele Dannunzio(13).

L’ispirazione di Vantini
La forma ad emiciclo che caratterizza la farmacia Pirlo fu molto amata dagli architetti neoclassici, basta pensare a piazza del Popolo a Roma del Valadier, a piazza del Plebiscito di Napoli, a Foro Bonaparte di Milano, solo per citare gli esempi più famosi. Con essa Vantini si era già dilettato in qualche interno, come la farmacia Zadei, appunto, e la ripropone nel salotto di Eleonora in palazzo Tosio a Brescia. La ricostruzione di palazzo Tosio, iniziata bel 1829 si protrae per circa 10 anni e il salotto ovale di Eleonora è quasi pronto alla fine del maggio 1833 “in cui figurerà un busto di Canova intitolato a Eleonora e sarà uno degli ambienti più riusciti del palazzo”(14). Sotto il profilo urbanistico, la forma ad emiciclo trovo applicazione a Rovato nella realizzazione della piazza del Mercato, progettata attorno al 1838 “l’unica volta nella quale potè usare di questa forma che già di per sé dona solennità e movimento”(15).
Tutti questi lavori sono riferibili al decennio 1828-1838 nel quale abbiamo collocato la realizzazione della farmacia Pirlo.
Rispetto alla farmacia Zadei, che si avvale della medesima impostazione architettonica, ma che utilizza la laccatura bianca tipica del primo neoclassicismo, per la farmacia Pirlo Vantini sceglie la soluzione del noce a vista, facendo risaltare non solo il disegno, ma anche la qualità dell’intaglio e il cromatismo particolarmente caldo dei materiali. Si tratta quindi di un neoclassicismo maturo, intriso di una vena romantica che permea non solo l’attività professionale, ma anche l’esperienza umana e politica di Vantini. Tipico del terzo e quarto decennio dell’Ottocento è, inoltre, il disegno dei rilievi intagliati scelto da Vantini per le cimase, molto simile a quello utilizzato per le porte del già citato palazzo Rosso. Un’altra particolarità sono le colonne scanalate a tutto tondo che prendono il posto delle colonne anch’esse scanalate, ma piatte, che caratterizzano la farmacia Zadei. Notiamo che, nelle sue opere architettoniche, Vantini ha sempre privilegiato le colonne lisce con vari tipi di capitello, tranne nel caso dei portali che ornano la facciata della parrocchiale di Agnosine, realizzati attorno al 1840(16) e “piantonati” da colonne scanalate. Infine, la chiave di volta che al che si trova al centro dei tre archi è utilizzata dal Vantini anche per l’arco di ingresso dell’oratorio di palazzo Tosio(17). Tutti questi riferimenti contribuiscono a confermare in modo inequivocabile la mano di Rodolfo Vantini.

 

Note

1) Rodolfo Vantini (Brescia 17.1.1792-19.11.1856). Nel 1815 realizza il suo primo lavoro importante: il cimitero di Brescia che da lui prende il nome di Vantiniano, primo di una lunga serie. Nel 1827gli viene affidato il progetto per la costruzione di Porta Orientale a Milano cui fa seguito la progettazione e la ristrutturazione di numerosi edifici civili sia pubblici sia privati, tra i quali numerosi ospedali. Un altro campo in cui Vantini opera è quello dell’architettura di carattere religioso (Antonio Rapaggi, scheda , in Itinerario di Brescia neoclassica, a cura di F. Amendolagine, Firenze 1979, p. 214). Nel 1939 il Vantini promosse l’istituzione della Scuola di disegno di Rezzato (Bs), inizialmente creato per istruire le maestranze che lavoravano i marmi delle cave rezzatesi, che ancora esiste e che nel 1857 assunse il nome di Istituto Vantini.

2) Franco Robecchi, Farmacisti e farmaci in 600 anni di storia bresciana, Roccafranca 2006, p. 161.

3) Costanza Fattori, Rodolfo Vantini : architetto, 1792-1856, Fondazione Ugo Da Como, Lonato 1963, p. 151.

4) Robecchi 2006, p. 214, fonte Archivio Storico di Brescia, Rubr. XXIV 1.5D.

5) Stefano Fenaroli, Dizionario degli artisti bresciani, Brescia 1887, n. 110 p. 136.

6) Camillo Boselli ( a cura di), Vantini Rodolfo-Diarii (1832-1854), Brescia 1969, p. 84.

7) Rapaggi 1979, p. 216.

8) Andrea Bardelli-Arturo Biondelli, Tutti nobilmente lavorati. Arredi lignei della prevostura di Castel Goffredo. Una parrocchia mantovana tra Lombardia e Veneto, Castel Goffredo (Mn) 2008, p. 158.

9) Costanza Fattori 1963, p. 199; un armadio realizzato da Giuseppe Cairoli, che presenta nei decori qualche somiglianza con quelli della farmacia Pirlo, è pubblicato da A.M. Cito Filomarino, L’Ottocento, i mobili del tempo dei nonni, Milano 1969, p. 100.

10) Robecchi 2006, p. 172.

11) Robecchi 2006, p. 171.

12) Sono stati sollevati alcuni dubbi circa l'effettiva partecipazione di Vantini alla loro realizzazione. Nel 1809, epoca in cui dovrebbe risalire la ristrutturazione degli interni, infatti, l’attività professionale di Vantini non era ancora ufficialmente iniziata.

13) Oltre agli arredi delle farmacie sopraccitate, si ha notizia di un altro arredo realizzato per i conti Bevilacqua da destinare alla “spezieria-drogheria” aperta attorno al 1850 nel paese di Bevilacqua (Vr) che da il nome al casato. In quell’occasione, l’amministratore di famiglia Domizio Castelli si rivolge al Vantini a nome del conte per avere i disegni “di scanzie, banco, vetrine, ecc. …” al quale l’architetto risponde inviando il progetto dei mobili da realizzare laccati “… in bianco Calcedonio con listelli indorati”(Costanza Fattori 1963, p. 112).

14) Costanza Fattori 1963, p. 83.

15) Costanza Fattori 1963, p. 161.

16) Costanza fattori 1963, p. 171

17) Costanza Fattori 1963, p. 96.

 

 

 

 
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Pubblicato il 1 mag. 2013
 
1. Farmacia Pirlo, Salò (post 1828 circa)

2. Farmacia Zadei, Brescia (1809)

3. Farmacia Pirlo, Salò (particolare)

4. Porta di Palazzo Rosso, Brescia (1838 circa)