Cassone cremonese intagliato e sua decifrazione
di Andrea Bardelli

  Pubblicato il 2 mag. 2016
   

 

 

E' incredibile quanto ci possa raccontare anche solo il dettaglio di un mobile, tra l'altro oggetto di una brutta fotografia, tale perché scattata in condizioni “non ottimali” di luce, tempo e spazio di manovra (Figura 1).

Questo cassone manierista, presumibilmente di produzione seicentesca, può apparire a molti di difficile identificazione sul piano della provenienza geografica per alcuni elementi ibridi che lo contraddistinguono.

Il mascherone che decora la parasta ricorda l'Italia centrale, le foglie accartocciate che avvolgono la cornice di base (in questo esemplare riprese sul bordo del piano) sono riferibili a varie provenienze, così come le bacellature e i profili unghiati.

Le girali che contornano le tre formelle rettangolari sono di tipo veneto quanto a disposizione (Figura 2), mentre, all'interno delle stesse formelle, esse compongono un disegno che  ricorda  alcuni cassoni piemontesi, in particolare quelli segnalati come biellesi (Figura 3).

Per altro, le stesse girali richiamano più decisamente la Lombardia assumendo quella strana forma “a tenaglia” con le tre foglioline rivolte (in questo caso) all'interno.

Fig. 1 - Artefice cremonese, Cassone in noce (dettaglio),
fine del XVII secolo (Milano, collezione privata)

Fig. 2 - Artefice veneto, Cassone in noce (dettaglio),
seconda metà del XVII secolo (Semenzato, febbraio 2003 n. 156).

Fig. 3 - Artefice biellese (?), Cassone in noce,
fine del XVII secolo (Finarte, giugno 1993).


Un vero rompicapo che risolviamo subito specificando che il mobile ha una provenienza certa dalla casa della famiglia Anguissola di Cremona (Nota 1), dimostrando ancora una volta la presenza vitale di un'ebanisteria cremonese che ha una delle sue caratteristiche proprio nell'ibridismo, ossia nell'essere un'espressione artistica di matrice lombarda che guarda alternativamente, in alcuni casi simultaneamente, all'ebanisteria piemontese e a quella veneta (Nota 2).
Nelle consuetudini del mondo antiquario, il tipico cassone cremonese è quello con le cariatidi aggettanti come fossero le polene di una nave (Figura 4), ma si segnalano altre tipologie che guardano a Brescia, quindi indirettamente al Veneto, come il cassone appartenuto alla famiglia cremonese Fraganeschi (Figura 5). Evidentemente però, come stiamo dimostrando, la casistica non si esaurisce qui.

Fig. 4 - Dettaglio di un cassone cremonese
(Asola, collezione privata).
Fig. 5 - Artefice cremonese (o bresciano), Cassone in noce con lo stemma della famiglia Fraganeschi
(W.Terni de Gregory, Vecchi mobili italiani, Vallardi, Milano 1953 , p. 64).


Il mascherone si può considerare un tributo diretto all'arte dell'intaglio fiorentino, oppure un rimando dall'ebanisteria veneziana presso la quale il Sansovino ha introdotto alcuni stilemi (Nota 3).

Il riferimento a decori sia di tipo veneto che piemontese, per quanto riguarda le girali fogliate, può presentare qualche forzatura o risultare generico, anche se giustificato da un'esperienza (non ancora codificata) che trova riscontro nella prassi antiquaria.

Più preciso è invece il confronto con il motivo delle tre foglioline che troviamo intarsiato in diversi mobili lombardi (Figura 6), molti dei quali convenzionalmente ricondotti a una zona piuttosto ampia che comprende anche il Cremonese. Poiché questi mobili sono in genere databili tra XVII e XVIII secolo, siamo indotti a datare anche il nostro cassone non prima della fine del Seicento

 

Fig. 6 - Dettaglio di un cassettone di area cremonese-pavese,
fine del XVII, inizi del XVIII secolo.

Un ultimo aspetto che non abbiamo ancora considerato è il piede piuttosto largo e aggettante, formato da sagome modanate alternate ad un'ampia gola, qui arricchito da una doppia serie di motivi intagliati a foglie e ovuli.

Questa forma di piede trova riscontro quasi esclusivo nell'ebanisteria piacentina (Figura 7), che presenta molte affinità con quella cremonese, mediando talvolta tra questa (o quella lombarda tout court) e quella parmigiana che è del tutto peculiare.

In conclusione, dimenticandoci di aver saputo sin dall'inizio che ci si trovava davanti un cassone cremonese e applichiamo il metodo a ritroso.

Questo approccio da “anatomopatologo” che sostanzialmente seziona il mobile nelle sue varie componenti formali e decorative, può talvolta, pur in presenza di suggestioni diverse e divergenti, renderle coerenti e procedere a una corretta identificazione della provenienza del mobile stesso.

 
Fig. 7 - Artefice piacentino, Cassettone di noce (dettaglio),
seconda metà del XVII secolo
(C.Longevi-S.Pighi, Il mobile piacentino, Tipleco, Piacenza 2003, p. 67).
   

Note

[1]
Non è stato ancora possibile approfondire l'eventuale legame tra il mobile e le vicende della famiglia della pittrice Sofonisba Anguissola (Cremona 1528 circa, Palermo 1625).
[2]
Appunti sull'ebanisteria a Cremona
[3]
Cassoni veneziani del cinquecento. Riserve dipinte o in marmo ?.

   
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