Un cassettone Caniana con particolari inusuali
di Andrea Bardelli

  Dicembre 2018
   

Nel corso della Settimana della bottega antiquaria e di arte moderna tenutasi a Firenze nel lontano 1968 la Galleria A. Chielini presentava un cassettone con intarsi attribuendolo al Veneto (Figura 1).

Fig. 1 - Bottega Caniana, Cassettone,  XVII secolo, Galleria Chielini (Fi),
Settimana della bottega Antiquaria, Firenze 1968.


Alla luce di studi successivi, si deve invece  ritenere un mobile bergamasco (nota 1), più precisamente facente parte di una famiglia di mobili decorati con figure di animali intarsiate che in alcune precedenti occasioni ho proposto di attribuire alla bottega dei Caniana (nota 2).
I mobili di questa famiglia finora identificati sono molto diversi tra di loro sia in termini morfologici che decorativi, ma hanno alcuni particolari che li accomunano, oltre all'intarsio in discorso, distribuiti sui vari esemplari in modo tutt'altro che uniforme. Alcuni si assomigliano nella forma dei piedi, altri nella sagoma delle cartelle sulla fronte dei cassetti, altri ancora nelle lesene anteriori intagliate.
Queste discordanze hanno già fatto nascere il sospetto che alcuni esemplari possano essere stati eseguiti da botteghe di secondo piano, ossia da artigiani emuli e allo stesso tempo concorrenti dei Caniana.
Il cassettone presentato all'esposizione fiorentina, trova un confronto abbastanza stringente, anche se non esaustivo, in un cassettone transitato sul mercato antiquario e pubblicato nel 2008 con attribuzione alla bottega dei Rovelli, a dimostrazione che un preciso confine tra la produzione delle varie botteghe operanti in territorio bergamasco tra Seicento e Settecento non è stato ancora tracciato (Figura 2).

Fig. 2 - Bottega Caniana, Cassettone,  XVII secolo, mercato antiquario
(G.Medolago-R.Boffelli-G.Calvi, I Rovelli di Cusio, Ecomuseo A.V.B. , Valtorta (Bg) 2008,  p. 232 n.757-758).


Il nostro cassettone presenta però un motivo di particolare interesse che non solo lo differenzia dagli altri mobili della famiglia, ma allo stesso tempo lo apparenta con un'altra famiglia di mobili.
Parlo dei mobili cosiddetti “a lambrecchini”.
Loro elemento caratteristico è la sequenza di elementi di forma vagamente triangolare, molto spesso dorati, denominati appunto “lambrecchini” (dal francese lambrequin), che corre sotto il piano e che ritroviamo, anche se appena accennata, nel nostro cassettone.
Di questi mobili mi sono già occupato trattando una tipologia della quale si rileva una forte concentrazione di esemplari in Lombardia Occidentale (vedi), databili all'inizio del XVIII secolo.

Oltre ai “lambrecchini”, vi sono altri elementi assai “poco bergamaschi” che si possono evidenziare: gli spigoli anteriori del piano marcatamente arrotondati e le due sottostanti lesene decorate in parte con motivi dorati a nastri intrecciati a rilievo.
Il primo elemento trova riscontro in alcuni dei mobili a lambrecchini appena citati che alternano spigoli arrotondati come sopra a spigoli tagliati.

Troviamo il secondo elemento, ossia il decoro a nastri intrecciati, in un'altra tipologia di mobili “a lambrecchini”, caratterizzati da lesene a colonna che si accompagnano sempre a spigoli del piano arrotondati (Figura 3).

Fig. 3 - Bottega lombarda, Cassettone, XVII secolo, Semenzato maggio 1997 n. 640.


Non ho ancora trattato di questi mobili perché il loro studio è ancora in corso. Possiamo per ora solo supporre, basandoci sulle informazioni raccolte su vari esemplari con riguardo alla loro provenienza, che questa seconda tipologia sia da situare in Lombardia Settentrionale e, in particolare, nella cosiddetta zona del Laghi (Maggiore, Como, Varese) di influenza borromaica (nota 3).
Ritengo che questi mobili siano da collocare cronologicamente in epoca anteriore rispetto alla prima tipologia, quindi attorno alla seconda metà del XVII, per l'impostazione arcaicizzante caratterizzata da linee dritte e piedi a mensola. La maggior parte è lastronata e intarsiata, ma possiamo trovare anche esempi in massello con formelle a rilievo come quello appena mostrato in Figura 3.

Il nostro cassettone bergamasco trova riscontri anche in una terza tipologia di mobili, anch'essa declinata in molte varianti, il cui tratto comune è la lesena obliqua con decoro intagliato e spesso dorato (Figura 4 ).

Fig. 4 - Bottega lombarda, Cassettone, XVII secolo, mercato antiquario.


Li possiamo trovare lastronati e intarsiati, più raramente in massello, con o senza “lambrecchini”. Anche in questo caso e per le stesse ragioni, la datazione è alla metà circa del XVII secolo e la zona di provenienza potrebbe essere ancora una volta quella dei laghi.

Tutto ciò premesso, resta da chiedersi come mai il cassettone dal quale siamo partiti, che resta a tutti gli effetti un prodotto dell'ebanisteria bergamasca,  per quali vie abbia potuto assimilare le contaminazioni descritte.
Un'ipotesi è, per così dire, di tipo antropologico: se è vero che i cassettoni del secondo e terzo tipo sono da collocare in ambito lacustre, alcune stilemi potrebbero essere penetrati nella Bergamasca dalla limitrofa area di Lecco.
Tuttavia, preferiamo pensare che il mobile sia il prodotto di una bottega evoluta come quella dei Caniana, aggiornata rispetto alla produzione di altre botteghe lombarde attraverso contatti diretti oppure lo scambio di disegni, che nel caso in questione si sia concessa qualche licenza, pur senza venir meno alla rigida impostazione del tradizionale canterano autoctono. 

   

Note

[1]
Lo stemma al centro del terzo cassetto dall'alto non è facilmente decifrabile dalla sola foto in nostro possesso. Sembra di vedere tre stelle che una banda trasversale separa da un'altra figura; se si trattasse della chioma di un albero, consultando il volume Stemmi delle famiglie bergamasche (ristampa anastatica dell'opera di Cesare De' Gherardi Camozzi Vertova del 1888, SASAAB, Bergamo 1992), possiamo identificare almeno tre famiglie: gli Albertoni di Vertova, i Bucchi (anche Busche) della Valbrembana e i Montaglini (o Montuslini).
[2]
Si veda Rivelata una nuova fonte iconografiche per gli intarsiatori Caniana. In quella sede fornivamo in pdf un elenco dei mobili appartenenti a questa famiglia che abbiamo così l'opportunità di aggiornare con il cassettone oggetto del presente articolo e con un cassettone pubblicato da Miotti con attribuzione alla “pianura centrale friulana” (T. Miotti, Nobiltà del mobile friulano, Del Bianco, Udine s.d., p. 104).
[3]
Relativamente a due esemplari appartenenti a questa tipologia, in vero straordinari per essere interamente dorati, ho scritto in un saggio pubblicato su Rassegna di Studi e Notizie del Castello Sforzesco di Milano nel 2013, intitolato Un cassettone lombardo intagliato e dorato nelle raccolte del Castello Sforzesco di cui allego il pdf.

   
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