Gli antichi arredi lignei di Santa Maria Segreta a Milano
di Andrea Bardelli

 
  Pubblicato il 1 mag. 2103

 

Perché le case costruite in quella sorta di triangolo tra via Ludovico Ariosto, via Aurelio Saffi e via Vincenzo Monti sono considerate le più belle e le più ricche di Milano?

Una spiegazione c'è, perché agli inizi del Novecento diverse famiglie della borghesia industriale milanese decisero di abbandonare i loro vecchi quartieri centrali al Cordusio e di costruire, a propria immagine e somiglianza - quindi con un certo sfarzo, ma con un senso della concretezza tipicamente lombardo - una nuova zona residenziale proprio lì dove abbiamo detto, portandosi dietro anche la loro chiesa!

La costruzione della chiesa attuale, infatti, risale al 1912, ma parte degli gli arredi lignei provengono dall'antica chiesa di Santa Maria Segreta (Foto 1), demolita nel 1910 per far posto al palazzo delle Poste e, forse, anche dalla chiesa di san Giovanni Decollato alle Case Rotte, demolita per far posto alla Banca Commerciale Italiana.


Foto 1

Sagrestia
La sagrestia è il locale più compiutamente arredato (Foto 2) . Dall'ingresso, procedendo in senso orario, troviamo sulla parete di sinistra (Est), l'armadio delle Reliquie, collocato tra due porte dalle quali si accede a un ufficio e alla cappella, e un bancone da centro collocato nello spazio antistante.
Sulla parete di fronte all'ingresso (Sud) si allineano un armadio alto a due corpi a due ante, un leggio, un bancone a doppio corpo a sette campate decorato a intagli e un armadio alto a due corpi e due coppie di ante (gemello del precedente).
Sulla parete (Ovest) di fronte all'armadio delle Reliquie troviamo un banco a forma di altare con all'interno una pala raffigurante una Madonna con Bambino. Sull'ultima parete (Nord), sulla quale si aprono due porte (quella di ingresso e una che immette in chiesa), vi è un inginocchiatoio intarsiato.

Su base prettamente stilistica, il bancone a sette campate appare il mobile più antico, databile alla seconda metà del XVII (Foto 3). Il leggio, presumibilmente facente parte di un coro ligneo che si deve considerare perduto, è databile all'inizio del XVIII secolo.


Foto 2

Foto 3

Il banco a forma di altare con il dipinto della Madonna con Bambino (Foto 4) è invece da datare attorno al 1740-50; si noti che su una delle ante compare in lettere dorate la scritta SSRR (ossia reliquiae sanctorum), una sorta di “duplicazione” dell'armadio delle Reliquie che gli sta di fronte, a conferma che non possono essere coevi e che forse potrebbero provenire da due diverse chiese. Questa interpretazione in chiave morfologica del mobile sembra contrastare con quanto si legge in una scheda conservata nell'archivio parrocchiale, nella quale si parla di dipinto “databile all'inizio del sec. XVII sec., di un allievo del Nuvolone".  Credo si riferisca a Carlo Francesco Nuvolone (1609-1662) e questo suggerirebbe una cronologia più antica rispetto a quella proposta; la particolare forma della tela, inoltre, parrebbe indicare che dipinto e mobile siano stati concepiti e realizzati nello stesso momento. Possiamo quindi pensare che la tela sia d'epoca posteriore oppure che possa essere stata riadattata.



Foto 4

L'armadio delle Reliquie, i due armadi gemelli e il bancone da centro, hanno un'impostazione seicentesca. Riguardo al primo, stile ed epoca paiono corrispondere, mentre i due armadi gemelli potrebbero essere di epoca più tarda (comunque entro la metà del XVIII secolo), visto che mobili di questo genere, privi di particolari decori, erano eseguiti in modo ripetitivo; difficile giudicare l'epoca del bancone centrale, che ha subito diversi restauri.
Per quanto riguarda i probabili artefici, un analisi di tipo comparativo eseguita facendo confronti con arredi simili presenti a Milano e di autografia certa non ha fornito esiti soddisfacenti.
Le ipotesi che si possono fare sono molte visto il numero relativamente alto di artefici del legno che gravitavano attorno alla parrocchia di Santa Maria Segreta. A seguito della riduzione delle parrocchie che ebbe pieno effetto dal 25 dicembre 1787, il distretto della chiesa parrocchiale di Santa Maria Segreta viene a comprendere anche parte della contrada di San Vittore al Teatro, chiesa detta anche dei Legnamari perché molti falegnami avevano la bottega nei suoi dintorni
Ma Santa Maria Segreta ha un legame profondo soprattutto con i Garavaglia, una delle più importanti famiglie di artefici del legno, attivi nell'arco di tempo in cui potrebbero essere stati eseguiti alcuni arredi della Sagrestia. Innanzi tutto Carlo (1617-1663), trasferitosi da Cuggiono a Milano entro il 1633, anno di nascita del suo primogenito. Pare che il suo alunnato si sia svolto in parte presso la bottega dei Taurini, di cui diremo oltre, e che, dopo un periodo in san Paolo in Compito, abbia trasferito la residenza proprio in Santa Maria Segreta. Qui assume delle cariche importanti nell'ambito della Confraternita del SS Sacramento di cui viene nominato sindaco nel 1661-62. Anche il figlio Carlo Giuseppe (1647-1683), continuatore dell'opera del padre, ricopre nel 1680 la carica di sindaco della stessa Confraternita.
Lavori dei Garavaglia in Santa Maria Segreta non sono stati ancora documentati, ma riesce difficile pensare che nell'esecuzione degli arredi della sagrestia, stilisticamente in linea con la loro vasta produzione, non abbiano messo mano direttamente loro, oppure qualche collaboratore o epigono. Sebbene l'attribuzione generica ai Garavaglia di tanti arredi lignei sia una sorta di luogo comune, anche in assenza di legami così evidenti, riferire l'esecuzione di alcuni mobili della sagrestia al loro ambito non pare fuori luogo. Le eccezioni riguardano, il banco altare, il leggio e le due porte, che sono posteriori, e l'inginocchiatoio intarsiato, databile all'inizio del XVIII secolo che è sicuramente di ambito bergamasco, stilisticamente riferibile alla bottega dei Rovelli di Cusio (Foto 5).


Foto 5

Pulpiti lignei
Le fonti note tacciono sull'esecutore, ma alcune attribuiscono i disegni dei due pulpiti, provenienti dalla vecchia chiesa, a Luigi Canonica (1764-1844), architetto neoclassico attivo a Milano dal 1797.
L'analisi stilistica dei due pulpiti (Foto 6) rivela una certa persistenza di elementi barocchi, che potrebbero costituire una forma di compromesso tra istanze neoclassiche e un certo, diffuso conservatorismo da parte della committenza neoclassica.

Pare inoltre che la partecipazione del Canonica alle commesse ecclesiastiche fosse assai ridotta e confinata prevalentemente dopo il 1815 quando si verifica una brusca interruzione dei suoi incarichi pubblici.
A Luigi Canonica viene attribuito anche un pulpito in Santa Maria alla Porta che si deve considerare attualmente perduto.

Bussola
La bussola è in noce e si presume possa essere stata costruita negli anni Venti del Novecento, all'epoca dell'erezione della chiesa, sfruttando in parte materiali della bussola della vecchia chiesa. Si notano infatti parte antiche, ma anche segni evidenti di ricostruzioni e restauri.


Foto 6

Porta di accesso ai locali di segreteria
La porta è in noce con inserti in radica di noce all'interno di cornicette mistilinee (Foto 7). L'arredo è databile alla metà circa del XVIII secolo, confrontabile con il coro della chiesa di san Francesco di Paola e con tanta produzione profana di cassettoni, ribalte e trumeaux.

Confessionali
I confessionali sono moderni e si devono quindi considerare perduti i due confessionali commissionati nel 1589 all'intagliatore Cesare Coyro, anch'egli membro della Confraternita del SS Sacramento in cui era confluita quella della SS. Annunciata.

A proposito di arredi perduti, è da considerare tale anche una cornice dorata (ancona) destinata alla cappella della SS. Annunciata (non più esistente) commissionata nel 1599 a Giovanni Battista Minonzio, definito “indoratore”, ma che dovrebbe, in realtà, essere stato l'autore dell'intero manufatto.



Foto 7

Scultura lignea dell'Angelo custode
Concludiamo questa breve carrellata con una scultura lignea, che non dovrebbe rientrare nell'ambito degli arredi lignei se non per le caratteristiche del suo autore o supposto tale (Foto 8). La scultura policroma si trova sull'altare della terza cappella di destra e l'unico riferimento al suo autore viene fatto da Giuseppe Biffi (1705 circa) il quale riferisce che il Tauriniespresse in dipintura ad oglio” l'Angelo custode.

Allo stesso Taurini, il Biffi attribuisce un Crocifisso per il monastero delle monache di clausura annesso alla chiesa di S.M. Egiziaca, un affresco di san Carlo in san Dalmazio, una Gloria di san Giovanni di Dio in S.M. Araceli Fatebenefratelli e un dipinto della B.V. Con Bambino e san Giuseppe in S.M. del Campo (tutte opere perdute), specificando, in quest'ultimo caso, che si tratta di Ricciardo Taurini.

Questi è il figlio di Giovanni Taurini, (a sua volta figlio di Rizzardo o Ricciardo), appartenente a una famiglia di intagliatori attivi a Milano (ma anche in altre città come Padova), dominatori della scena tra XVI e XVII secolo, alla cui scuola, come brevemente accennato sopra, accede lo stesso Carlo Garavaglia subentrando poi idealmente alla fama dei suoi maestri. E' quindi assolutamente plausibile l'ipotesi che l'esecuzione della scultura spetti a un membro della famiglia Taurini, forse lo stesso Giovanni oppure il fratello Giacomo.



Foto 8
   
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