Approfondimento sulle cripte Basiliane

   

Ci si chiede come le cosiddette cripte basiliane si inseriscano nel processo storico-religioso che vede l'affermarsi e il persistere della cultura bizantina in Puglia, segnatamente in Terra d'Otranto. Lo facciamo rivolgendo una serie di domande al prof. Marcello Andriolo, docente di Religione.

Innanzi tutto perchè si parla di monaci Basiliani ?

Il nome deriva da San Basilio il Grande (330-379), vescovo di Cesarea in Cappadocia, cui va il merito di aver codificato le regola del monachesimo orientale di cui le cripte sono un'espressione.

A quando risale la tradizione liturgica bizantina e la presenza dei monaci basiliani in Puglia ?
Per comprendere i motivi della tradizione liturgica bizantina in Terra d’Otranto bisogna risalire a ritroso lungo il corso dei secoli. Presenze ellenofone in Salento sono già attestate prima della venuta di Cristo. Quindi la lingua ha costituito un punto a favore nei confronti della successiva accoglienza e dello sviluppo in loco della cultura e degli usi civili e liturgici bizantini.
Risale però alla seconda metà del IV secolo la presenza di monaci basiliani che si distinguono per i luoghi di culto scavati nella roccia e poi affrescati: le famose cripte basiliane. Occorre però subito smontare uno dei più diffusi luoghi comuni che, con pressappochismo, riduce la presenza bizantina nel Mezzogiorno al solo monachesimo basiliano. Oltre a tale importantissima esperienza di vita religiosa orientale, infatti, non si può prescindere dal considerare il resto degli ecclesiastici bizantini con le funzioni e le prerogative loro proprie. I basiliani non vanno confusi con il clero greco! Così come un altro mito da sfatare è che i monaci scavassero le cripte per nascondersi. Non è vero. Tra il V e VI secolo sorgono ovunque nel Salento cripte, ma anche chiese, cenobi e laure che si trasformano in nuovi poli di attrazione del popolamento contadino e avviano un processo di cristianizzazione delle campagne. Questo processo prosegue ininterrottamente fino al XI secolo. Ecco perchè cripte è indicato tra virgolette nel titolo.

Si parla di clero e rito greco, in altri casi di clero e rito bizantino. Ci spiega la differenza ?
Una prima distinzione si deve operare tra chiesa occidentale e chiesa orientale, risalente di fatto alla divisione dell'Impero resa definitiva dopo la morte di Teodosio (395), nel senso che la chiesa orientale, pur mantenendosi legata a Roma, si differenzia progressivamente in termini liturgici dando origine, tra gli altri, al rito bizantino (gli altri, corrispondenti ad altrettante chiese orientali, sono quello copto o alessandrino, siro occidentale o antiocheno, siro orientale o caldeo o persiano e armeno).
Lo scisma del 1054 determina la divisione anche “politica” tra la chiesa di Roma e quella cosiddetta ortodossa. La chiesa ortodossa segue il rito bizantino, per cui si parla spesso, indifferentemente, di chiesa ortodossa o bizantina.
In realtà, in alcuni territori, segnatamente in Terra d'Otranto, si fa riferimento a un rito che si continua a definire bizantino, proprio della chiesa cattolica di tradizione orientale (potremmo dire “prescismatica”), alla cui confessione appartiene fino almeno al XVI secolo gran parte del popolo salentino.
Quindi, sebbene abbastanza identici sul piano dottrinale, esiste un rito bizantino proprio della chiesa ortodossa e un rito bizantino della chiesa salentina all'interno della chiesa cattolica. Vi è però un'importante differenza: nei paesi di religione cristiana-ortodossa, la lingua greca è stata abbandonata (tranne ovviamente che in Grecia) a favore delle lingue nazionali, soprattutto slave, in cui è stata tradotta la liturgia bizantina, mentre in Salento si è mantenuto l'uso liturgico dell'originale lingua greca. Sebbene si prediliga oggi ovunque l'espressione “rito bizantino”, il termine “rito greco” potrebbe essere plausibile proprio in Italia meridionale.

 


Sempre restando in Puglia, che relazione esiste tra la dominazione bizantina e lo sviluppo del rito bizantino ?
A differenza di ciò che si potrebbe presumere, l'uso della liturgia bizantina non è spiegabile, almeno in forma assoluta, in virtù dell’appartenenza del Salento, come di altre numerose regioni italiche all’impero bizantino. Infatti, dopo la conquista del Meridione nel 535, i Bizantini non entrano in merito a questioni prettamente religiose e il rito latino, da poco introdotto con la prima evangelizzazione, non viene affatto bandito o soppiantato. Risulta più sensato, ma non esaustivo, il voler ricondurre le origini salentine del rito bizantino alle già citate “radici greche” sulle quali si innesta l'immigrazione di centinaia di uomini, in special modo monaci, che tra il VII e il IX secolo furono costretti ad abbandonare la propria terra (Grecia e Asia Minore) per trovare rifugio oltremare.

Quali i motivi ?
Per prime le guerre contro Slavi ed Avari e quella contro la Persia che occupano ininterrottamente il periodo che va dal 565 al 619. Poi, a partire dal 630, l’invasione araba che, drammaticamente, assomma in sé nefasti fattori politici e religiosi. Infine, nel 726, un editto dell'imperatore Leone III l’Isaurico (717-741) che proibisce il culto delle immagini sacre (iconoclastia). A pagarne maggiormente le spese sono soprattutto i monaci iconoduli che si vedono costretti a emigrare portando con se le preziose immagini. In realtà, secondo taluni storici, la lotta contro le icone non è stato che un pretesto dottrinale per muovere guerra contro il monachesimo greco, accusato di essere il maggior latifondista dell'impero e quindi d'ostacolo allo sforzo prodotto dal governo per riformare l'agricoltura.

Qual'è l'atteggiamento della chiesa di Roma nei confronti di questi esuli ?
Molto favorevole. Il papa di Roma, cui appartengono quei territori, si dimostra apertamente contrario alle disposizioni dell'imperatore di Bisanzio.
D'altro canto, come già evidenziato, le comunità di rito bizantino dell’Italia meridionale, pur mantenendo propri usi liturgici bizantini, rimangono a tutti gli effetti legate al Papa e al cattolicesimo. Si tratta di un fenomeno che precorre, sebbene in modo anomalo, il cosiddetto uniatismo (riunificazione alla chiesa di Roma) che avrebbero caratterizzato in special modo alcune chiese orientali di etnia slava nel corso dell’età moderna.
La benevolenza del Papa, suscita la reazione dell'imperatore Leone III che, nel 732, si annette parte del territorio pugliese. Probabilmente è questo il periodo in cui la penisola salentina rinsalda i legami con la chiesa di Costantinopoli. Risalgono a tale epoca, infatti, le notizie circa la comparsa dei primi vescovi greci. Basti pensare che a Otranto, agli inizi del IX secolo, si attesta, addirittura, la presenza di un vescovo iconoclasta.

Come si evolve la situazione ?
Ai Bizantini subentrano i Normanni, fedeli alla chiesa di Roma (XI-XII secolo), che attuano una politica di sostanziale tolleranza nei confronti della comunità di rito greco.
Questo atteggiamento non cambiarà sotto la dinastia sveva (1194-1266), mentre è sotto gli Angioini (1266-1442) che le comunità bizantine in Salento patiscono alcune persecuzioni. Infine, la caduta di Costantinopoli per mano dei Turchi (1453), avvenuta durante il regno Aragonese determina la definitiva recisione dei contatti con la “madre patria”.
Tra alterne vicende, il rito bizantino si conserva ancora a lungo in Salento per estinguersi alla fine del XVII° secolo. L'ultimo “papas” muore infatti a Castrignano nel 1668, ma i suoi successori, tutti di rito latino, continuano ad amministrare i sacramenti in lingua greca, con apposita dispensa arcivescovile.

 
   
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Pubblicato il 1 mag. 2011
 
Giurdignano resti abbazia di Casole
Figura 2
Giurdignano  san Salvatore
Soleto  santo Stefano(particolare)
Soleto santo Stefano