Trumaeu di Filippo Giacomo Berrino
di Andrea Bardelli

  Pubblicato il 1 apr. 2016
   

Nell'ormai lontano dicembre 2000, la casa d'aste Semenzato presentò un cassettone a ribalta con alzata (trumeau secondo una terminologia invalsa sul mercato antiquario italiano) di provenienza piemontese, datato 1741 (Figura 1) (Nota 1).

La data compare all'interno della scritta “Berino fecit 1741” incisa al margine di una placca in avorio collocata al centro della parte esterna del piano calatoio (Figura 2).

Non vi è dubbio che si tratti di un mobile piemontese, lo dicono sia la forma, sia il decoro. E' consueta in Piemonte la costruzione dei mobili a due corpi con cimasa centinata che si richiude al centro su due riccioli e le ante del corpo superiore cieche, ossia prive di vetri o di specchi.

Altrettanto tipici sono gli spigoli arrotondati che terminano nel corpo inferiore con piedi a mensola dalla forma inconfondibile. Peculiari sono anche le cerniere che il Piemonte deriva dai modelli francesi, mentre le maniglie a goccia sono meno usuali anche se pertinenti. Più o meno con le stesse forme sono stati realizzati mobili in massello di noce con parti intagliate.

Per quanto riguarda il decoro, sono tipici del Piemonte sia gli intrecci vegetali intarsiati in essenze chiare su un fondo di noce, sia gli inserti in avorio (decorato e non), entrambi mutuati dall'ebanisteria francese, soprattutto quella di ispirazione fiamminga (Nota 2).

Fig. 1, 2, 3 Berrino F. Giacomo, cassettone a ribalta con alzata, cm: 125 x 54, alt. 239, Piemonte, 1741 (Semenzato, dicembre 2000 n. 200).

Fig. 2
Fig. 3

I mobili piemontesi di questo genere sono ben rappresentati in letteratura (vedi ancora Nota 1) e soprattutto nella casistica offerta dal mercato (di cui i cataloghi d'asta costituiscono una preziosa fonte di immagini), ma non è stato possibile ricondurre con certezza altri esemplari alla medesima mano che può aver eseguito il nostro trumeau.
Così come non è stato possibile identificare la fonte delle incisioni in avorio, probabilmente si tratta di stampe con soggetti cortesi o legati al mondo agreste (Figura 3)

E' comunque in ambito strettamente piemontese che è lecito ricercare l'autore del mobile.
A parte la naturale tendenza a semplificare, riducendo al minimo gli apporti di carattere scientifico, gli estensori della didascalia nel catalogo d'asta possono essere stati indotti alla prudenza nell'identificare in “Berino” l'artefice del trumeau poiché la firma appare sull'inserto figurato in avorio, a significare che si possa trattare dell'incisore in avorio piuttosto che dell'ebanista.

In realtà, un grande ebanista come Luigi Prinotto, sigla un celebre cassettone intarsiato con scene della vita di san Brunone incidendo data e firma proprio sulla placca in avorio (Figura 4) (Nota 3).

La conferma che Berino, anzi Berrino, sia l'autore del mobile e non delle sole incisioni in avorio ci viene fornita dalla presenza di Berrino Filippo Giacomo tra i membri dell'Università dei Minusieri di Torino, di cui risulta deputato nel 1763 (Nota 4).

A meno di supporre che si tratti di un mobile d'imitazione, prodotto in epoca molto tarda, credo non vi possa essere rischio di confusione con Berino Andrea di Michele, maestro minusiere dal 31 agosto 1819 della stessa Università.

 

Fig. 4 Prinotto Luigi, cassettone, Piemonte (Torino) 1736
(R. Antonetto, Minusieri ed ebanisti in Piemonte, Daniela Piazza 1985,
p. 262 e ss., figg. 374, 375, 376).

Note

[1]
Una breve ricerca effettuata nei testi specifici sul mobile piemontese e in quelli sul mobile del Settecento in Italia (dotati di un ricco repertorio di immagini), non ha permesso di identificare questo mobile che è quindi da considerarsi inedito (a parte la pubblicazione sul catalogo dell'asta di Semenzato). Sono stati consultati, sul mobile piemontese: A.Midana, L’arte del legno in Piemonte nel Sei e Settecento, Itala Ars, Torino s.d.; A.Pedrini, Il mobilio, gli ambienti e le decorzioni nei secoli XVII e XVIII in Piemonte, Itala Ars, Torino 1953; E.Baccheschi (a cura di), Mobili piemontesi del sei e settecento, Gorlich, Milano 1963; E.Quaglino, Il mobile piemontese, Gorlich, Milano 1966 (De Agostini 1997); R.Antonetto, Minusieri ed ebanisti in Piemonte, Daniela Piazza 1985. Sul mobile del Settecento in Italia :G.Wannenes, Mobili italiani del Settecento, Leonardo, Milano 1990; M.Agnellini (a cura di), Mobili italiani del Settecento, Giorgio Mondadori, Milano 1990; AAVV, Arredi del Settecento, B.ca Pop.Emilia R., Artioli, Modena 2003; E.Colle, Il mobile rococò in Italia, Electa, Milano 2003; L.Zinutti, Il linguaggio del mobile antico, Devanzis 2011.

[2]
Sulle caratteristiche del mobile piemontese si rimanda all'articolo della serie Gli imperdibili.

[3]
Di questo mobile parleremo presto a proposito di un cassettone decorato con le stesse scene, esibito nell'edizione di Mercanteinfiera a Parma nel marzo 2016.

[4]
AAVV, Antica Università dei Minusieri di Torino. Documenti per la storia delle arti del legno, Archivio Stato Torino (1986). L'Università dei Minusieri, già Compagnia de' Minusieri poi trasformatasi nella Società fra Maestri Legniaiuoli, Ebanisti e Carrozzai, è stata fondata nel 1636 a Torino allo scopo di riunire tutti gli esercenti la professione e di sottoporli a un regime regolamentare, salvaguardandone allo stesso tempo alcune prerogative

   
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