Cassoni veneziani del cinquecento. Riserve dipinte o in marmo ?
di Andrea Bardelli
  Pubblicato il 7 gen. 2016
   

In un capitolo dedicato ai rapporti tra cornici e mobili del volume sulle cornici “Sansovino recensito questo mese si pubblica un cassone veneziano della fine del XVI secolo appartenente alla National Gallery di Londra (Figura 1).

Fig. 1 Cassone in noce con intagli e parti dorate, cm. 48 x 168 x 54, Venezia 1570-1600, Londra, The National Gallery.

A proposito delle due riserve di forma ellittica che si notano sulla fronte circondate da una incorniciatura a cartocci tipica dello stile “alla Sansovino”, si precisa che i cassoni veneziani del Cinquecento erano decorati con piccoli dipinti, spesso eseguiti da importanti artisti, in genere rimossi e trasformati in dipinti autonomi da pinacoteca (Nota 1).
Poiché molto spesso questi cassoni erano doni di nozze, i dipinti potevano raffigurare scene emblematiche e augurali inneggianti l'amore e la fedeltà.

Un cassone simile per quanto riguarda le riserve ellittiche e i mascheroni laterali, diverso per come è risolta la parte centrale (Figura 2), viene segnalato presso il Metropolitan Museum di New York - in un volume dedicato ai cassoni italiani nei musei dell'ex Unione Sovietica – come termine di confronto per un frontale di cassone (Figura 3) conservato presso l'Ermitage di San Pietroburgo (allora Leningrado). Nella didascalia si specifica che “... i due pannelli non decorati di forma ellittica, circondati da disegni ornamentali in alto rilievo, erano probabilmente destinati ad accogliere pitture o intagli” (Nota 2).

Fig. 2 Cassone in noce intagliato, Venezia seconda metà del XVI secolo,
New York, Metropolitan Museum of Art (?).

Fig. 3 Frontale di cassone in noce intagliato, cm. 48 x 162, Venezia seconda metà del XVI secolo, Leningrado (San Pietroburgo), Ermitage, inv. n. M 104.


Non possiamo quindi che definire, in prima approssimazione, arbitraria la sostituzione dei due ovali dipinti, che con tutta probabilità vi erano alloggiati, con due lastre di marmo tagliate in misura sulla fronte di un cassone intagliato veneziano della seconda metà del Cinquecento, per altro magnifico (Figura 4, Nota 3).

Fig. 4 Cassone in noce intagliato, Venezia seconda metà del XVI secolo, Gazzada (Va), Collezione Cagnola, inv. MO.04 (Foto Vivi Papi).


Tuttavia, ci si domanda, perché il marmo e non un semplice pannello di legno ? Sebbene i marmi non siano pertinenti, la loro scelta appare non del tutto peregrina. A Venezia, nella basilica di Santa Maria della salute, si trovano diversi altari rivestiti in lamina dorata che richiamano la forma del sarcofago e ricordano quella dei cassoni cinquecenteschi. Il confronto si fa stringente osservando che sulla fronte (paliotto) si aprono delle riserve con dipinte  scene sacre (Figura 5a), ma è ancora più interessante notare che in uno degli altari due riserve sono “colmate” con formelle in marmo (Figura 5b).

Fig. 5a e 5b
Altari, Venezia, Basilica di Santa Maria della Salute.



Ciò rende plausibile o quanto meno nobilita l'idea del marmo collocato al posto di parti dipinte nel cassone in questione e il ragionamento non verrebbe meno qualora, anche nel caso dell'altare di cui alla Figura 5b, si trattasse di una sostituzione, circostanza questa che non è stato possibile verificare.

Del resto, osservando le facciate dei palazzi veneziani, notiamo talvolta dei “cammei” in marmo incastonati all'interno di cartocci di sansoviniana memoria (Figura 6).

Fig. 6 Veduta della facciata di un palazzo veneziano .
   

Note

[1]
“... removed and converted into independent gallery paintings” (AAVV, The Sansovino frame, National Gallery, Londra 2015, p. 17, fig. 3).
Su Sansovino e il suo rapporto con gli arredi lignei, vedi: A. Bardelli, Alla maniera di Sansovino, pubblicato sul mensile Cose Antiche (Pdf).

[2]
Cassoni italiani delle collezioni d'arte dei musei sovietici (a cura di Liubov Faenson), Editoriale Umbra, Foligno (Pg)-Aurora, Leningrado, 1983, n. 125-126.
Precisiamo che il cassone segnalato al Metropolitan non è stato rintracciato nel sito del museo.
[http://www.metmuseum.org/collection/the-collection-online/search?ft=furniture&where=Italy&what=Wood%7cChests&rpp=30&pg=1]

[3]
Orsi F. in AAVV, La Collezione Cagnola. Le arti decorative, Nomos Busto A. (Va), p. 129 n.4.
La scheda segnala che lo stemma posto al centro (7a) appartiene alla famiglia Bettoni.
I Bettoni sono una nobile famiglia di origine bresciana e questo si concilierebbe con la provenienza veneziana del cassone, essendo Brescia all'epoca sotto il dominio della Serenissima. Tuttavia troviamo solo qualche affinità con lo stemma Stefani Bettoni (7b) che è invece una famiglia fiorentina.

 
Fig. 7a - 7b  
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