Cassettone "Certosino" intarsiato firmato Bergamini
di Andrea Bardelli e Sauro Gonizzi

  Pubblicato il 1 giu. 2016
   

 Nel corso dell'edizione di Mercanteinfiera del marzo di quest'anno a Parma è stato possibile vedere un interessante cassettone lastronato e intarsiato in legni di varie essenze e avorio con fronte leggermente mossa scandita da quattro cassetti di uguale dimensione, bordo del piano marcatamente arrotondato e spigoli “scantonati” che terminano con piedi a ricciolo (Figura 1).

Figg. 1-6 -_ Bergamini M. (?), Cassettone, ambito padano, metà circa del XVIII secolo,
antiquario Cannatella Giovanni, Palermo (fratellicannatella@alice.it)


Il piano e i fianchi sono percorsi da nastri in avorio profilati in bosso e palissandro che definiscono spazi lastronati in ebano, palissandro e radica di pioppo, all'interno dei quali si trovano figure in avorio inciso (Figura 2). I cassetti sono riquadrati più semplicemente in avorio (così come gli spigoli), ma sulla fronte si dispiegano scenette di genere rurale talvolta piuttosto animate. Mentre queste ultime sono di più difficile decifrazione, la scena intarsiata al centro del piano mostra in modo inequivocabile san Bruno (Brunone) mentre rifiuta l'arcivescovado di Reggio Calabria offertogli da papa Urbano II, come dimostra l'agitazione dei prelati che assistono alla scena (Figura 3). Di lui diremo più diffusamente tra breve.

Fig. 3

Fig. 4


Agli angoli del piano sono raffigurate le allegorie delle quattro stagioni (Figura 4), mentre sui fianchi compare, sebbene in controparte, la stessa scena ossia l'ascensione di san Bruno (Figura 5). Un elemento di rarità di questo cassettone è la presenza di una firma che si ripete diverse volte al margine delle figure intarsiate (Figura 6 ); sembra tratteggiata a inchiostro, presumibilmente lo stesso usato per rimarcare i tratti incisi nell'avorio, e pare di poterla decifrare, non senza indecisione, come M. Bergamini (Nota).

Fig. 5

Fig. 6



Un precedente illustre


Il cassettone in esame è chiaramente ispirato a un cassettone abbastanza celebre, eseguito dall'ebanista torinese Luigi Prinotto nel 1736 (Figure 7, 8 e 9) utilizzando legni di varie essenze per la lastronatura (palissandro, legno violetto, radica di olmo, noce, ebano), il bosso per le profilature, avorio e madreperla per gli intarsi figurati.

Si possono già rilevare alcune differenze nell'utilizzo dei legni. In particolare, le volute intarsiate sul piano e sul fianco del mobile di Prinotto sono in bosso filettato in avorio e in palissandro mentre in quello di Bergamini sono in avorio filettato in bosso e in palissandro. Inoltre, sempre nel mobile in discorso, il marcato impiego delle profilature in avorio risulta evidente anche dalla scontornatura dei cassetti che li rende molto più pesanti.

Entrambe i cassettoni recano intarsi figurati in avorio pressoché identici per quanto attiene i soggetti rappresentati e la disposizione delle figure, tranne che sul piano. Come già detto, nel cassettone di Bergamini troviamo sugli angoli le quattro stagioni, mentre in quello di Prinotto gli angoli sono decorati con scene di vita certosina.

Inoltre, nella scena intarsiata al centro del piano nel cassettone di Prinotto il soglio papale è sorretto da tre gradini, da quattro in quello di Bergamini; nella prima san Bruno è privo di aureola mentre lo troviamo con l'aureola nel secondo.

Fig. 7

Fig. 8
Fig. 9


Infine, la sequenza di figure che nel cassettone di Prinotto troviamo intarsiata sulla fronte del secondo cassetto compare nel cassettone di Bergamini sulla fronte del terzo cassetto e viceversa.
Per gli intarsi di Prinotto, arricchiti dall'uso di madreperla, la letteratura (vedi bibliografia) ritiene che siano tratti da disegni del pittore Pietro Domenico Oliviero, il quale intervenne come padrino al battesimo di uno dei figli di Prinotto (Ferraris-Gonzales Palacios).
Non possiamo sapere se Bergamini abbia avuto a disposizione gli stessi modelli oppure, ipotesi per la quale si propende, egli li abbia tratti direttamente dal mobile di Prinotto che evidentemente conosceva.
Gli autori che si sono occupati del cassettone di Prinotto sottolineano che la sua qualità non è la stessa che l'ebanista riserva ai mobili eseguiti per la corte sabauda. Come termine di paragone possiamo considerare un inginocchiatoio che si trova a Torino a Palazzo Reale, sulla cui anta san Carlo Borromeo in Gloria è raffigurato in una posizione molto simile a quella di san Bruno sui fianchi di entrambe i cassettoni (Figura 10).
Ebbene, dobbiamo rimarcare che la qualità degli intarsi eseguiti da Bergamini è inferiore, anche se di poco, a quelli del cassettone di Prinotto. Sono invece decisamente più raffinati e più “piemontesi” i piedi del cassettone Bergamini rispetto a quelli di Prinotto che la critica è concorde nel definire “fuori stile”, ma certamente originali (Antonetto).

Fig. 10

San Brunone

Prima di andare oltre, è opportuno tratteggiare brevemente la figura di san Bruno, anche ai fini di una migliore identificazione delle scene rappresentate.
Bruno ( o Brunone), nato a Colonia attorno al 1035 dalla nobile famiglia Hartenfaust, si dedica allo studio delle lettere, della filosofia e della teologia, prima a Reims, poi a Tours e nuovamente a Reims dove diventa rettore della scuola vescovile. A seguito di varie vicende, decide di ritirarsi dal mondo e, recatosi presso Grenoble in una valle chiamata Cartusia, fonda con alcuni compagni la prima Certosa, dando inizio all'ordine dei Certosini (anche se l'approvazione dell'Ordine da parte della Santa Sede avviene solo nel 1176). Attorno al 1090 Bruno viene obbligato da Papa Urbano II a trasferirsi come suo consigliere a Roma e da lì in Calabria. E' qui che rifiuta la carica di Arcivescovo di Reggio ed è questa, come già detto, la scena raffigurata al centro del piano nei due cassettoni.
Il desiderio di Bruno di tornare alla vita monastica viene accontentato solo in parte, non gli viene consentito di tornare a Grenoble, ma di ritirarsi nell'eremo di La Torre nella diocesi di Squillace (Cz) dove muore il 6 ottobre 1101.
San Bruno non mai stato canonizzato formalmente, ma il suo culto è stato esteso a tutta la chiesa nel 1514 sotto il pontificato di Leone X, confermato poi nel 1623 da Papa Gregorio XV e ancora nel 1674 da Clemente X.

Fig. 11 - Eustache Le Sueur, Saint Bruno est enlevé au ciel,
Parigi, Louvre (www.alamy.com).

Fig. 11bis - Anonimo, incisione tratta dal dipinto di cui alla Figura 11
(www.alamy.com).


Queste date non contribuiscono a spiegare perché san Bruno compaia in un cassettone con l'aureola e nell'altro senza, circostanza questa che attribuiamo a un fatto meramente stilistico.
Le opere d'arte illustranti la vita e le opere di san Bruno che si conoscono sono state commissionate,  per la maggior parte, dall'Ordine dei Certosini (Orienti) e questo è di grande interesse ai fini di determinare la possibile provenienza di entrambi i cassettoni in questione.
La più importante serie di dipinti dedicati a san Bruno, ventidue composizioni, è quella eseguita attorno al 1649 dal pittore Eustache Le Sueur, ora al Louvre (Figura 11), largamente diffusi attraverso le stampe di Francois Chaveau. Siamo in grado di mostrare l'immagine di un incisione definita “di anonimo” che raffigura in controparte il dipinto di Le Sueur (Figura 11 bis) e quella di una fotoincisione, sempre tratta da un dipinto di Le Sueur, in cui si vede san Bruno rifiutare l'Arcivescovato di Reggio (Figura 12).
Il riscontro che in queste immagini trovano le scene della vita di san Bruno intarsiate sul piano e sui fianchi di entrambe i cassettoni fa pensare che la fonte originaria di Prinotto, almeno per quanto riguarda san Bruno, sia Le Sueur e non l'Oliviero.

Fig. 12 - Fotoincisone tratta dal dipinto San Bruno rifiuta l'Arcivescovato di Reggio di Eustache Le Sueur  (www.alamy.com). In basso a  destra si legge La Sueur pinxit e a sinistra Alexander Ph. Sc. (ossia scolpì, incise), ma non è stato ancora possibile identificare questo incisore.

Per confronto


Un tentativo di circoscrivere autore e provenienza


Nonostante le differenze riscontrate rispetto al cassettone di Prinotto, parrebbe verosimile ricondurre il cassettone di Bergamini all'ambito piemontese. Tuttavia, nessun Bergamini compare tra gli artefici iscritti all'Università dei Minusieri di Torino e nemmeno un cognome simile scongiurando l'ipotesi di una sua non corretta decifrazione.
Il cognome Bergamini è per altro tanto inusuale in Piemonte quanto è diffuso in ambito padano, riscontrabile in una zona piuttosto vasta tra Pavia, Lodi, Cremona, Piacenza e Parma.
Il cassettone di Bergamini, in considerazione della derivazione da Prinotto, è da datare in epoca posteriore, ma è sicuramente antico, quindi ascrivibile almeno all'ottavo decennio del  XVIII secolo, come dimostrano la tecnica di costruzione, i materiali impiegati, compresi chiodi e ferramenta e il loro grado di vetustà. Sarebbe quindi sbagliato pensare, nonostante la “modernità” della firma nel tratto, a un mobile costruito in epoca molto più tarda.
Pensiamo che il cassettone di Prinotto possa essere stato eseguito per un abate certosino e, sebbene non vi sia alcun documento a supporto, potrebbe essere stato commissionato dall'Abbazia certosina di Collegno, le cui origini sono fortemente legate alla dinastia sabauda. Infatti, la costruzione della Certosa fu commissionata nel 1641 da Cristina di Francia, moglie di Vittorio Amedeo I di Savoia, sul modello della Grande Chartreuse di Grenoble.
Allo stesso modo, possiamo pensare che il committente del mobile in esame, per il quale è difficile ipotizzare una destinazione profana, possa essere individuato in una delle abbazie certosine di area padana come quella di Pavia e di Parma. Poiché l'ebanisteria piacentina e parmense è stata indagata in modo abbastanza approfondito e nessun Bergamini compare tra gli artefici del legno in quelle zone, possiamo pensare che il nostro possa far parte della storia, ancora tutta da scrivere, dell'ebanisteria della Bassa lombarda.


Nota
Sul fatto che una firma collocata in quella posizione indichi plausibilmente l'artefice del mobile e non l'autore delle placche in avorio ci siamo già intrattenuti in un precedente articolo (vedi).

   

Bibliografia (relativa ai mobili di Prinotto)
G.Ferraris, A. Gonzalez-Palacios, R.Valeriani, Pietro Piffetti e gli ebanisti di Torino 1670-1838,  Allemandi, Torino1992. p. 156 e ss.
R. Antonetto, Minusieri ed ebanisti in Piemonte, Daniela Piazza, Torino 1985, p. 262 e ss.

Le notizie relative a san Bruno sono state tratte principalmente da Bibliotheca Sanctorum, Roma 1963, ad vocem (561-578); i contributi sono di Marco A. Calabrese (vita e opere), Sandra Orienti (iconografia), Maria V. Brandi (folklore).

   
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