Mobili ed ebanisti

Francesco Preda ebanista neoclassico milanese
di Andrea Bardelli

 
 

Il nome di Francesco Preda compare ufficialmente, per la prima volta, a proposito di una coppia di comodini [Foto 1], presentati dall’antiquario Silbernagl Volker nel corso dell’edizione del 2005 di Antiquaria, mostra mercato antiquari milanesi.

Gli stessi mobili sono stati pubblicati, nello stesso anno, da Enrico Colle nel suo volume sul mobile neoclassico. Lo studioso precisa che il nome dell’esecutore “Francesco Preda, Ebanista Milano” compare su un’etichetta in carta, in parte abrasa, ma non fornisce altre indicazioni se non che i due mobili rientrano nell’ambito dei tanti lavori “usciti da uno dei fiorenti laboratori d’ebanisteria attivi nel capoluogo lombardo tra la fine del Settecento e i primi anni del secolo seguente” (E. Colle, Il mobile neoclassico in Italia, Electa, Milano 2005 p. 332-333 n. 72).

Cinque anni prima, nel marzo 2000, la casa d’Aste Semenzato ha presentato una toelette lastronata e intarsiata [Foto 2], forse, in precedenza, già proposta da Finarte. Anche questo mobile recava all’interno una scritta a inchiostro su carta del seguente tenore “Francesco ….(ega), Ebanista in Milano, in P.Or.” Il tentativo di decifrarla ha portato gli estensori della didascalia a ipotizzare che il mobile provenisse da una delle tante botteghe in Via S. Pietro all’Orto a Milano.

La toeletta, rivista alla luce della pubblicazione dei due comodini di cui sopra, può essere riferita al medesimo ebanista, non solo per una più consapevole identificazione del nome, ma anche per alcune affinità stilistiche ed esecutive, soprattutto per quanto riguarda il decoro a dentelli intarsiato all’attacco delle gambe. Quanto poi alla dicitura “P.Or.”, è sicuramente da identificare in Porta Orientale poiché l’Università dei Legnamari, al tempo della sua soppressione, cioè nel 1773, aveva organizzato i propri aderenti per Porte.

 

Una ricerca effettuata a ritroso ha consentito di aggregare al catalogo di Francesco Preda altri mobili, questa volta su base prettamente stilistica e morfologica.
Ad esempio, sono quasi certamente da attribuire alla sua bottega una coppia di cassettoni [Foto 3], una coppia di toelette e un tavolino con piano di marmo incassato, tutti passati in asta da Finarte nel marzo1988. I cassettoni, in particolare, si possono considerare, da un punto di vista decorativo, l’anello di congiunzione tra i comodini di Antiquaria, dei quali presentano il medesimo motivo intarsiato sulla fronte, e la toelette di Semenzato/Finarte, della quale presentano il medesimo decoro sul cassetto piccolo sotto il piano.

Con riferimento a quest'ultimo, si tratta di una serie di vasi, sorretti da una coppia di volatili che si danno la schiena, raccordati da pendoni fioriti e fili di perle. Questo motivo può essere considerato quasi una firma o comunque una cifra stilistica di Francesco Preda e della sua bottega.

E’ nostra convinzione che, dopo l’abolizione dell’Università dei Legnamari imposta dal Governo austriaco, siano fiorite a Milano numerose botteghe nel quadro di un profondo cambiamento, sia sul piano imprenditoriale, sia sul piano stilistico mediante una piena adesione ai dettami del neoclassico.

Inoltre, la concorrenza creatasi tra i vari artefici e le relative botteghe, al fine di accaparrarsi la clientela milanese impegnata nel rinnovamento delle proprie dimore, sia cittadine sia foranee, ha determinato la creazione di una serie di “loghi” stilistici.
Basti pensare al motivo dei grifoni che si affondano tra girali fiorite che caratterizzano la produzione del maestro fin'ora noto solo come G.B.M.

Foto 3
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Pubblicato il 6 lug. 2010
 
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