Turismo d'arte

La chiesa della Trinità a Firenze

    Pubblicato il 1 lug. 2011
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Diciamolo pure: la chiesa della Trinità (alla fiorentina Trìnita con la sdrucciola) non è la prima che viene in mente di visitare a Firenze, soprattutto se si dispone di pochi giorni. Eppure è una chiesa importante, dell'ordine dei monaci di Vallombrosa (proprio quella di Elisa) fondato da san Giovanni Gualberto nel 1036. Ha ospitato dipinti famosissimi come Il corteo dei Magi di Gentile da Fabriano, ora agli Uffizi, e ancora oggi contiene opere come la cappella Sassetti affrescata da Domenico Ghirlandaio e aiuti [Foto 1].
Per questi e per altri dipinti su tavola a fondo oro rimandiamo a una buona guida e dirigiamo l'attenzione su due lavori.
Il primo è una scultura lignea della Maddalena penitente [Foto 2], coperta solo dei suoi capelli e reggente il vaso degli unguenti, suo tradizionale attributo, iniziata da Desiderio da Settignano nel 1464 e ultimata da Benedetto da Maiano nel 1468, il cui principale motivo di interesse sta nel confronto con quella assai più celebre di Donatello, maestro di Desiderio, dal forte impatto espressionistico.
Quest'ultima si trova nel museo dell'opera del Duomo di Firenze ed è stata eseguita nel 1455 da un Donatello ormai settantenne. Il secondo è un Crocifisso dipinto, noto come il crocifisso di san Giovanni Gualberto [Foto 3 e 4 ], il cui valore devozionale supera decisamente quello artistico.
La leggenda narra di Giovanni Gualberto che, deciso a vendicare la morte del fratello, si reca con un seguito di armati a caccia dell'assassino; lo trova ma questi si butta ai suoi piedi implorando pietà ed egli lo risparmia.
Il fatto lo sconvolge e va a pregare in san Miniato dove il Cristo del nostro Crocifisso avrebbe chinato il capo in segno di approvazione, inducendolo a farsi monaco e a fondare l'ordine di Vallombrosa come detto all'inizio.
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Accreditando questa storia, la tradizione vuole che il crocifisso sia databile al secolo XI, cosa assai poco credibile sulla base di un'analisi stilistica e iconografica dell'opera.
Questa tipologia di Cristo crocifisso, infatti, ben lontana dalla tradizione medioevale, giustificherebbe una datazione almeno al XV secolo, ossia all'epoca (1447) in cui Piero de Medici fece costruire da Michelozzo un'apposita cappella al centro della navata di san Miniato.
La cappella, uno dei capolavori dell'architettura rinascimentale, esiste ancora ma, al posto del crocifisso, troviamo ora dei dipinti su tavola a fondo oro di Agnolo Gaddi di epoca anteriore alla stessa cappella (1394-96).
Il parere degli studiosi sul Crocifisso è tutt'oggi discorde: c'è chi continua a sostenere che sia del XI o del XII secolo, chi – a nostro avviso giustamente – che sia del XV secolo e chi pensa addirittura che ciò che vediamo sia il frutto di una ridipintura seicentesca.

A due passi dalla chiesa, a circa 10 minuti a piedi dalla stazione ferroviaria di Santa Maria Novella e in posizione ideale per visitare tutta la città, è l'Hotel Tornabuoni Beacci, via Tornabuoni 3 che consigliamo senz'altro (www.tornabuonihotels.com, 055-212646/268377/2942/83).

Sempre nelle vicinanze, il consiglio per un pranzo o cena di cucina toscana è la trattoria La Martinicca, via del Sole 27 (055-218928).

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