Cola dell'Amatrice, un destino avverso

Pubblicato il 1 ott. 2016

 

Destino infausto quello di Cola dell'Amatrice, al secolo Nicola Filotesio, tristemente rappresentato dal crollo della sua statua in seguito al terremoto che ha colpito la sua città nella notte tra il 23 e il 24 agosto 2016 (Figure 1 e 2).


Figure 1 e 2 Salvatore (Turillo) Sindoni, Cola dall'Amatrice,
bronzo, 1915, Amatrice (Rt).
Foto La Repubblica prima e dopo il terremoto dell'agosto 2016.


La bella scultura in bronzo, che speriamo sia possibile restaurare, è opera del poco noto scultore Turillo Sindoni (1868-1941) ed era stata collocata nel centro di Amatrice nel 1915 per celebrare il suo cittadino più famoso (Nota 1).
Cola è nato ad Amatrice attorno al 1480 ed è stato pittore e architetto  (Nota 2).

La sua è una vita tormentata dove la sventura appare costante con effetti che il caso protrae fino ai giorni nostri.

Nel 1524 viene chiamato a L'Aquila - proveniente da Ascoli dove si era trasferito - per approntare il progetto della facciata della nuova basilica di San Bernardino (Figura 3), la cui riedificazione si protrae dal 1525 al 1527. La facciata ha sostanzialmente resistito al terremoto dell'Aquila del 6 aprile 2009 durante il quale sono stati invece gravemente danneggiato l'abside e il campanile, sicché la chiesa è stata riaperta al pubblico solo il 2 maggio 2015.
Nel 1536 è costretto a fuggire da Ascoli a seguito dei tumulti provocati dalla famiglia Guiderocchi di cui era sostenitore e Vasari (1568) riferisce che in quell'occasione Cola abbia perso in circostanze drammatiche la moglie, la quale si sarebbe gettata da una rupe per sfuggire agli inseguitori.
Nel 1537 Cola progetta una diga sul fiume Como nei pressi di Biselli (ora nel comune di Norcia) che crolla poco dopo; viene pertanto messo sotto accusa e, in base alle clausole contrattuali a suo tempo pattuite, i magistrati di Norcia iniziano nel 1540 a chiedergli la restituzione dei compensi.
In quello stesso anno 1540, Alessandro Vitelli, nuovo feudatario di Amatrice dal 1538 per volere di Carlo V, richiede a Cola, nel frattempo tornato ad Amatrice, un progetto  per la ricostruzione e la ristrutturazione urbanistica di Amatrice che era stata distrutta dagli stessi imperiali nel 1529 (Nota 3). E' proprio a questo progetto che i cittadini di Amatrice vorrebbero affidarsi per la ricostruzione.
Cola dell'Amatrice muore ad Ascoli nel 1559, ma la sfortuna lo perseguita anche dopo morto.

Fig. 3 - Chiesa di San Bernardino, L'Aquila.


A parte le recenti vicende occorse ad alcune sue opere architettoniche, San Bernardino a L'Aquila e la stessa Amatrice, non possiamo parlare in assoluto di dannatio memoriae, ma certo è che la sua attività artistica è stata messa in luce in seguito all'ultimo terremoto.
E' per altro vero che, in tempi non sospetti, Vittorio Sgarbi - che a questo pittore dimostra di essere sempre stato legato - ne ha scritto nella sua bella rubrica Scoperte e Rivelazioni sul settimanale Sette del Corriere della Sera. Il 15 luglio 2016, circa un mese prima del terremoto, Sgarbi pubblica un'inedita tempera su tavola raffigurante una Sacra famiglia “allargata” (Figura 4), annunciandone la presenza alla mostra Lorenzo de Carris e i pittori eccentrici nelle Marche del primo Cinquecento in corso a Matelica (Mc) fino al 2 ottobre 2016.
Sono poche le opere di Cola conservate ad Amatrice. Una sua Sacra Famiglia (Figura 5) era esposta nel Museo Civico intitolato a Cola Filotesio, all'interno della chiesa di Sant'Emidio, che stando almeno ai primi bollettini risultava gravemente lesionato.
Cessata l'emergenza, è stato spontaneo chiedersi da parte della comunità dell'arte che ne fosse della tavola ed è stato un grosso sollievo vederla tra le opere recuperate in buono stato, anche se presumibilmente in attesa di restauro (Figura 6).
Attendiamo quindi la grande mostra annunciata dalla stampa che si terrà tra Mantova, Milano, Ascoli e L'Aquila con il titolo Cola dell'Amatrice l'indimenticabile, un titolo che sembra concepito proprio per scongiurarne per sempre l'oblio.

Fig. 4 - Cola dell'Amatrice, Sacra Famiglia,
tempera su tavola cm. 132 x 108, collezione privata.

 

Fig. 5 - Cola dell'Amatrice, Sacra Famiglia, Amatrice,
Museo Civico Cola Filotesio.

Fig. 6 - Recupero di opere dal Museo Civico di Amatrice
tra cui la Sacra Famiglia di Cola dell'Amatrice


Attendiamo quindi la grande mostra annunciata dalla stampa che si terrà tra Mantova, Milano, Ascoli e L'Aquila con il titolo Cola dell'Amatrice l'indimenticabile, un titolo che sembra concepito proprio per scongiurarne per sempre l'oblio.

Note

[1]
Turillo Sindoni, nato a Barcellona Pozzo di Gotto (Me), sin da giovane dimostrò la sua abilità scultorea, modellando per il presepe le statuine di argilla, nelle quali raffigurava i notabili del paese. Allievo della gloriosa scuola di disegno della Società Operaia di Mutuo Soccorso, notato dal direttore di un giornale messinese, venne segnalato all'Accademia delle Belle Arti, che il Sindoni poté frequentare grazie ad un finanziamento comunale. Affermatosi come artista, aprì studi a Roma in Via Margutta, in via del Babuino e in piazza Libertà. Nel 1919 realizzò un gruppo bronzeo raffigurante Il trionfo della Vittoria Italiana. Si distinse nell'arte del busto- ritratto, eternando molte personalità dell'aristocrazia dell'epoca e persino la Regina Elena. Realizzò numerosi monumenti ai caduti, che dominano in numerose piazze e giardini d'Italia. Spentosi nel 1941, venne sepolto al Verano a Roma (testo di Maria Rosa Naselli tratto dal sito del Comune di Barcellona).
Sullo scultore Salvatore (Turillo) Sindoni, il quale meriterebbe a sua volta di essere meglio conosciuto e rivalutato, vedi anche il bel saggio di Anna Maria Damigella sul sito della Società di Studi Menenini nel 2015.
[2]
http://www.treccani.it/enciclopedia/nicola-filotesio_(Dizionario-Biografico)/
[3]
La voce Nicola Filotesio su Wikipedia su questo e altri punti è piuttosto imprecisa. Si veda invece il saggio di Adriano Ghisetti Giavarina, Cola dell'Amatrice: la facciata della basilica di San Bernardino all'Aquila in La bellezza inquieta. Arte in Abruzzo al tempo di Margherita d’Austria (a cura di Lucia Arbace), Allemandi, Torino 2013S.

 

 
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