Storia della storiografia del mobile

I libri sul mobile italiano in generale
di Andrea Bardelli

 
 

Sul mobile antico sono stati prodotti numerosi volumi, profondamente diversi per finalità e contenuti. E' spesso difficile orientarsi nella scelta dei testi più attendibili, quelli che veramente hanno fatto crescere le conoscenze in materia e che, ancora oggi, si possono considerare “di riferimento”.
A meno che non si sia collezionisti, se non si vuole riempire la libreria con testi di scarso significato (sfruttando le ottime occasioni fornite dal mercato dell'usato), oppure pagare testi superati a prezzi da bibliofilo, ecco una guida per selezionare i migliori.
Cominciamo dai volumi sul mobile italiano di carattere generalista, ossia non incentrati su particolari epoche, regioni, categorie di mobili, figure di artefici.
Per i riferimenti per esteso ai testi, qui citati in genere solo con autore e anno di pubblicazione, si rimanda alla Bibliografia Mobili che ripubblichiamo in una versione aggiornata
(http://www.antiqua.mi.it/bibliografie.htm)
Seguendo un ordine cronologico, iniziamo citando il Ferrari 1941, emblematico di tanta letteratura in voga fino al primo dopoguerra (di cui i maggiori esponenti sono, tra gli altri, Morazzoni, Pedrini e Rava), in cui il testo è ridotto a pochissime pagine introduttive, mentre il corpo del volume è costituito da tavole con bellissime immagini in bianco e nero corredate da sintetiche didascalie. Si tratta quindi di straordinari repertori di immagini, alcune delle quali riferiti a oggetti scomparsi durante la guerra o a seguito della dispersione degli arredi negli anni successivi. Tutti i volumi “anteguerra” si possono consigliare, ma solo per le immagini e solo se li si può acquistare a prezzi contenuti.
Un ottimo testo che ci permettiamo di consigliere senza riserve è invece il Terni de Gregory la cui prima edizione, con il titolo Vecchi mobili italiani, vede la luce nel 1953. Ne seguiranno moltissime altre (la maggior parte delle quali postume) con formato e copertine diverse, alcune variazioni nella scelta delle immagini e nell'impaginazione. L'editore è Vallardi che, negli stessi anni, è particolarmente attivo nel settore della pubblicistica sulle arti decorative (ci si riferisce ai 20 volumi della collana Le arti nella casa italiana, ideata e diretta da Giovanni Mariacher e da Francesco Vallardi).
Nonostante facesse parte della “vecchia guardia” e fosse una studiosa delle arti maggiori, la Terni De Gregory, nata nel 1876 e morta agli inizi degli anni Sessanta, ci consegna un libro di altissimo livello divulgativo, con un ricco testo che, forse per la prima volta, si avventura sul terreno della critica e dell'interpretazione del fenomeno. Disegni e tavole accompagnano le immagini, talvolta di bassa qualità, ma estremamente efficaci. Ciò che piace è che l'autrice, che era inglese di origine ma cremasca d'adozione e profonda conoscitrice del mobile lombardo, non manchi di formulare attribuzioni di provenienza circostanziate e giustificate.
Lo stesso piglio divulgativo si trova in Gonzales Palacios 1969, i tre volumi sul mobile italiano editi da Fabbri, nell'ambito di una collana di più ampio respiro comprendente anche volumi sui mobili di altri paesi. L'autore riprende immagini e concetti in parte già presentati in una collana dello stesso editore, uscita nel 1962 con il titolo La casa d'oro in diversi volumi, quattro dei quali dedicati ai mobili (italiani e non). Si inaugura così una consuetudine, adottata anche da altri editori come la De Agostini, di riciclare gli stessi materiali, con poche varianti, in edizioni di diverso genere e formato (quaderni, enciclopedie, ecc.), creando qualche scompiglio e spesso delusione nei lettori.


E' interessante notare che, alla fine di entrambe le serie, Gonzales Palacios redige delle Notizie bibliografiche (un po' quello che stiamo facendo in questa sede), ossia una bibliografia ragionata delle principali pubblicazioni in materia, una formula molto interessante e, a quanto ci risulta, non più replicata.
Un testo da lui citato è il Gregory 1966, edito da Sansoni, dedicato agli stili (non solo dei mobili) in Italia, un testo agile, ma illuminante come viatico per l'antiquariato.
Dopo quasi quindici anni, troviamo il Cera 1983 che introduce la valutazione dei mobili secondo i criteri propri dei cataloghi d'asta, con tutti i pregi (collegamento al mercato) e i difetti (didascalie sintetiche e non troppo meditate) di questa formula.
L'editore è Longanesi che, di lì a poco, darà alle stampe un testo fondamentale per la storiografia del mobile: i due volumi del Gonzales Palacios 1984-1986. E' proprio da questo testo ponderoso che prende avvio la critica del mobile intesa in senso moderno, con il relativo inquadramento storico, il riferimenti ai documenti e alla letteratura in materia, l'identificazione di artefici e scuole.
Un altro testo fondamentale, sebbene in un'ottica del tutto diversa, è il De Ruvo-Broggi-Morandi 1990 per De Agostini (che questa volta realizza un prodotto assolutamente inedito e innovativo). Lo scopo è quello di far conoscere il mobile nei suoi aspetti costruttivi e la complessa materia, fino a quel momento confinata nella ristretta cerchia degli addetti lavori, viene svolto senza reticenze e in modo efficace.
Gli anni successivi sono quelli caratterizzati dal boom dell'antiquariato, gli sponsor non mancano e si producono volumi sul mobile italiano di scarsa qualità, al massimo utili come repertori illustrativi.
C'è da dire che il libro generalista, in sintonia con l'evolversi degli studi in materia, cede progressivamente il posto ai testi specializzati (epoche, regioni, artefici, categorie) nei quali si cimentano nuove generazioni di studiosi.
Senza alcuna pretesa di scientificità, un testo che si legge volentieri è il Fioratti 2004 che contiene, in modo ordinato e competente, tantissime informazioni interessanti.

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Pubblicato il 6 lug. 2010
 
 
W. Terni de Gregory, Vecchi mobili italiani, Vallardi, Milano 1953 + 
 
 
 
F. De Ruvo- S.Broggi-G.Morandi, Antico, finto antico o in stile?, De Agostini, Novara 1990.