Placchetta in bronzo della Presentazione di Cristo. Terzo round
di Attilio Troncavini e F.Riva

 

Il problema dell'iconografia di una placchetta sulla quale ci siamo già intrattenuti in due diverse occasioni continua a suscitare discussioni e formulazioni di pareri. Ne ricostruiamo brevemente gli estremi.
Nell'ambito del primo contributo, si sosteneva che questa placchetta rappresentasse una Presentazione a Pilato e non un Ecce Homo, come viene sempre identificata, per la mancanza dei segni della flagellazione.
Un successivo intervento, suscitato da un'obiezione, era valso a formulare l'ipotesi che si potesse trattare di un Ecce Homo tratto dai vangeli di Marco e Matteo in cui l'esposizione al popolo si colloca temporalmente prima della flagellazione.
A questo punto, proprio sulla scorta della lettura di questo secondo contributo, è stato osservato da un visitatore che la scena potrebbe essere una Presentazione a Erode, in cui Erode (fuori scena) fa indossare a Cristo una veste bianca (che quindi starebbe per essere messa e non tolta) prima di  mandarlo da Pilato [Luca 23,11]. L'ipotesi è suggestiva, ma le mani legate dietro la schiena rendono plausibile una denudazione pre flagellazione, piuttosto che una vestizione.

Ben più sorprendente è il confronto che ci viene segnalato con un Ecce Homo dipinto nel 1607 da Ludovico Cardi detto il Cigoli , del quale cui ci siamo occupati a novembre del 2012 a proposito di una Pietà.
Il dipinto si trova presso la Galleria Platina di Palazzo Pitti a Firenze e costituisce una versione molto diffusa di questo episodio (Foto 1).
I due personaggi che affiancano il Cristo sono molto simili a quelli della placchetta, soprattutto quello che vediamo alla sua destra, con particolare riferimento al cappellaccio che gli nasconde il viso. Ancora una volta si può obiettare che in questo dipinto compare un Cristo flagellato, quindi compatibile con l'iconografia tradizionalmente accettata di Ecce Homo, che, ancora una volta, lo allontanerebbe dalla nostra placchetta. Dobbiamo però registrare che al Louvre di Parigi è conservato un disegno dello stesso Cigoli, in cui il Cristo compare intonso (Foto 2). 

Qui sembra che gli stiano facendo indossare una veste come nell'episodio della Presentazione a Erode di cui si diceva sopra (le mani legate davanti e non dietro la schiena lo rendono più plausibile). Detto per inciso, i due personaggi che affiancano il Cristo nel disegno di Parigi sono diversi da quelli raffigurati sia nella placchetta, sia dipinto di Palazzo Pitti, ma quello di sinistra (per chi guarda) assomiglia molto al Giuseppe d'Arimatea nelle tante versioni della Pietà.
A questo punto, non è tanto una questione iconografica a riaprirsi, quanto quella della provenienza e dell'epoca della placchetta. Infatti, se in qualche modo l'invenzione si dovesse al Cigoli (non nuovo per altro alla creazione di modelli di ampia diffusione, se non di veri e propri archetipi), si potrebbe lanciare l'ipotesi di una provenienza della placchetta dal Centro Italia, con una datazione non anteriore all'inizio del XVII secolo.

Registriamo tutto per dovere di cronaca e per amore di confronto, ma, lasciando ancora aperta la questione iconografica, non ci pare che quanto emerso sia sufficiente a sovvertire le ipotesi a suo tempo sostenute e confortate da pareri autorevoli (Rossi 1974, Varese 1975), ossia che si tratti di un manufatto d'arte tedesca (fiamminga) o dell'Italia settentrionale influenzato, in questo caso, da stampe nordiche, anche perché non possiamo assolutamente escludere che sia stato il Cigoli a subire la medesima influenza.

Per concludere, mostriamo un interessante reperto costituito da una matrice che riproduce esattamente i contorni della placchetta in questione (Foto 3).
Si tratta di una matrice ad incavo costituita da una lamina di rame dello spessore di circa 1 mm.
Due le ipotesi. La più verosimile è che servisse a “tirare”, ossia a produrre modelli in cera, destinati ad essere trasformati in fonderia in placchette in bronzo (piombo, stagno o altro) mediante la tecnica della cera persa. La seconda è che potesse servire a stampare sottilissime lamine d'argento o di metallo tenero da argentare, con il risultato di ottenere manufatti che sembrassero eseguiti a sbalzo. In questo caso, ci doveva essere un contro-stampo (ossia una corrispondente matrice a rilievo).
Si parla di lamine sottilissime perché per lamine più spesse sarebbe stato necessario utilizzare una matrice in acciaio. In tutti i casi, si ritiene che la matrice possa avere circa 100 anni, quindi la nostra placchetta è stata riprodotta fino a tempi relativamente recenti e ciò significa che possono esistere anche copie molto tarde della stessa.

Per la matrice si ringrazia Vito Zani, per le spiegazioni in merito alla sua natura e al suo utilizzo si ringrazia il signor Giuseppe Corrisio della ditta Panzera di Milano.

 

 
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Pubblicato il 1 apr. 2013
 
1. Ludovico Cardi detto il Cigoli, Ecce Homo, 1607, olio su tela,
cm. 175 x 135, Firenze, Palazzo Pitti, Galleria Palatina.
 
2. Ludovico Cardi detto il Cigoli, Ecce Homo, disegno,
cm. 25,2 x 17,5, Parigi, Museo del Louvre
 
 

3. (A sinistra) matrice relativa alla Presentazione di Cristo, rame, cm. 12,5 x 9 gr. 420; (a destra) relativa custodia in lamiera di rame ripiegata (Milano, collezione privata)