Mobili lombardi del Settecento

La bottega milanese dei Valentini
di Andrea Bardelli

Il nome “De Valentinis” viene alla ribalta (termine appropriato al contesto) in occasione di un'asta di Semenzato a Venezia nell'ottobre 1984, nell'ambito della quale viene presentato un trumeau, (lotto 381, misure 250x145x56), recante la scritta “Fratres De Valentinis Mediolanenses hoc opus fecerunt a. 1763”[FOTO 1].
Nessun dubbio sul nome degli artefici, anche se, trattandosi di una scritta in latino, il nome degli stessi doveva essere semplicemente Valentini, quindi non De Valentinis, né De Valentini. Tra l'altro, un Antonio Maria Valentini compare in un documento databile al 1770 circa dal quale risulta pagare gli estimi all’università dei falegnami (http://www.antiqua.mi.it/falegnami_milano.htm).
Abbiamo invece il sospetto che la scritta si stata mal riportata fin dall'inizio e ciò abbia generato in letteratura una certa confusione che ci proponiamo di dissipare in Appendice.
Ciò che qui si vuole segnalare è che attorno al mitico nome dei Valentini è stato possibile raccogliere un primo significativo catalogo di mobili, individuati e classificati, partendo dall'esemplare firmato, in base a una serie di elementi ricorrenti di carattere sia formale, sia decorativo.
Un primo esemplare, forse anche in ordine cronologico, proviene dalla galleria Subert di Milano e mostra un decoro formato da sottili cornicette ebanizzate che, seppure con diverse varianti di disegno e disposizione sulla superficie del mobile, costituisce la cifra saliente della bottega. L'elemento immediatamente riconoscibile nella complessa composizione è costituito da tre petali stilizzati. Un secondo esemplare, passato in asta presso la Nuova Geri nel novembre 1986 [FOTO 2], introduce una leggera mossa sulla fronte e sui fianchi, pur mantenendo un assetto sostanzialmente rigido del corpo superiore contenente il piano ribaltabile. Presenta inoltre una spigolo ebanizzato con inserti in massello di radica di noce, terminante con piede a ricciolo introflesso, una tipologia che compare spesso nei mobili di questa famiglia. Ad esso possiamo associare senz'altro un trumeau, già della galleria Previtali di Bergamo.
Mostrano la stessa combinazione di spigolo e piede, ma la parte superiore mossa secondo la forma cosiddetta a urna, una ribalta, già presso la galleria Subert, una seconda passata in Finarte nel marzo 1988 e una terza proveniente dal mercato antiquario.

Foto 1 Foto 2
Due successive ribalte, pur mantenendo un impianto sostanzialmente severo, introducono i fianchi mossi in senso verticale. Si tratta di una ribalta, già presso la galleria Triboldi di Brescia e una ribalta passata in Finarte nel dicembre 1997 [FOTO 3]. La prima mostra lo spigolo liscio e i piedi a ricciolo estroflesso, la seconda lo spigolo scanalato e piedi a cipolla (presumibilmente di restauro). Fianchi mossa e corpo della ribalta a urna presentano pure tre trumeaux, accomunati anche dallo spigolo incurvato con inserto in radica e dalla cimasa. Si tratta del mobile di Semenzato di cui si è già fatto cenno, di quello pubblicato dall'Alberici (di cui diremo anche in Appendice) e di un mobile presentato da Previtali alla mostra degli Antiquari Milanesi del 1982 (diverso da quello sopra citato). Nel primo esemplare i piedi sono incurvati a ricciolo di forma massiccia, negli altri due sono molto semplici e a forma di vaso. Riteniamo, infine, che siano da assegnare alla bottega dei Valentini anche mobili che, pur mantenendo lo stesso impianto decorativo, siano stati realizzati in modo più sobrio e lineare. Si tratta, nello specifico, di tre trumeaux: uno proveniente dal mercato antiquario, un altro presentato dalla galleria Romigioli di Legnano (Mi) all'edizione 2006 di Antiquaria, Mostra mercato degli antiquari milanesi (quest'ultimo, in realtà, dotato di fianco mosso e decorato in modo piuttosto ricco) [FOTO 4] e un altro ancora passato in asta da Semenzato nel maggio 2004.
Foto 3 Foto 4


Come è stato possibile accertare, le botteghe difficilmente producevano mobili identici – a meno che non si trattasse di una coppia destinata allo stesso committente – ma si avvalevano di diverse soluzioni che utilizzavano in modo alternato distribuendole su vari esemplari.
La caratteristica principale dei cassettoni attribuiti ai Valentini è, come già menzionato, il decoro realizzato con sottili cornicette ebanizzate, che formano disegni ariosi e raffinati sulla fronte, sui piano della ribalta e sui fianchi.
Di questi disegni sono state individuate diverse varianti che si ripetono, anche se in modo non omogeneo, su diversi esemplari. Varia anche la forma dei piedi, ora a ricciolo introflesso, ora a semplice a vasetto, anch'essi variamente associati a diversi tipi di spigolo.
Pur nella varietà delle combinazioni, tali elementi caratteristici possono essere sufficienti a stabilire una sorta di benchmark stilistico, rispetto al quale effettuare confronti e riferimenti con esemplari per i quali l'eventuale appartenenza alla bottega sia di minore evidenza.
I mobili di cui abbiamo parlato sono da riferire a un ambito temporale abbastanza ristretto, circa trent'anni a cavallo della metà del secolo.
Possiamo però immaginare che la bottega abbia potuto operare anche in modo diversificato e che sia stata abbastanza longeva, quindi non possiamo escludere che altri modelli siano stati realizzati nello stesso periodo, così come è assai probabile che i Valentini abbiano eseguito, in precedenza, mobili di foggia più antiquata o che si siano spinti in epoca neoclassica e forse anche oltre.
Sarà questa una delle lacune ancora da colmare.


Appendice: riassunto di un pasticcio

Come si è detto all'inizio, un trumeau firmato e datato compare da Semenzato nel 1984. Clelia Alberici ne viene a conoscenza e ne vede un'immagine, ma, quando redige il suo volume sul mobile lombardo, preferisce pubblicare un mobile analogo di proprietà dell'antiquario Luigi Ongaro, a proposito del quale dice: “In un altro esemplare uguale a questo compare la scritta in penna, all'interno di un cassetto: Fratres De Valentinis Mediolanenses fecerunt 1763” (C. Alberici, Il mobile lombardo, Gorlich, Milano 1969 p. 112). Il mobile di Luigi Ongaro, quindi, non è firmato, quello firmato è un altro, ossia quello di Semenzato, solo che l'Alberici (a meno che non parli di un terzo trumeau) sbaglia a riferirne la scritta.
Nello stesso anno, Alvar Gonzales Palacios parla di due trumò: quello di Semenzato di cui pubblica l'immagine, firmato “Fratres De Valentinis Mediolanenses hoc opus fecerunt a. 1763” e quello pubblicato già dall'Alberici, riportandone la scritta inventata: “Fratres De Valentinis Mediolanenses fecerunt 1763” (A. Gonzales Palacios, Il tempio del Gusto, Il Granducato di Toscana e gli Stati settentrionali, Longanesi 1969 I p. 263).
Qui si origina l'equivoco che i trumeaux firmati siano due, entrambi del 1763, mentre essi sono due e sono effettivamente molto simili, ma solo quello di Semenzato è firmato.
Nel 1991, anche la Bandera Gregori ci mette del suo: pubblica il trumò di Semenzato, ma gli attribuisce una scritta nella versione dell'Alberici: “Fratres De Valentinis Mediolanenses fecerunt 1763” (L. Bandera Gregori, Il mobile lombardo tra barocco e rococò, AAA VV, Settecento lombardo, Electa, Milano 1991, p. 476 ).
Quello che pensiamo sia un errore si ripete anche in tempi più recenti. Enrico Colle parla del “1763, anno in cui i fratelli De Valentini firmarono due mobili con alzata” (E. Colle, Il mobile rococò in Italia, Electa, Milano 2003, p. 390), Giuseppe Beretti dice “Attorno alla metà degli anni sessanta i Fratelli De Valentinis firmano due ribalte con alzate, già rese note dalla critica” (G. Beretti, Un mobile a doppio corpo milanese verso il 1765, catalogo Sotheby's Milano, 10-11 luglio 2007, lotto n. 328) e, infine, lo scrivente, in un contributo su Antiqua del 2009, riporta: “... De Valentinis, i quali firmano due celebri trumeaux con le cornicette ebanizzate, datati entrambe 1763” (http://www.antiqua.mi.it/falegnami_milano.htm).

 

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