Compendio di storia dell'arte greca
del prof. Aureliano Manzini


Pubblicato il 2 ott. 2010
Statua di un Kouros (XVII sec. a.C.)
Foto 1
Statua di un Kouros (XVII sec. a.C.)
Fidia e allievi, bassorilievo del Partenone, Londra, British museum
Foto 2
Fidia e allievi, bassorilievo del Partenone, Londra, British museum
Prassitele, Afrodite Cnidia, copia romana, Roma, musei del Vaticano
Foto 3
Prassitele, Afrodite Cnidia, copia romana, Roma, musei del Vaticano

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Statua di ragazza, Korè (VI sec. a. C.) http://it.wikipedia.org/wiki/File:ACMA_681_Kore_Antenor_1.JPG
Tirannicidi, copia (V sec. a.C.)
http://it.wikipedia.org/wiki/File:Tirannicidi.jpg
Discobolo di Mirone, copia (V sec. a.C) http://it.wikipedia.org/wiki/File:Discobolus_Lancelotti_Massimo.jpg
Apollo “Kassel di Fidia, copia (V sec. a.C.) http://it.wikipedia.org/wiki/File:Apollo_Kassel_type_Louvre_Ma884.jpg
Diadumeno di Policleto (V sec. a.C.) http://it.wikipedia.org/wiki/File:Diadoumenos-Atenas.jpg
Nike di Peonio (V sec. a.C.)
http://it.wikipedia.org/wiki/File:Paeonius_Nike_-_1889_drawing.jpg
Menade di Scopa (IV sec. a.C.) http://it.wikipedia.org/wiki/File:Skopas_menade_pushkin.jpg
Apollo di Prassitele, copia (IV sec. a.C.) http://it.wikipedia.org/wiki/File:Apollo_Saurocton_Louvre.jpg
Ermes di Lisippo (attr.), copia (fine IV sec. a.C.) http://it.wikipedia.org/wiki/File:Hermes-louvre3.jpg
“Apollo” del Belvedere (III sec. a.C.) http://it.wikipedia.org/wiki/File:Belvedere_Apollo_Pio-Clementino_Inv1015.jpg
Laocoonte (I sec. a.C.)
http://www.antiqua.mi.it/laocoonte_ambrosiana.htm

La prima forma d'arte adottata dai Greci (Elleni) fu la costruzione dei templi. Nei templi più antichi, la cella destinata a ospitare il dio era in mattoni crudi, mentre il simulacro del dio, le colonne, il tetto, e le porte erano in legno, il tutto dipinto in policromia. La scultura nacque proprio dalla necessità di rappresentare gli dei che erano antropomorfi. La statua del dio si presentava come un idolo rigido, la cui forma era contenuta entro il perimetro ideale del tronco dell'albero. Doveva essere simile alla rappresentazione di uno dei tanti giovani, detti Kouroi, che caratterizzarono la statuaria arcaica, soprattutto di ambito dorico (Fig. 1)
Nella costruzione dei templi, al legno si sostituì successivamente il marmo e il bronzo, ma si continuò a fare ampio uso della policromia.
Diremo subito che, in queste brevi note, non parleremo della pittura in senso stretto, che pure esisteva in forma di affresco. Nessuna delle opere riferite a vari pittori ci è pervenuta.

Oltre al simulacro del dio, venivano realizzati anche dei bassorilievi che coprivano alcune parti del tempio, segnatamente metope e triglifi, poiché le vicende degli dei, che formano la mitologia, dovevano essere narrate.
Lo stile prevalente nella costruzione dei templi fu quello dorico.
Lo stile ionico ebbe un proprio capitello e linee più leggere e slanciate. Nel tempio ionico scomparvero i triglifi e il fregio si presentava come una superficie continua, una metopa ininterrotta, in cui la scultura si dipanava senza pause.
Mentre i Dori, che occuparono inizialmente la parte centro settentrionale del paese, si vestivano di lana grezza, gli Ioni, favoriti dal clima mite delle isole e della costa dove abitavano, iniziarono a vestire con capi in lino e a curare l'eleganza. Nella scultura ionica, quindi, la foggia del vestire era studiata con estrema accuratezza, così come l'acconciatura dei capelli.
Una tipica forma di espressione artistica è rappresentata delle Korai, sculture di fanciulle che rappresentavano l'ideale femminile dell'epoca, aventi il loro corrispettivo maschile nei Kouroi. Le Korai erano rigide e avevano le braccia piegate a squadra per offrire fiori e frutta agli dei, soprattutto ad Atena.

Tutto ciò fino alle guerre persiane, combattute da tutti i greci riuniti, che determinarono la distruzione di tutti i templi. Quelli che si possono ancora vedere si trovano dove sorsero le colonie.
Dopo la vittoria greca a Salamina, venne eretto il tempio di Egina, in stile dorico per quanto ubicato su un'isola ionica. Ad evocare lo spirito guerriero, nella scultura tornò il nudo, non solo quello degli dei, ma anche quello dei campioni di atletica. A Egina, dunque, oltre ai bassorilievi delle metope e alle sculture dei frontoni, furono innalzate le statue dei vincitori dei giochi ai quali partecipavano da tutta la Grecia.
Le guerre persiane terminarono definitivamente con la battaglia di Platea (479). Atene divenne la città più importante e Pericle il personaggio più potente. Nacque la cultura Attica con caratteri ionici, ma anche dorici. Nella scultura comparirono nuovi soggetti come gli aurighi e gli eroi.
Nelle metope venivano rappresentate azioni anche violente, ma le statue a tutto tondo degli atleti mantenevano una calma quasi assoluta, con il capo leggermente inclinato, il busto equilibrato sulle anche, un braccio disteso lungo il corpo e l'altro piegato senza tensione a reggere la corona.
Con Mirone s'inaugura la serie degli artisti attici dopo le guerre persiane. Il suo Discobolo dimostrava come nella scultura greca facesse irruzione il movimento, ma i volti dei suoi personaggi restavano privi di espressione.
Oltre a templi e stadi, esistevano i teatri. Dopo Eschilo, in cui la tragedia era un dramma sacro, Sofocle introdusse nella tragedia la passione degli uomini e il suo dominio. Lo stesso senso si ebbe in Fidia, il massimo scultore dell'epoca, scelto da Pericle per la ricostruzione dell'Acropoli nel 477.
Fidia lavorava con un marmo di grana finissima oppure realizzava statue criselefantine, ossia in oro e avorio, come dovevano essere quelle di Atena per l'Acropoli e quella di Zeus per Olimpia, entrambe perdute e note attraverso copie marmoree. La scultura di Fidia era splendidamente modellata, con panneggi morbidi e fitti di pieghe. Il tratto caratteristico dei suoi personaggi fu la solennità, ma anche una profonda umanità (Fig. 2).


In contrasto con la scuola attica si pose l'opera di Policleto, nato nella dorica Argolide attorno al 480. Ad Argo la scultura celebrativa era ancora incentrata sul nudo senza atteggiamenti drammatici o patetici e Policleto fu l'interprete più rigoroso di questa tendenza. La materia preferita era il bronzo. L'opera più rappresentativa di questo periodo fu il suo Dorifero, noto attraverso copie marmoree romane perché l'originale in bronzo andò perduto, privo di movimento e di torsione; la testa tornò a essere quella inespressiva dell'atleta mironiano.
L'ideale di Policleto non fu nel sentimento e nella serenità, ma nella perfezione e nella proporzione delle forme secondo un canone preciso, detto appunto il “canone di Policleto”. La scultura di Fidia era palpitante, quella di Policleto impassibile. Nel 431 scoppiò la guerra del Peloponneso e Policleto fece ritorno ad Argo.
Ad Atene, a Pericle subentrarono i demagoghi e nell'arte tornò l'influsso del costume ionico. Nella scultura, dove l'elemento femminile era predominante, si riproposero i panneggiamenti pieghettati. Sull'Acropoli venne eretto il tempietto di Atena Nike con le Nikai, ancelle di Atena, e l'Eretteo con le Korai al posto delle colonne. Nel monumento alle Nereidi in Licia, invece, si verificò una novità: le statue delle Nereidi furono collocate tra colonna e colonna con la veste svolazzante, secondo un gusto che si identificava con lo scultore Peonio. La guerra del Peloponneso si concluse con la sconfitta di Atene. L'interprete di questo momento doloroso fu lo scultore Scopa, nato a Paro attorno al 415, figlio dello scultore Aristandro, ma formatosi alla scuola del dorico Policleto.
L'ethos di Fidia (profonda ispirazione morale), che si traduceva in serena compostezza, si trasformò, nelle sculture di Scopa, in pathos (intima drammaticità). Le sculture di Fidia comunicavano un senso di fiducia, quelle di Scopa una pietosa inquietudine.
Rispetto alle figure apatiche di Policleto, Scopa esprimeva le pene dell'anima specialmente nella testa (torsione del collo rivolto verso l'alto con atteggiamento implorante) e nei volti (escavazione dei tratti somatici, profondità della fossa orbitale).
Le opere di Scopa non raffiguravano la forza fisica di Mirone, la sublime serenità di Fidia o la perfetta armonia di Policleto), ma il tormento della coscienza e il turbamento dello spirito affranto.
All'epoca gli edifici più in auge erano i teatri dove alla tragedia edificante di Eschilo e a quella umanamente consolante di Sofocle, si preferiva ora quella di Euripide che si avvicinava alla commedia. Sofocle disse: “io rappresento gli uomini come devono essere, Euripide li rappresenta come sono”. E così, pieni di affanno e di pietà, apparivano scolpiti da Scopa.


Con la battaglia di Cherone (338) Filippo di Macedonia conquistò la Grecia. In architettura, ai templi si affiancarono costruzione decorative a pianta rotonda e si ebbe l'invenzione del capitello corinzio. Non vi fu più nulla da narrare e la decorazione del fregio divenne ornamentale.
La scultura, pur continuando a rappresentare gli dei, si fece sostanzialmente profana. Il massimo esponente fu Prassitele, ateniese, assurto a fama attorno al 360. Ai soggetti tormentati di Scopa (Menadi, Melagro,Arianna) subentrarono soggetti dolcemente assorti (Afrodite, Ermes, Eros). Tipico della scultura prassitelica era un sostegno laterale (spesso drappeggiato) a cui il personaggio si appoggiava mollemente, creando un contrasto tra le pieghe e la levigatezza delle figure. Prassitele fu un grande maestro del marmo, mentre altri scultori, come visto, preferivano il bronzo. Le teste erano rivolte verso il basso ispirate da un senso di soave malinconia, priva di voluttà. Prassitele scolpì, per la prima volta, un'Afrodite completamente nuda, da alcuni interpretata come sintomatica della decadenza del costume morale degli ateniesi (Fig. 3).
Durante la successiva epoca di Alessandro, lo scultore più in auge fu Lisippo, nato in Argolide verso il 370. Egli ereditò da Policleto il gusto per la bellezza virile, ma operò al di fuori della fissità del suo canone. Le sue sculture erano nervose e frementi e rivelavano una intima energia. Erano fatte per essere viste a tutto tondo e non da un unico verso. Qualche volta le sue statue poggiavano su una gamba avanzante, come pronta allo scatto. I volti non erano quelli privi di espressione di Policleto, né quelli malinconici di Prassitele, né quelli affannati di Scopa, ma animati da una certa tensione. Le sculture erano ricche di particolari per cui Lisippo prediligeva il bronzo, anche se a noi sono pervenute solo copie in marmo.
Non a caso egli scelse soggetti come Ermes e Poseidone, cioè i numi più instabili, rapidi e frementi.

Durante il periodo ellenista o alessandrino, da Alessandria che ne fu il maggior centro culturale, si affermarono due scuole: quella di Pergamo, d'influenza attica e ispirata a Fidia, e quella di Rodi, d'influenza peloponnesiaca, ispirata a Scopa. L'arte non aveva più una funzione religiosa o civile e si asservì al fasto delle classi agiate. Caratteri dell'Ellenismo furono quindi la fastosità decorativa, il virtuosismo formale e il naturalismo episodico.
Mentre in architettura dominava lo stile corinzio, nella scultura sia affermarono artisti privi di grossa personalità, ma di grande maestria, che si rifacevano ai maestri del passato, soprattutto Fidia e Prassitele. Il maggior impegno della scultura ellenistica si ebbe nell'acuto realismo e nello studio dell'anatomia, che insieme a quello della psicologia portarono all'amore per il ritratto.
Fecero la loro comparsa soggetti tratti dalla vita quotidiana, che nessuno avrebbe mai rappresentato prima, come i contadini.
Numerosi Sileni, Fauni e Putti vennero scolpiti per abbellire giardini e cortili e il bassorilievo gareggiò con la pittura nella rappresentazione dei soggetti di genere. Molte copie marmoree di sculture furono destinate all'esportazione. Anche a Roma, negli anni della repubblica e dei primi anni dell'impero, si importarono dalla Grecia numerose sculture ellenistiche per decorare teatri, templi, terme e case private. D'epoca ellenistica è la maggior parte delle sculture marmoree che si può ammirare oggi nei musei di tutto il mondo.

APPENDICE

Rapido quadro storico

Attorno al 2000 a.C., genti indoeuropee invadono la Grecia (Fig. 4). Si tratta degli Achei, giunti dal nord, che si insediano inizialmente in Argolide, degli Ioni, giunti dal mare, che occupano l'Attica, l'Eubea e le Cicladi, degli Eoli che si stabiliscono nella Grecia centrale e i Dori in quella settentrionale. Achei, Ioni, Eoli e Dori costituiscono la stirpe greca (Elleni).
Inizialmente il ruolo di leader è svolto dagli Achei che fondano la civiltà micenea (1400-1100) dal nome di Micene, la loro città principale, ponendo fine alla cultura minoica (sviluppatasi da Creta circa 1.500 anni prima).
Attorno al 1100 i Dori muovono dalla Grecia settentrionale e, sfruttando l'uso delle nuove armi di ferro, distruggono Micene e si insediano nella parte meridionale del Peloponneso sovrapponendosi alle popolazioni preesistenti o costringendole a spostarsi.
L'espansione dorica durante il XI sec. determina un processo di accelerazione nella formazione di colonie verso Oriente (già iniziata nel XIV sec.) e verso Occidente (VIII-VII sec.).
Fino all'inizio del V secolo, inoltre, si rafforzano Atene (origine ionica) e Sparta (origine dorica).

Cronologia degli avvenimenti durante il V e IV secolo.

492-490 prima guerra persiana

480-479 seconda guerra persiana

457-429 età di Pericle

431-404 guerra del Peloponneso tra Sparta e Atene

338 Filippo il macedone conquista la Grecia

336-323 età di Alessandro

149-146 la Grecia diventa una provincia romana

 
 
Cartina della Grecia dopo il 1100, gi・Archivio Giuseppe Parisi, Milano)
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Cartina della Grecia dopo il 1100, già Archivio Giuseppe Parisi, Milano
 
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