I seggioloni bergamaschi di villa Cagnola
di Andrea Bardelli

 

La raccolta d'arte di Villa Cagnola a Gazzada (Va) possiede quattro seggioloni in legno di noce a patina scura, stranamente sfuggiti alla catalogazione dei mobili e degli arredi contenuta nell'ottima monografia dedicata alle arti decorative della stessa raccolta (Orsi 1999).
Il principale elemento caratteristico di questi sedili è costituito da tre “cartelle” intagliate con al centro una riserva rettangolare intarsiata. Due di queste cartelle sono collocate al centro dello schienale e fungono da raccordo tra i due montanti dello stesso, la terza collega invece le gambe anteriori. Come elementi decorativi si aggiungono: una coppia di testine intagliate al culmine dei montanti dello schienale, i sostegni sagomati dei braccioli e una bavaglia sotto il bordo anteriore della seduta che riprende i motivi intagliati delle cartelle. Per il resto i quattro sedili presentano una struttura molto rigida e severa con seduta squadrata.
Questo modello, riguardante sia le poltrone (definite quasi sempre seggioloni, come in questo caso), sia le sedie - è di matrice veneta, sebbene non manchi chi ne indica una lontana origine toscana come pure una provenienza dal mondo germanico. In realtà esso è presente con poche varianti in molti ambiti regionali.
I seggioloni appartenenti alla raccolta di Villa Cagnola sono ormai per certo attribuibili a bottega bergamasca per il particolare tipo di intarsio, raffigurante scene con animali al centro delle riserve rettangolari, che non si riscontra in altri contesti. In genere gli intarsi sono in legno di bosso su un fondo in legno di ciliegio e spiccano per la loro tonalità chiara sul tono scuro del noce.
Per quanto riguarda l'epoca, l'ampia letteratura che riguarda sedili di questo genere ha sempre proposto di datarli al XVII secolo, ma le fonti più aggiornate, sulla base di nuovi riscontri, propendono per una cronologia entro la prima metà del XVIII secolo.
Proprio con riferimento alla letteratura, i seggioloni di Villa Cagnola trovano il loro termine di confronto più stringente nel seggiolone conservato nelle collezioni del Castello Sforzesco di Milano, insieme a due sedie dello stesso genere.
In un mio saggio pubblicato lo scorso anno sulla rivista dello stesso Castello, si confermava la provenienza bergamasca sostenuta da altre fonti, ma si suggeriva un ambito più preciso circoscrivendolo alla bottega dei Caniana (Bardelli 2010).
I Caniana, il cui membro di maggior spicco è Gian Battista (1671- 1754), hanno operato per alcune generazioni in numerose chiese della Bergamasca. La loro opera più nota è costituita dalle Sagrestie della chiesa di san Martino ad Alzano Lombardo eseguite in collaborazione con i celebri Fantoni di Rovetta.

L'attribuzione ai Caniana dei sedili del Castello Sforzesco è giustificata dal confronto con mobili e altri arredi riferibili ai Caniana in modo circostanziato, anch'essi caratterizzati dai piccoli intarsi raffiguranti scene di animali, che, nella stessa sede, si sosteneva fossero tratti da incisioni per lo più riconducibili ad Antonio Tempesta (1555 - 1630).
Non possiamo tuttavia non rilevare che i seggioloni di Gazzada costituiscono una versione semplificata di quelli milanesi. In questi ultimi l'intaglio posto attorno alla cartelle è più ricco e meglio eseguito, così come l'intarsio - che presenta i medesimi motivi - è più accurato e meglio definito. La diversa qualità è accentuata, nelle seggiole del Castello, dalla presenza di intarsi sul piano di seduta, sui montanti dello schienale e sulle gambe anteriori. L'esame ravvicinato dei seggioloni varesini ha comunque consentito di verificare che si tratta di oggetti antichi, sebbene restaurati in diverse parti; si tende quindi a escludere che possa trattarsi di copie ottocentesche, anche perché la perizia degli ebanisti di quest'epoca li avrebbe indotti ad attenersi con maggior scrupolo alla qualità dei prototipi.
In conclusione, la presenza degli stessi stilemi riscontrabili nei sedili di Milano conferma il medesimo ambito di provenienza, ossia quello bergamasco, ma alcune incertezze riscontrate nell'esecuzione fanno propendere per mobili “di bottega”, forse fatti eseguire in serie per una committenza meno esigente, oppure realizzazioni leggermente più tarde, magari ad opera di un bottega diversa, quando i Caniana avevano ormai fatto scuola.

Bibliografia citata
F. Orsi, Mobili e arredi, in AAVV, La collezione Cagnola. Le arti decorative, Nomos, Busto Arsizio (Va), 1999, p. 115.
A. Bardelli, Proposta di attribuzione e modelli iconografici per alcuni sedili intarsiati nelle Raccolte del Castello sforzesco, Rassegna di Studi e notizie, Castello Sforzesco, Milano 2010, p. 183.

Questo articolo è stato pubblicato nell'edizione di dicembre 2011 di La Gazzada. Un sentito ringraziamento a don Renato Zangirola.

INFO
Villa Cagnola
Via Cagnola, 17/19 - 21045 Gazzada (VA)
Per tutto il 2012 si organizzano visite guidate alla Raccolta d'arte, l'ultima domenica del mese con partenza alle ore 16 (obbligatoria la prenotazione) www.villacagnola.it
reception@villacagnola.it
tel. 0332 461304

Pubblicazioni sulla raccolta d'arte:
M.Boskovits-G.Fossaluzza (a cura di), La collezione Cagnola. I dipinti, Nomos Edizioni, Busto Arsizio (Va) 1998, 310 pagine, euro 65,00
AAVV, La collezione Cagnola. Le arti decorative, Nomos, Busto Arsizio (va), 1999, 408 pagine, euro 65,00
(offerta speciale dei 2 vol.: euro 100,00)
C. Nicora, Guido Cagnola (1861- 1954). Collezionista e conoscitore d'arte, Morcelliana, Brescia 1996, 104 pagine, euro 10,00

Villa Cagnola è sede della Fondazione Ambrosiana Paolo VI, di un Istituto Superiore di studi ed è anche Centro Convegni e Hotel.

 
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Pubblicato il 1 mar. 2012
 
 
 
Due dei seggioloni conservati in Villa Cagnola
(Foto: Maddalena Vaccaro)
Il seggiolone conservato in Castello Sforzesco a Milano
(Foto: Saporetti Immagini d'Arte, Milano)