Pubblicato il 1 lug.2013

Antefatto
Il ponderoso e preziosissimo lavoro di Giovanni Vanini sull'intagliatore Carlo Antonio Lanzani che qui di seguito pubblichiamo richiede una premessa. Su questo artefice, ci siamo già intrattenuti in due occasioni, una prima volta attribuendogli il coro ligneo di sant'Alessandro a Milano (http://www.antiqua.mi.it/A_coro_Salessandro.htm) e una seconda volta per alcune precisazioni (http://www.antiqua.mi.it/A_Lanzani_Intag.htm)
Questi due articoli contenevano alcune imprecisioni  che ora si possono rettificare. Ad esempio, nel primo si sosteneva che Carlo Antonio si fosse trasferito a Lodi nel 1688 (Landolfi 1992) e che egli fosse ancora residente a Milano all'epoca della presunta datazione del coro di sant'Alessandro, ossia nel 1682 (Spiriti 1999). Nel secondo, scritto facendo precipuo riferimento a una biografia di Andrea Lanzani, noto pittore e fratello del nostro (Dell'Omo-Colombo 2007):
a) si correggeva nel 1681 la data del trasferimento di Carlo Antonio a Lodi,
b) si indicava nel 1674 la data in cui egli fosse attivo come intagliatore,
c) si indicava nel 1711 la data della sua morte.
Attraverso una capillare ricerca d'archivio, Vanini ha accertato, tra l'altro, che Carlo Antonio Lanzani si trasferisce a Lodi nel 1662 dove muore nel 1710. Sono però tantissime altre le notizie su Carlo Antonio Lanzani che qui presentiamo in forma di articolo, con l'aggiunta di un Regesto che integra, arricchendolo, quello a suo tempo già pubblicato (A.Bardelli)

 

Notizie inedite sull'intagliatore Carlo Antonio Lanzani
di Giovanni Vanini

Carlo Antonio Lanzani si trasferisce a Lodi nel 1662 e va ad abitare in vicinia s. Agnese. Qui conosce Camilla, figlia di Tommaso Tacchi e vedova di Francesco Caravaggio (morto quattro anni prima), nipote del pittore Paolo Caravaggio detto il Morello. I due si sposano il 21 novembre 1662 e il matrimonio sarà improle, come del resto era stato quello tra Camilla e Francesco. I coniugi Lanzani rimangono per qualche anno in s. Agnese, affittando dapprima (1663) una casa da Anselmo Robba e successivamente (1664-65) da Giovan Battista Seminari.  

1. Coro ligneo del Lanzani e affresco del Legnanino raffigurante l'incoronazione di Ester, Lodi, Incoronata
2. Firma autografa di Carlo Antonio Lanzani

Il 27 aprile 1665 Lanzani stipula un contratto di apprendistato con tale Giulio Lodi di Treviglio, il quale “concede” il proprio figlio Bartolomeo, di circa 13 anni, a lavorare da garzone, cioè a imparare l'arte d'intaglio per 6 anni, dietro corrispettivo di 80 lire. Lanzani, qui denominato ''maestro d'intaglio'', sarà tenuto verso il giovane ''alle fatiche per l'insegnamento dell'esercizio d'intaglio'' e alle spese cibarie(1).
Nel 1668 Lanzani compare tra i censiti dell'estimo mercimoniale dei ''legnarolli''; curiosamente non è indicato con il suo nome, bensì come ''il genero di Tommaso Tacco''.  

Lanzani si trasferisce in vicinia s. Lorenzo nel 1670, dopo aver acquistato (3 marzo) per 3.700 lire dai fratelli Bassiano e don Antonio Mancini una casa con negozio (in cui Ludovico Marzi ''eserciva aromataria''); la casa era posta all'inizio della contrada di Porta Regale, odierno corso Vittorio Emanuele II, e confinava con l'osteria del Gambero. In seguito vi saranno due altre acquisizioni: nel 1674, da Francesco Pisacani, una casetta del valore di 1.240 lire e il 14 maggio 1681, da Teresa Bignami, un magazzino detto il Fondaco, del valore di 1.402 lire; entrambi gli edifici erano confinanti con casa Lanzani.
Nel 1679 la Città di Lodi decide la costruzione di tre ordini di palchetti per il Teatro, come si deduce dal verbale della riunione dei Decurioni, tenutasi il 27 gennaio davanti al “clari poetae” Francesco de Lemene nelle vesti di Luogotenente del pretore. Non sappiamo chi abbia partecipato alla gara di appalto dei lavori, ma riteniamo che l'offerta di Carlo Antonio Lanzani sia stata la migliore in quanto il 7 aprile 1679 lo ''scultore'' dichiara di aver ricevuto 3.000 lire, in monete d'oro e d'argento, dal marchese Luigi Cagnola, per aver fabbricato i palchetti e altro. L'atto viene corroborato nella casa del già citato de Lemene.
E' interessante far notare che egli non compare più dal 1678 al 1685 tra i censiti dell'estimo mercimoniale dei ''legnarolli'' e questo potrebbe avvalorare la tesi dall'amico Bardelli di sua presenza in quel periodo a Milano per la realizzazione del coro di sant'Alessandro, ultimato nel 1682. 
Per contro, è certo che egli abbia eseguito a Lodi dal 1681 al 1686 numerosi lavori per la chiesa della Maddalena, come riferito da Daccò(2), e dal 1683 al 1687 abbia partecipato alla realizzazione del tabernacolo marmoreo eseguito per la cattedrale di Lodi dall'intelvese Giovan Battista Pinchetti(3).

3. Enrico Magistretti (Milano 1851 – 1936), Coro dell'Incoronata di Lodi o ''Locus olim publicae Veneri damnatus”, 1901, olio su tela 232x154.
Milano, Pinacoteca Ambrosiana.

Il 25 giugno 1686, tra le provvisioni del paratico dei fabbri ferrai, ve ne è una per la vendita per 200 lire di una casetta in vicinia ss. Nabore e Felice, che perverrà a Carlo Antonio Lanzani dando in pagamento una cornice del valore di 150 lire e il saldo in contanti.

Il 2 aprile 1694 muore Camilla Tacchi. Verrà tumulata nella chiesa dell'Incoronata e il 19 luglio dello stesso anno Carlo Antonio si risposa con Giacinta (anch'essa vedova e figlia del chirurgo Simone Borgia e Maria Sever, entrambi spagnoli).
Il matrimonio sarà allietato dalla nascita di due figli: Giuseppe Antonio (che morirà celibe propio il giorno del suo trentanovesimo compleanno)(4) e Teresa Caterina; padrino al battesimo di Giuseppe Antonio sarà l'arciprete della cattedrale e rettore di s. Agnese Giovan Battista Menatti, fratellastro del vescovo di Lodi Bartolomeo Menatti, mentre Teresa andrà in sposa al nobile giureconsulto Camillo Antonio Pandini.

Il 30 aprile 1706 Carlo Antonio fa testamento nominando la moglie usufruttuaria, destinando la quarta parte dei beni alla figlia, mentre erede universale sarà il figlio. L'atto viene redatto in casa del testatore, dove giace a letto infermo.
Dopo quattro anni, il 20 giugno 1710, Carlo Antonio detta un codicillo al testamento, aggiungendo  un legato di 100 lire per “messe da morto” da celebrare presso un altare “benviso” a suo fratello cav. Andrea, mentre il carro funebre dovrà essere accompagnato da 24 presbiteri e 40 scolari della confraternita di s. Defendente. Il giorno seguente Carlo Antonio richiama il notaio Antonio Maria Bonelli, al quale dichiara di voler essere sepolto nella chiesa di s. Agnese.
Carlo Antonio Lanzani cessa di vivere il 22 giugno 1710.

Regesto su Carlo Antonio Lanzani (a cura di Giovanni Vanini)

4. Atto di morte di C. A. Lanzani (22 giugno 1710)
   

 

(1)  Nel 1665 Carlo Lanzano “milanese” riceve l'incarico di indorare l'ancona di s. Cristoforo (di Ercole Procaccini) per la chiesa di s. Cristoforo a Lodi. La notizia è segnalata in Cavalieri-Comincini, Oltre i Piazza […], Quaderni del Museo Civico di Lodi (QML) n. 1, 2010, pp. 162 e 211. Lo stesso volume (p. 162) segnala la presenza di Lanzani anche a San Colombano, oltre che all'Incoronata (riprendendo C. Fino, Francesco de Lemene e gli artisti del suo tempo, una rete di relazioni al servizio di Lodi, Archivio Storico Lodigiano 2006);

(2) Giorgio Daccò, La Maddalena di Lodi, 2003

(3) . Su quest'opera si veda l'articolo Il tabernacolo dell'altare maggiore della cattedrale, da noi pubblicato sul quotidiano lodigiano Il Cittadino (1.6.2012, p. 53).

(4) Giuseppe Antonio Lanzani muore in data 6 giugno 1734 e viene tumulato in s. Agnese. [Liber Mortuorum - s. Lorenzo].

   
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