Un tavolo firmato Clemente Boeri
di Andrea Bardelli

  Pubblicato il 1 dic. 2016
   

Pochi mesi or sono è stato proposto sul mercato antiquario un bel tavolo intarsiato con scene tratte dalla storia della Grecia antica (Figure 1 e 2).



Fig. 1


Fig. 2

Fig. 1, 2, 3, 6, 8, 10 e 12 Boeri Clemente, tavolo lastronato e intarsiato con parti intagliate, diam. cm. 114, h. cm. 78, Genova 1879 (Gogna Srl, Tortona, Al)


Analizzandolo sul piano dello stile si sarebbe detto un tavolo databile attorno al 1830 per la forma del ceppo centrale sfaccettato, impostato su un elemento esagonale sostenuto da quattro gambe incurvate.
Inoltre, il decoro intarsiato sulla fascia e sulla base è tipico di quella fase stilistica, posteriore al 1830 circa, in cui l'intarsio scuro su fondo chiaro, tipico dello stile Carlo X (1825-1830), si esprime in un rapporto cromatico invertito (intarsio chiaro su fondo scuro) come in questo caso. Ancora, le scene figurate intarsiate sul piano ben rappresentano il classicismo insito nella cultura della Restaurazione, almeno fino alla svolta “romantica” che si completa poco prima della metà dell'Ottocento (Nota 1).
Proprio le gambe, infine, ci forniscono un ulteriore indizio dell'epoca e della provenienza. Questa tipologia di gamba intagliata, derivata dall'ebanisteria inglese è molto diffusa attorno al 1830 in Liguria dove operava l'ebanista Peters (Nota 2).
Si potrebbe quindi pensare a un virtuoso ebanista ligure attivo dopo il 1830, se il tavolo non portasse a chiare lettere la firma del suo autore e la data di esecuzione.
Si tratta di Clemente Boeri il quale lo “tarziò” a Genova nel 1879 come si legge all'interno di uno dei cassetti che scorrono nella fascia (Figura 3).



Fig. 3

Clemente Boeri
Le prime scarne notizie su Clemente Boeri risalgono al 1858 quando riceve una menzione speciale per un tavolo intarsiato e intagliato in occasione dell'Esposizione Universale tenutasi in quell'anno a Torino. Questa la motivazione abbastanza lusinghiera: “Al sig. Boeri Clemente, in Genova (n. 1125). Egli presentò uno tavolo intarsiata di molto ricchezza e bastantemente esatta lavoratura, ma che lascia desiderare miglior gusto negli intagli e specialmente nelle scolture del piede” (Nota 3).
Sempre come intagliatore, Clemente Boeri partecipa nel 1866 all'esecuzione di un monumentale leggio per il coro cinquecentesco della cattedrale di San Lorenzo a Genova (Figura 4) con la collaborazione di un altro intagliatore, Giovanni Battista Perasso da Gavi, su disegno dello scultore Santo Varni che era stato incaricato di far restaurare il coro tra il 1860 e il 1866.
L'opera presenta parti intagliate nel sostegno del leggio vero e proprio e sulla sua sommità, ma la tabella dove si appoggia il libro e le quattro facce del mobile di base destinato a contenere i volumi sono doviziosamente intarsiati con motivi vegetali e nature morte di tipo prospettico, tali da supporre la presenza di un intarsiatore esperto quale il Boeri doveva certamente essere.
Come è noto, alla realizzazione del coro della Cattedrale di San Lorenzo a Genova avevano contribuito vari artefici: Anselmo de' Fornari (1514) con l'aiuto di Elia de Rocchi, Giovanni Michele de Pantaleoni (1527) con Giovanni Piccardo, Gian Francesco Zambelli (1540-46) e Gaspare Forlani (1564); il terzo ordine di stalli e la cattedra episcopale sono databili al XVII secolo.

 

Fig. 4.
Varni Santo, Perasso da Gavi Gio. Battista, Boeri Clemente, badalone,
cm 130 x 130, h. cm. 305.0; iscrizione: Genuae Anno 1866.


Il nostro tavolo che reca la data del 1876 è stato eseguito a 10 anni dagli interventi in San Lorenzo e a  quasi 20 dalla prova torinese, all'epoca della quale non è detto che Boeri fosse agli esordi. Si tratterebbe quindi, in ogni caso, di un lavoro della sua piena maturità e uno dei suoi capi d'opera anche per la cura dedicata alla sua costruzione, praticamente perfetta ed eseguita con materiali eccellenti.

I soggetti intarsiati
La decifrazione delle scene intarsiate sul piano, un medaglione al centro e otto lunette in prossimità del bordo, non lascia spazio alla fantasia poiché Boeri, con le stesse modalità con le quali aveva firmato il mobile - una scritta in oro su etichetta ellittica di colore bruno (vedi ancora figura 3) - le intitola all'interno dei restanti tre cassetti.
In uno leggiamo quindi:
Aristodemo ingannato dall'amante della figlia
Aristodemo dopo uccisa la figlia
Aristodemo spaventato dall'ombra della figlia
Aristodemo si uccide.
In un altro:
Ipparco discaccia la sorella di Armodio dalla festa Panatenaica
Aristogitone ed Armodio corrono a uccidere Ipparco
Morte di Ipparco ed Armodio
Gli Spartani gettano nel pozzo l'ambasciatore di Dario.
E infine:
I Megaresi delusi dagli Ateniesi (riferito alla scena intarsiata al centro del tavolo).

La scelta delle scene non risponde a un vero e proprio progetto iconografico. Tutti gli intarsi raffigurano episodi della storia greca antica, apparentemente selezionati senza particolari criteri e riprodotti letteralmente da incisioni su rame di Bartolomeo Pinelli (Roma, 1781 – 1835).
Queste sono contenute in una raccolta di 100 soggetti pubblicata a Roma nel 1821 presso lo stampatore Vincenzo Poggioli con  testi esplicativi della gentildonna romana Fulvia Bertocchi, autrice di una compendiosa storia greca (Nota 4).
Mostriamo alcune scene intarsiate e il corrispettivo inciso a stampa da cui sono tratte.

La vicenda di Aristodemo, re dei Messeni in lotta con Sparta si svolge nell'VIII secolo a.C. ed è piuttosto complessa. In estrema sintesi, Aristodemo sacrifica la figlia uccidendola per propiziarsi gli dei e conservare il regno (Figure 5 e 6). La stessa figlia gli appare successivamente in sogno e, a seguito delle sue rivelazioni, Aristodemo si uccide.



Fig. 5



Fig. 6


Fig. 5, 7, 9 e 11 - Pinelli Batolomeo, incisioni su rame tratte da Raccolta di N° 100 soggetti li più rimarchevoli dell'Istoria Greca inventati ed incisi da Bartolomeo Pinelli Romano illustrata da Fulvia Bertocchi, Vincenzo Poggioli, Roma 1821.


Quella di Ipparco e Armodio si svolge invece alla fine del VI secolo a.C. e vede coinvolti Ipparco, succeduto al padre Pisistrato tiranno di Atene, e Armodio e Aristogitone, passati alla storia come “tirannicidi” per aver ucciso Ipparco prima di morire a loro volta per mano delle sue guardie (Figure 7 e 8).



Fig. 7


Fig. 8


L'episodio Gli Spartani gettano nel pozzo l'ambasciatore di Dario (Figure 9 e 10) si riferisce a quando gli Spartani uccidono gli ambasciatori persiani, come già avevano fatto gli ateniesi, segnando di fatto l'entrata in guerra di Sparta contro la Persia all'inizio del V secolo a.C.



Fig. 9


Fig. 10


Infine, al centro del tavolo è raffigurato l'episodio I Megaresi delusi dagli Ateniesi (Figure 11 e 12) che ci porta alla guerra del Peloponneso alla fine del V secolo a.C.
Alcuni giovani soldati ateniesi si travestono da donne e attirano in un tranello i megaresi, alleati di Sparta, così da poterli sbaragliare a aprirsi la strada per la conquista di Salamina.



Fig. 11


Fig. 12


Piuttosto che di “delusione” sarebbe stato più corretto parlare di “inganno” e infatti la scritta in calce all'incisione recita  “I Megaresi ingannati dagli Ateniesi travestiti...”, tuttavia Boeri deve aver tratto le sue “didascalie” dal testo scritto che precede le incisioni nel quale la già citata autrice Fulvia Bertocchi riporta in italiano “I Megaresi delusi dagli Ateniesi travestiti” e nella traduzione francese “Les Mégariens trompés per les Atheniéns déguisés” (Nota 5).


Note

[1]
Vedi Andrea Bardelli, Il mobile dell'800 in Italia: lo stile Luigi Filippo, Versione unica in PDF, Arte del restauro, 2010.
[2]
Vedi Antonella Rathschüler, Henry Thomas Peters e l'industria del mobile nell'Ottocento, Canneto, Genova 2014.
[3]
Camera di Agricoltura e di Commercio [Torino], Relazioni dei giurati e giudizio della R. Camera di agricoltura e commercio sulla Esposizione nazionale di prodotti delle industrie seguita nel 1858 in Torino, Unione tipografico-editrice torinese, Torino 1858, vol. II p. 475.
[4]
Ancora più precisamente: Raccolta di N° 100 soggetti li più rimarchevoli dell'Istoria Greca inventati ed incisi da Bartolomeo Pinelli Romano illustrata da Fulvia Bertocchi, Roma 1821 presso Vincenzo Poggioli stampatore della R. C. A.
[5]
Il titolo I Megaresi delusi …, lo stesso adottato da Clemente Boeri, compare alla base di un disegno facente parte di un album di 100 disegni a matita di grafite, attribuiti a Bartolomeo Pinelli e perfettamente corrispondenti alle 100 incisioni pubblicate nel 1821 di cui abbiamo parlato.
L'album è stato proposto nel giugno di quest'anno dalla la Libreria Antiquaria e Casa d'Aste Gonelli di Firenze (asta n. 20 sessione II, del 15.6.16 lotto 596).
Prima di aver visionato il volume del 1821 con le incisioni e soprattutto la parte di testo della Bertocchi, si era pensato che Boeri potesse aver visto (posseduto ?) l'album di disegni piuttosto che la serie di incisioni.

   
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