Il cassettone lombardo alla veneta: no alla tedesca
di Andrea Bardelli

Pubblicato il 1 lug. 2014

 

Qualche tempo fa (maggio 2012) abbiamo dedicato un articolo a una famiglia di mobili lombardi di metà Settecento circa, del genere “a cornicette nere” , caratterizzati da forme marcatamente mosse e da gambe incurvate e allungate. In particolare, si faceva notare come, in una prima ribalta, alcune cartelle mistilinee della fronte fossero delimitate da semplici filettaure e non da cornicette ebanizzate e, in un'altra, le gambe anteriori fossero collegate da una mantovana con andamento mosso, quasi frastagliato, insolito in questo genere di mobili.
Queste caratteristiche diventano abituali nei mobili databili al terzo quarto del XVIII secolo dei quali ci occupiamo in questa sede (Figura 1 e 2). 

Fig. 1 - Cassettone, Lombardia,
Finarte, giugno 2001, lotto 156.

Fig. 2 - Cassettone, Lombardia
(immagine di repertorio, fonte non reperita)

Sebbene i mobili con le cornicette nere si continuino in realtà a produrre fino all'ottavo decennio del secolo, come testimoniano alcuni rarissimi esemplari firmati (nota 1), dopo il 1750  l'ebanisteria lombarda si evolve decisamente sul piano del decoro. Il disegno è spesso ancora quello sperimentato con le cornicette, ossia una sorta di ali di farfalla spiegate che occupano l'intera fronte del mobile e i fianchi, ma la tecnica è ora quella dell'intarsio a nastro eseguito prevalentemente in legno di rosa e filettato in bosso. Nel caso di ribalte e trumeaux, il decoro nastriforme si estende alla parte esterna del piano ribaltabile (Figure 3 e 4).

Fig. 3 - Cassettone a ribalta,
Semenzato, marzo 200, lotto 340.

Fig. 4 - Cassettone a ribalta con alzata (trumeau),
Finarte, marzo 1988 lotto 103

Anche per mobili di questa tipologia si registrano diversi esemplari ritardatari, come dimostra una rara ribalta datata 1780, eseguita a Meda da Antonio Morganti, resa nota in una scheda già pubblicata su Antiqua.
Esistono poi numerosi mobili nei quali, a parità di forma, il decoro scompare del tutto per dare spazio alla lastronatura in radica di noce a tutto campo ( Figure 5 e 6).

Fig. 5 Cassettone, Lombardia,
Christie's, giugno 1991, lotto 498.
Fig. 6 Cassettone, Lombardia
(Galleria Antiquaria Camellini, Modena).


I mobili di cui stiamo discorrendo sono noti con varie definizioni: “a urna”, “a sarcofago”, “a cappello da prete”, “ad asso di coppe”, “bombato”, “lombardo-veneto”, “alla veneta” ed è stata in diverse occasioni sottolineata la loro derivazione dallo stile francese Luigi XV.
A parte le definizioni più bizzarre prodotte dal gergo antiquario, sempre pittoresco, quella attualmente più accreditata parla di mobili “a urna”.  Fino a poco tempo fa quella più in auge era “alla veneta”, preferita a quella di “lombardo-veneto” non solo per evitare un falso storico (il Lombardo-Veneto si configura solo nell'Ottocento), ma soprattutto per non generare l'equivoco che si possa trattare di mobili “di transizione” tra le due regioni e quindi collocabili in ambito bresciano (nota 2).
Le nuove ricerche convergono ormai decisamente sull'origine austro-tedesca del modello di questi mobili, con particolare riferimento agli Spindler.
Johann Friedrich e Heinrich Wilhelm Spindler erano figli dell'ebanista Johann Jacob attivo, attorno alla metà del Settecento, presso la corte di Bayreuth (Baviera settentrionale) dove, principalmente sotto il governo di Guglielmina Hoenzollern, sorella di Federico II di Pussia, si afferma uno stile che coinvolge anche la produzione di arredi lignei. Nel 1763 i due fratelli diventano ebanisti di corte di Federico e si recano a Potsdam dove vengono influenzati da artisti come Johann Christian Hoppenhaupt, Françoise de Cuvilliés e Johann Melchior Kambli.
Mostriamo un cassettone attribuito ai fratelli Spindler, presentato da Sotheby's a Londra nel 2003 (Figura 7). I due artefici, secondo il loro stile, realizzano un intarsio molto elaborato con riserve delimitate da motivi a graticcio entro i quali troviamo paesaggi, scene di genere, fiori e animali di vario genere. Un italiano non avrebbe mai eseguito un intarsio così vistoso, ma per quanto riguarda la forma è verosimile che essa possa collocarsi all'origine della produzione dei mobili lombardi che stiamo esaminando.

Fig. 7 Fratelli Spindler (attr.), Cassettone, Germania, 1765 circa, Sotheby's, Londra 11.6.2003, lotto 57.


In una situazione caratterizzata da una circolazione sempre più rapida delle immagini, di quella altrettanto rapida del gusto, con la Francia in posizione ancora predominate, risulta difficile identificare dei prototipi e delle correnti unilaterali di influssi.
Tuttavia, pare reggere l'ipotesi che possa essere stata in qualche modo la corte austriaca a fare da tramite rispetto a tendenze di stile sviluppatesi nei paesi di lingua tedesca, portando a termine un processo già avviato fin dal suo insediamento in Lombardia all'inizio del secolo.

 

Note

1 - Ad esempio un cassettone a ribalta con alzata (trumeau) dei Fratelli Valentini datato 1763

2 - Non è da escludere che nel Bresciano si producessero anche mobili di questo tipo, soprattutto del genere con la radica a tutto campo e senza intarsi, come testimoniano alcuni esemplari di sicura provenienza bresciana (anche se non firmati, datati e ubicati).

 

 

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