Ancora su un cassettone venziano del cinquecento
di Andrea Bardelli

  Aprile 2019
   

In un articolo del gennaio 2016  avevo presentato un cassone veneziano in noce intagliato, databile alla seconda metà del Cinquecento, in cui le due cartelle ovali sulla fronte erano state “tamponate” con lastre di marmo, probabilmente al posto di due tavole dipinte (Figura 1). In quella sede, pur giudicando impropria la sostituzione, mi soffermavo su una certa pertinenza della scelta del marmo, piuttosto che di altri materiali, in linea con un certo gusto riscontrabile a Venezia sulle facciate dei palazzi e in alcuni arredi sacri (vedi).

Figura 1 e 1a, 1b, 1c, e 1d Cassone in noce intagliato, Venezia seconda metà del XVI secolo,
Gazzada (Va), Collezione Cagnola, inv. MO.04.

Non mi ero soffermato su un altro aspetto del cassettone, giudicandolo anch'esso il frutto di una manomissione, ossia la presenza di un coperchio caratterizzato da una patina molto difforme dal resto del mobile (Figura 1a) e la testimonianza di una serie di fori lungo tutto il bordo del coperchio medesimo (Figura 1b).

Fig. 1a

Fig. 1b


Avevo pensato alla sostituzione dell'antico coperchio con uno di epoca più recente, recuperato da una precedente destinazione che giustificasse la tracce dei chiodi. Contro quest'ipotesi gioca la constatazione che la connessione del coperchio al corpo del mobile mediante cerniere sembra a prima vista escludere che il coperchio sia stato cambiato, sia per la qualità delle cerniere, sia per la chiodatura che appare quella originale.

Una visita alla Fondazione Cini sull'Isola di San Giorgio a Venezia mi ha permesso di chiarire alcune cose, grazie a due cassoni conservati nei corridoi della foresteria.
Il primo (Figura 2) ha la fronte scandita da due facce delimitate da tre paraste, decorata da intagli floreali a rilievo; il piano è sotteso da un profilo a dentelli (come il nostro) e i piedi sono a mensola sagomata. Il mobile è di area veneta e, nonostante conservi un' impronta manierista, è databile al XVII secolo

Fig. 2, e 2a - Cassone in noce intagliato, Veneto, XVII secolo, Venezia, Fondazione Cini.

Al centro delle due facce si trovano altrettante formelle rettangolari con incastonate due lastre in marmo (Figura 2a).

Fig. 2a


Anche in questo caso possiamo pensare che in origine vi fossero delle tavole dipinte, ma le ridotte dimensioni sembrerebbero escluderlo. In ogni caso, abbiamo un mobile in più da aggiunge alla casistica dei cassoni decorati con inclusioni in marmo.
Il secondo cassone (Figura 3) ci interessa per un dettaglio che riguarda il piano, ossia il fatto che esso sia rivestito in stoffa (Figura 3a e 3b).

Figura 3, 3a e 3b Cassone decorato in pastiglia dorata e dipinto, Veneto (?), secondo quarto del XV secolo,
Venezia, Fondazione Cini.

Fig. 3a

Fig. 3b


Il cassone Cini è stato ampiamente rimaneggiato e ha subito diverse ridipinture  al punto da essere considerato il frutto di una ricomposizione eseguita tra Otto e Novecento (nota 1). Ovvio inoltre che il velluto utilizzato per il rivestimento che oggi noi vediamo è stato applicato in epoca relativamente recente.
Tuttavia, anche in questo caso, ricaviamo una possibile indicazione di come potesse essere rivestito il piano del cassone da cui siamo partiti, ossia da una leggera imbottitura foderata in stoffa fissata con chiodi borchiati lungo il bordo.

La riconsiderazione di questo mobile ci fornisce l'opportunità di fornire anche alcune indicazioni relative alle due figure intagliate all'interno di nicchie architettoniche collocate alle due estremità della fronte. La parte centrale è occupata da figure antropomorfe che appartengono al repertorio manierista e da due putti che reggono uno stemma (nota 2).

Il personaggio sulla destra per chi guarda è l'Abbondanza (Figura 1c), raffigurata come una donna che riversa il contenuto di una cornucopia tra le mani di un bambino. Della stessa iconografia si serve, ad esempio, Rubens nel dipinto ora a Tokio (Figura 4).

Fig. 1c

Fig. 4 - Rubens, L'Abbondanza, 1620, Tokio, Western Art Museum.


Meno intuitiva è l'interpretazione del personaggio di sinistra, una donna seduta con in braccio un animale (Figura 1d): si tratta della rappresentazione della Lussuria domata, raffigurata da una martora.
Quello della martora tenuta in braccio, talvolta legata da una catenella d'oro era un motivo simbolico in voga all'epoca, come mostra un ritratto di Giulia Gonzada dipinto da Sebastiano del Piombo nel 1532 (Figura 5).

Fig. 1d

Fig. 5. - Sebastiano del Piombo, Ritratto di Giulia Gonzaga, 1532,
Weisbaden Museum.


E' quindi evidente il duplice significato di augurio (di felicità) e di ammonimento (costumi morigerati), caratterizzante l'iconografia di un cassone destinato a dono nuziale, presumibilmente in pendant con un cassone identico recante lo stemma dell'altro casato e altrettanti propositi figurati  indirizzati allo sposo.

   

Note

[1]
AAVV, La Galleria di Palazzo Cini. Dipinti, sculture, oggetti d'arte, Marsilio, Venezia 2017, scheda n. 95.p.
[2]
Per l'interpretazione dello stemma, per altro non univoca, rimando a quanto scritto nella precedente occasione (in particolare vedi ivi nota 3).

   
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