Un artefice cremonese di fine settecento di nome .....Giuseppe
di Andrea Bardelli

Pubblicato il 1 sett. 2014
   

Durante l'edizione del 1976 dell'annuale rassegna antiquaria di Sabbioneta (Mn), l'espositore Antichità Umbertina Del Guerra di Firenze esponeva un cassettone a ribalta con alzata (Figura 1), riprodotto in catalogo con una didascalia recitante: Cremona, firmato e datato, senza ulteriori specificazioni. Per chi come me è costantemente alla ricerca di mobili ubicati, firmati e datati, casi come questi costituiscono un autentico strazio, dal momento che all'epoca non mi trovavo a Sabbioneta e quindi il catalogo rappresenta l'unica fonte.

Fig. 1 - Cassettone a ribalta con alzata, Cremona 1787, Antichità Umbertina Del Guerra,
Firenze (Sabbioneta, Fiera dell'Antiquariato, 1987)


Diversi anni più tardi, esattamente nell'aprile del 2009, lo stesso mobile appare presso la casa d'aste Farsetti di Prato (Figura 2), accompagnato da una didascalia in cui si parla di: […] Giuseppe / 1787 / Cremona.
E' comunque un passo avanti, apprendiamo che il mobile è datato 1787 ed è stato probabilmente eseguito da un certo Giuseppe. Lo stesso catalogo, riproduce anche un'immagine della tavola interna sulla quale è riportata la scritta (Figura 2 bis); è così disordinata che capiamo benissimo la decisione dell'antiquario di Sabbioneta di non esporsi con l'indicazione di un nome (sulla data, in realtà, non pare siano mai sussistiti dubbi). Sopra il nome Giuseppe, sembra però di poter leggere Lorenz(i), interpretabile come Lorenzi, ossia Giuseppe Lorenzi. Sotto la data troviamo una scritta, che possiamo leggere incompleta: Veno..., sulla quale torneremo alla fine.
Nel registro degli artefici cremonesi del XVIII e XIX secolo (fonte Antiqua, inedito), non risulta alcun Lorenzi e nemmeno ebanisti di nome Giuseppe nei quali poter identificare, anche in via ipotetica, l'artefice dei mobili in questione.

Fig 2 - 2 bis - Idem, Farsetti 3 aprile 2009, lotto 223.


E' stato però possibile avvicinare a questo mobile alcuni altri, contraddistinti dagli stessi elementi decorativi. Ci riferiamo a un cassettone passato in asta da Finarte nell'ottobre del 2008 (Figura 3) e a un cassettone pubblicato da Donati del quale dice: “Questo mobile porta la decorazione a intarsio a fasce in legni di frutto di colori chiari e scuri alternati, classici del Piacentino” (Figura 4). Piacenza e Cremona non sono distanti e la distanza in termini “ebanistici” è ancora minore, con frequenti migrazioni di maestranze dall'una all'altra città in varie epoche. Tuttavia, nel volume Il mobile Piacentino di Carla Longeri e Susanna Pighi edito da Tipleco a Piacenza nel 2003, che costituisce un testo di riferimento, non troviamo traccia di  mobili con una decorazione così particolare. Invece, come ho avuto modo di sottolineare anche su Antiqua , i mobili cremonesi si caratterizzano proprio per un cromatismo piuttosto vivace e per un gusto della decorazione che trova riscontro anche nei mobili di cui stiamo parlando.

Fig. 3 - Cassettone, Finarte 2.10.2001, lotto 131.
Fig. 4 - Cassettone, Andrea Donati, Il mobile d'antiquariato per tutti,
Mondadori, Milano 1989 p. 72 n. 10, ill. fuori testo)

Molto di recente, è stato visionato un cassettone (Figura 5) che riportava sul fondo una scritta a malapena decifrabile come segue:
Spedito da Venozi
Sig. Guglielmo Pivetta
Viale S. Andrea N 6 [a Piacenza esiste attualmente Via Molineria Sant'Andrea]
Piacenza
Collo N 3
Tornando alla scritta all'interno del mobile dal quale siamo partiti (vedi ancora Figura 2 bis), come già evidenziato sopra, l'ultima parola che si legge è Veno ..., quindi Venozi (?). A questo punto il falegname potrebbe chiamarsi non Giuseppe Lorenzi, bensì Giuseppe Lorenzo Venozi.
Purtroppo neanche un Venozi compare nel registro degli artefici cremonesi di cui sopra, ma questo non significa che non possa essere effettivamente esistito. Per ora è stato importante riunire diversi mobili presumibilente usciti dalla stessa bottega e ipotizzarne la provenienza. Per dare un nome definitivo al titolare della bottega attendiamo altre conferme che potranno venire solo dai documenti e dalla comparsa di altri mobili.

Fig. 5 - Cassettone, Milano, collezione privata.
 
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