Appunti sparsi e tardivi sulla mostra "La primavera del Rinascimento"

 

Pubblicato il 1 ott. 2013
 

Dal 23 marzo al 18 agosto scorsi si è svolta a Firenze una delle più belle mostre d'arte degli ultimi tempi, realizzata in collaborazione con il Louvre dove si è trasferita il 26 settembre e resterà fino al 6 gennaio del prossimo anno. Spiace parlarne a cose fatte, ma le spigolature che seguono non costituiscono certo una guida alla mostra, quanto la segnalazione, con alcune brevissime note (tratte dai testi che corredano l'esposizione) di alcune delle opere esposte, nemmeno le più importanti, quelle che per genere e per gli spunti che forniscono, oltre che per essere tra loro curiosamente collegate, si avvicinano ad alcuni degli argomenti trattati in questo sito.

Legenda
La numerazione in parentesi quadra alla fine delle didascalie indica la posizione in catalogo (oltre che nelle 10 sezioni della mostra)

Cominciamo da un autoritratto in bronzo di Leon Battista Alberti (1435 ca.), evocante nell'immagine i ritratti di Roma repubblicana e nella forma ovale i cammei (Figura 1). La cosa più curiosa che si può notare è il disegno dell'occhio alato, un'invenzione dell'Alberti, i cui riferimenti sono costituiti dall'occhio onniveggente di Dio, dal primato della vista per l'intelletto umano e forse anche dai geroglifici egiziani.

1 - Alberti L.B., Autoritratto, 1435 ca., bronzo, mm 201x136, Washington, National Gallery, Kress Collection inv. 1957.14.125 [3.06].

La seconda opera è una scultura in marmo di Donatello (Figura 2) che raffigura San Giorgio e il drago (1417 ca.). La sua straordinaria importanza risiede in due circostanze. La prima è  che essa inaugura la tecnica dello sticciato - ossia quel rilievo appena accennato delle figure e soprattutto dello sfondo che è tipica di Donatello - che crea un rapporto apertamente conflittuale tra scultura e pittura; la seconda, quasi a sottolineare quanto appena accennato, è che questo rilievo anticipa, proprio rispetto alla pittura, l'uso della prospettiva. Si noti, a questo proposito, che il tema dominante dell'intera mostra è proprio il ruolo guida avuto dalla scultura nella nascita e nella messa a punto del linguaggio rinascimentale agli inizi del Quattrocento

2 - Donatello (Donato di Niccolò di Betto Bardi; Firenze 1386 circa-1466), San Giorgio e il drago, 1417 circa, marmo, cm 50 x 172 x 21,5. Firenze, Museo Nazionale del Bargello, inv. 517. Credito fotografico: Fotografia di Lorenzo Mennonna.
Su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali [7.02].


Il terzo oggetto è una placchetta in argento eseguita da un anonimo orafo fiorentino (1450-1460 ca.) raffigurante Cristo libera un indemoniato (Figura 3), testimonianza degli esordi di questo genere artistico; si tratterebbe, infatti, di una delle prime placchette concepite come oggetto autonomo e non come semplice corredo decorativo di un manufatto più complesso, oppure come replica o imitazione di antichi reperti d'arte glittica o numismatica.

3 - Orafo fiorentino, Cristo libera un indemoniato, 1450-1460 circa, argento (placchetta); argento dorato, smalti traslucidi su rilievo a sbalzo (cornice), cm 6,8 x 10,6 (placchetta), cm 15 x 18,7 x 0,45 (cornice). Parigi, Musée du Louvre, département des Objets d'art, inv. OA 5962 (placchetta), dono di Alfred André, 1904; OA 5564 (cornice), lascito di Adolphe de Rothschild, 1901
Credito fotografico: © RMN/Martine Beck-Coppola [7.07].


Anche la quarta opera è una placchetta, questa volta in bronzo, il cui artefice è ancora Donatello che la utilizzò per pagare (forse per omaggiare) il proprio medico Giovanni Chellini nel 1456   (Figura 4). Raffigura una Madonna col Bambino e quattro angeli, una delle tante invenzioni donatelliane ed è appunto nota come Madonna Chellini.
E' interessante notare che sul verso si riscontra l'immagine al negativo minutamente dettagliata, così da poterne ricavare multipli colando al suo interno vetro, terracotta, stucco o cera. Ne riferisce lo stesso Giovanni Chellini che nel suo diario: “... per potervi gittare suso vetro strutto e farebbe quelle medesime figure”.

4 - Donatello (Donato di Niccolò di Betto Bardi; Firenze 1386 circa-1466), Madonna col Bambino e quattro angeli (Madonna Chellini), 1450 circa, bronzo parzialmente dorato, ø cm 28,5, profondità cm 3. Londra, Victoria and Albert Museum, inv. A.1-1976. Acquisito grazie a raccolte di fondi e donazioni di The Art Fund e del Pilgrim Trust, in memoria di David, conte di Crawford e di Balcarres.
Credito fotografico: © Victoria and Albert Museum, London, inv. A.1 - 1976 [8.06].


Troviamo poi due rilievi in marmo di Desiderio da Settignano (Figura 5), che viene qui considerato l'inventore di simili profili marmorei di imperatori romani e donne illustri come attesta un pagamento del 1455 per dodici teste di Cesari. I soggetti erano desunti da monete e gemme romane. Il primo rappresenta appunto Giulio Cesare, mentre il secondo Olimpia, regina dei Macedoni, come si desume dalla sigla R.M. che segue il nome.
Nota
Al fine di stabilire a chi spetti realmente l'invenzione, bisognerebbe però tener conto, almeno con riferimento a quest'ultimo caso, del celebre rilievo sticciato di Donatello (1412) che rappresenta Santa Cecilia, in realtà la contessina De Bardi (moglie di Cosimo de Medici il Vecchio) in veste di Artemide.

5 - Desiderio da Settignano (Settignano 1429/1430-Firenze 1464), Olimpia regina dei Macedoni, 1460-1464 circa, marmo, cm 55 x 35 x 7. Segovia, Palacio Real de La Granja de San Idelfonso, Patrimonio Nacional, inv. 10040081.
Credito fotografico: © Patrimonio Nacional [10.7].


Infine, ritroviamo Giovanni Chellini, il medico di Donatello (e forse non solo di lui) in un ritratto marmoreo (1456) che si deve allo scalpello di Antonio Rosellino (Figura 6). Oltre a chiudere idealmente il cerchio attorno alle opere di cui abbiamo parlato, questo busto è rilevante perché è tra le prime opere conosciute dell'artista e si può considerare anche tra i primi ritratti del Rinascimento.

6 Antonio Rosellino (Settignano ? 1427-1428-Firenze 1479), Giovanni di Antonio Chellini, 1456, marmo, cm. 51,1 x 57,6 x 29,6,
Londra Victoria and Albert Museum, inv. 7671-1861 [10.18].
 
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