Cassapanca firmata E.Cassani
di Andrea Bardelli
        Pubblicato il 1 mag. 2014
           

Nella seconda metà inoltrata dell'Ottocento si producono mobili eclettici che accostano parti intagliate di gusto tardo rinascimentale a parti intarsiate tratte dai repertori tardo barocchi.
Ne pubblichiamo qui un bell'esempio: una cassapanca che segue una tipologia in genere destinata all'ingresso della casa (Figura 1). Le parti intagliate fanno diretto riferimento all'ebanisteria fiorentina della seconda metà del Cinquecento ed è questo il motivo per il quali si è soliti identificare questi mobili come “neo rinascimentali”, mentre, come abbiamo appena accennato e come vedremo meglio in seguito, i riferimenti iconograficie e culturali sono più diversificati e compositi. Nel pannello al centro dello schienale vediamo rappresentato un moderno baccanale con alcune giovani che si versano del vino attorniate da putti e animali esotici (Figura 2); in altre parti del mobile (cornice del pannello centrale, seduta, fronte), vediamo decori di tipo compendiario con piccole figure all'interno di tralci fioriti.


Fig. 1 e 2. Edoardo Cassani, Cassapanca, Lombardia, fine del XIX secolo, Genova, collezione privata

Questo gusto compositivo e la tecnica impiegata trovano un confronto abbastanza diretto con i mobili eseguiti a partire dalla seconda metà del Seicento e riferibili a maestranze fiamminghe.
La maggior parte di essi viene identificata come veneta (Figura 3), ma è documentata una produzione anche a Napoli e in Toscana, dove Leonardo Van der Vinne crea un genere che, in pieno Ottocento, sarà ripreso da noti intarsiatori come i fratelli Falcini a Firenze e Lancetti a Perugia.
L'intarsio è realizzato accostando legni di varie essenze, tasselli in avorio e, solo talvolta, inserti di madreperla. Si eseguono in avorio alcune parti anatomiche delle figure come visi e mani; ombre e tratti somatici sono tratteggiati con sottilissimi solchi incisi ed evidenziati a inchiostro.
Troviamo rappresentate scenette di genere tratte sia da soggetti classici (Figura 4), sia, soprattutto, dal quello che era l'immaginario dell'epoca per le atmosfere orientali (le famose cineserie). Fanno da compendio vasi fioriti e volatili esotici (ad esempio pappagalli), con abbondanza di girali fogliate e fiori (tra i quali spiccano garofani e tulipani).

Fig. 3. Cassettone, Veneto, fine XVII secolo,
Il Ponte, novembre 1998 n. 82.
Fig. 4. Particolare di un mobile non identificato.


Tornando alla produzione ottocentesca, si tratta di una tipologia di mobili abbastanza diffusa,  soprattutto in Lombardia dove le scene intarsiate più eseguite sono quelle di battaglia oppure, principalmente, di caccia tratte dalle stampe di famosi incisori come Antonio Tempesta e altri di origine franco-fiamminga. Unica variante tecnica, l'utilizzo dell'osso al posto dell'avorio, assai più raro e costoso.
Come quasi sempre, purtroppo, questi mobili sono anonimi e possono essere assegnati alla varie botteghe che si sa operanti dai documenti solo in via attributiva.
E' quindi di particolare interesse aver riscontrato che il pannello centrale della nostra cassapanca reca in basso al centro, pressoché invisibile, perché mimetizzata tra fili d'erba, la scritta “E. Cassani intarsiò” (Figura 5 ).


Fig. 5. Particolare della cassapanca (firma di Edoardo Cassani).

Con tutta probabilità l'autore può essere identificato in Edoardo Cassani, figlio di Luigi (1827-1879) e di Cleofe Agnelli (1840-1907). Luigi e Cleofe Cassani, dopo il loro matrimonio avvenuto nel 1861, impiantano a Milano una ditta specializzata nella produzione di mobili d'arte. Edoardo subentra nella gestione negli anni Ottanta del secolo quando la ditta viene trasferita a Treviglio(1) dove è tutt'ora attiva.
Non sappiamo chi abbia eseguito la parte intagliata, ma possiamo pensare senz'altro a qualche bravissimo artigiano, per ora ancora anonimo, che prestasse la sua opera nella bottega Cassani.

Nota

   1 - E. Colle, Il mobile dell'Ottocento in Italia, Electa, Milano 2007 p. 435.
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