La via Crucis di Guido Veroi a Villa Cagnola
  Pubblicato 1 lug. 2013
   

La via Crucis, costituita dalle tradizionali 14 stazioni, si trova attualmente collocata lungo le pareti della chiesa di Villa Cagnola a Gazzada (Va), dove ha sede la Collezione d'Arte G. Cagnola.
L'edificio era stato progettata nel 1955 dagli architetti Mario Terzaghi (1915-1998) e Augusto Magnaghi (1914-1963) e fu terminato e aperto al culto nel 1957. Venne però ultimato solo nel 1981  con la ristrutturazione del presbiterio a cura dell'architetto Vito Sonzogni di Bergamo (1924-) e intitolato nel 1983 ai santi Benedetto, Cirillo e Metodio.
La via Crucis è formata da una serie di sculture alte circa cm. 40, posizionate su una base lignea di cm. 11 x 57, eseguite in terracotta smaltata, improntate al realismo stilizzato che contraddistingue le arti figurative degli anni Cinquanta del Novecento. E' infatti a quell'epoca che risale la loro acquisizione.

1 - Stazione n. 1
2 - Stazione n. 4

Se ne parla per la prima volta nel Diario redatto da don Luigi Bietti  tra il 1941 e il 1960(1). Come è noto, Bietti è la persona che è stata più di altre vicina al conte Guido Cagnola (1861-1954) ed è a lui che spetta il merito di aver indotto il conte ad effettuare la donazione alla Santa Sede della Villa, inclusa la prestigiosa raccolta d'arte, perfezionata nel 1946.
In una lunga lettera inviata da don Bietti a mons. Carlo Colombo (1909-1991, vescovo di Milano dal 1964 al 1985), riportata nel succitato Diario in data 3 febbraio 1957, Bietti informa il prelato circa l'andamento dei lavori e, in particolare, dei colloqui con l'ing. Mario Guffanti che era a capo dell'impresa costruttrice. A proposito della chiesa, si dice che l'ing. Guffanti, trovatosi “al Capranica (Roma)”(2), avesse ordinato una Via Crucis a lui molto gradita, ma che gli architetti [Terzaghi e Magnaghi, ndr] erano contrari. Nonostante questa opposizione, in data 7-9 ottobre dello stesso anno, quindi dopo circa otto mesi dall'ordine, Bietti registra che la Via Crucis viene collocata in chiesa. In questo frangente viene fatto il nome “dello scultore Guido Veroi, di Roma, ed autore di un'altra via Crucis, che trovasi al Collegio Capranica”. Bietti, che era persona schietta e anticonformista, aggiunge le sue perplessità affermando “come opera, esaminata nelle singole stazioni, è modernamente buona, ma io non posso tacere e devo dire che <<sente un po' del presepio>>”.
Ciò non gli impedisce, tuttavia, di accogliere Guido Veroi a Gazzada con grande cordialità, dal momento che lo stesso Veroi gli scrive in data 18 ottobre 1957 una lettera molto affettuosa, ringraziandolo per l'ospitalità e per le “graditissime conversazioni”, augurandosi che la “... via Crucis Le sia piaciuta [!]e che il montaggio … sia riuscito in armonia con l'architettura della chiesa”(3).
Dopo qualche anno, un mensile in lingua francese stampato a Parigi,  L'Art Sacrè, dedica alla chiesa un articolo intitolato Église de la villa Cagnola a Gazzada(4). Le note tecniche introduttive spiegano che, per quanto riguarda la via Crucis, il progetto iniziale prevedeva delle semplici croci di legno, mentre le attuali “miserabili” ceramiche creano una lacuna con il resto della chiesa(5). La critica viene ripresa senza ulteriori riserve nel paragrafo intitolato “impressioni di visita” dove la via Crucis viene addirittura definita orrenda(6).
Certo non si può dire che l'opera abbia la forza delle vie Crucis create da Lucio Fontana nel decennio 1947-57, oggetto di una bella mostra che, nel 2011, ha inaugurato i nuovi spazi espositivi di Palazzo Lombardia a Milano, ma tutti i giudizi sopra riportati appaiono quanto meno ingenerosi.
Come si può apprezzare dalle immagini, si tratta di composizioni non prive di una certa espressività, benché molto classiche e di genere descrittivo.

3 - Stazione n. 12
4 - Stazione n. 14

Quanto all'autore, non si tratta certamente di un dilettante, anche se, come vedremo, una delle sue cose più famose lo è diventata a causa di una clamorosa svista.
Parliamo finalmente di Guido Veroi, morto nel gennaio di questo 2013 a Roma dove era nato nel 1926 e dove viveva e operava.   
Veroi ha studiato medaglistica con il prof. Pietro Giampaoli alla Scuola d'Arte della Medaglia Giuseppe Romagnoli presso la Zecca dello Stato. Proprio con Giampaoli fece il suo debutto nella monetazione italiana: suo è il verso della moneta d'argento da 500 lire, conosciuta come “Caravelle”, coniata dal 1958 al 1967 e ritenuta la più bella della Repubblica Italiana. Come è noto, fece scalpore la prima versione, divenuta una rarità numismatica e subito modificata, con le bandiere che andavano controvento. Giampaoli eseguì invece il recto con un busto femminile di stile rinascimentale contornato dagli stemmi di 19 città italiane.

5 - Giampaoli-Veroi, Lire 500 “Caravelle, Ag.

 Sempre in coppia con Giampaoli, Veroi disegnò inoltre le 500 lire d'argento per il centenario dell'Unità d'Italia del 1961.
E' proprio all'attività di incisore di monete e medaglie che Veroi deve la sua fama, avendo realizzato i modelli di molte monete, non solo per lo Stato Italiano, ma anche per la Città del Vaticano, la Repubblica di S. Marino e altri.
Fra le sue opere ricordiamo la medaglia ufficiale per la Triennale di Udine, quella del IV Centenario della prima rappresentazione dell’Edipo Re al Teatro Olimpico di Vicenza, nonché la monetazione Vaticana per l’ultimo Anno Santo. Sempre per la Città del Vaticano, nel 2002 disegnò insieme a Uliana Pernazza la prima serie di monete in euro vaticane con l'effige di papa Giovanni Paolo II.
Per la Repubblica di San Marino, dopo alcune medaglie come quella del 1969 per il Primo uomo sulla luna e quella dell’anno successivo emessa per commemorare il secondo centenario della nascita di Beethoven ha realizzato, tra le tante, la medaglia emessa per celebrare la Presidenza Sammarinese del comitato dei ministri del Consiglio d'Europa (Novembre 2006 - Maggio 2007). Nel 1983 ha ricevuto dalla American Numismatic Society il premio J. Sanford Saltus, che per la prima volta è stato assegnato ad un artista non americano.
Veroi è stato però anche pittore e scultore, si è dedicato alla ceramica, al bronzetto, nonché alle vetrate artistiche e al mosaico, come nel caso della chiesa di Martina Franca (Ta).

   
   
1 - Il Diario di don Bietti, prezioso documento per conoscere le vicende della Villa e della Collezione, è stato pubblicato a puntate su La Gazzada, rivista ufficiale di Villa Cagnola, dal n. 14 del giugno 1988 al n. 32 del giugno 1997. Dalle sue pagine è tratta la maggior parte delle notizie qui riferite.

2 - Si tratta dell'Almo Collegio Capranica di Roma, per il quale Guido Veroi ha realizzato una via Crucis in bronzo.

3 - Archivio Villa Cagnola (AVC), Sezione Storica, Epistolario, Cart. 6, fasc. 2 (lettere a don Luigi Bietti 1949-1965).

4 - L'Art Sacrè, Miracle a Milan 1-2, settembre-ottobre 1959, p. 13-15.

5 - “Le projet prévoyait pour chemin de croix de simples croix fr bois. Les miserables céramiques que l'on peut voir maintenenat créent, hélas, un Hiatus avec le reste de l'église”.

6 - “Quant au chemin de croix actuel on ne peut que donner raison à la <<note technique>>: il est affreux”.

   
   

Info
La Collezione d'Arte G. Cagnola è a Gazzada (Va).
E' accessibile con visita guidata:
la seconda e l'ultima domenica del mese alle h 16.00 e alle h 18.00,

oppure il mercoledì alle h 10.00 e alle h 18.00.
E' obbligatoria la prenotazione. Per gruppi organizzati sono programmabili visite guidate a richiesta.
Tel. 0332 461304
reception@villacagnola.it  www.villacagnola.it

 
   
© riproduzione riservata