Falegnami e mobilieri a Milano nel 1827
di Andrea Bardelli

  Pubblicato il 1 giu. 2016
   

Lo scorso mese di marzo abbiamo introdotto L'interprete milanese o sia Guida Generale del Commercio e dei ricapiti di Milano per l'anno 1827 (d'ora innanzi la Guida), edito a Milano da Visaj, con specifico riferimento a corniciai, doratori, intagliatori e scultori in legno (vedi).

Con le stesse modalità, analizziamo oggi le categorie dei falegnami e dei fabbricanti di mobili e sedili (Nota 1). Anche in questo caso si tratta di un articolo tanto faticoso da scrivere, ma ancor più da leggere a dispetto di ogni mio tentativo di renderlo scorrevole. E' quindi indirizzato in prevalenza ai cultori della materia in chiave storica nella speranza che possa risultare loro utile in vista di futuri approfondimenti. Chi fosse interessato a un abstract può saltare direttamente alle conclusioni.

Un solo intarsiatore
Si tratta di Giovanni Mascheroni che la Guida inserisce da solo in una categoria specifica fornendo le seguenti informazioni: “premiato dall'I. R- Istituto, orna mobili, bigliardi, pavimenti ecc., tanto in ottone, quanto con cemento di diversi colori, c. del Leoncino alla cinque Vie 2532”.
Nonostante il risalto datogli nella Guida, che lascia presumere una certa notorietà, non si hanno altre notizie su questo intarsiato, né tanto meno sono noti suoi lavori. Conosciamo, invece un Luigi Mascheroni, intarsiatore “sì in legno che in metalli”, attivo almeno dal 1842 al 1850 [Colle 1995, p. 139, p. 146 nota 38], noto anche come Luigi Mascaroni, autore di due pannelli intarsiati con scene pastorali tratte da incisioni di Francesco Londonio [Beretti 2005, p. 128-132]. Non sono stati chiariti gli eventuali legami di questi con il più noto ebanista intarsiatore Antonio Mascarone, attivo tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento, il quale gode già di una discreta letteratura [Beretti 2005, p. 120 e ss. E bibliografia ivi citata].

 

Mobilieri e mercanti di mobili e sedili
Sebbene nella Guida siano i Falegnami a precedere nell'ordine, iniziamo a considerare per primi i mobilieri, comprendenti Fabbricatori, Mercanti e Rigattieri, e i fabbricanti di sedili (Nota 2).
Anche se affini a questi ultimi, non prendiamo in considerazione gli Imbottitori di Sedie, Scranni ecc., in quanto rientranti in quella dei tappezzieri.
Il primo della lista tra i mobilieri è Giuseppe Abate, mercante e fabbricante di mobili in contrada Pantano 4695, con bottega sulla corsia del Giardino 1160, inserito dalla Guida, agli stessi indirizzi, anche tra i produttori di sedili, ossia “Scagni e sedie”.
Non è dimostrabile un suo legame di parentela con i noti Ezechiele e Virgilio Abate o Abbate, documentati tra il 1833 e il 1853, ai quali intendiamo dedicare presto un articolo specifico.

Tra i mobilieri compare anche Cristoforo Bassi con un negozio in contrada dei Pattari 567, il quale risulta però anche “fabbricatore di bauli e valigie” con un altro negozio allo stesso indirizzo al numero 570. Un Domenico Bassi, compare invece tra i falegnami in contrada s. Salvatore 1060.

Di Ludovico Benzoni, che  risulta anche fabbricante di mobili, abbiamo già parlato come intagliatore operante allo stesso indirizzo di contrada del Gesù 1283 (vedi il già articolo del marzo 2016). Per la cronaca un Natale Benzoni compare tra i falegnami all'indirizzo di corso di Porta Nuova 1468.
Un caso simile è quello di Giuseppe Bianchi, il quale compare sia come fabbricante di mobili, sia come intagliatore e doratore, sempre in contrada o vicolo della Rosa, sebbene con qualche incongruenza per quanto riguarda il numero civico (Nota 3).
Pietro Bigatti, compare come fabbricante di mobili in contrada del Durino 454 e in contrada s. Zeno 468, ma anche in contrada della Vetra de' Cittadini 5526 come falegname (a meno che non si tratti di semplice omonimia).
Abbiamo comunque notizie dei fratelli Pietro e Gaetano Bigatti, i quali eseguono  un cassettone e una psiche in stile Carlo X, in acero dipinti a finti intarsi, per il Palazzo Reale di Modena (Figure 1 e 2) dove risultano inventariati nel 1842 come recita un cartellino:  “N. 1182 Inventario Generale 1842 Palazzo Reale di Modena”. Attualmente si trovano a Firenze a Villa La Petraia. Su un altro cartellino si legge: “Pietro e Gaet. Frat.lli Bigatti. Corso Francesco 611. Nella contrada Armorari n.3112. In Milano, Fabbricatori e Mercanti di mobili d'ogni qualità magazzino assortito a discretissimi prezzi”. I fratelli Bigatti risultano citati nelle Guide di Milano dal 1842 al 1849 [Gonzales Palacios 1986, p.259; Colle 1995, p.128 f. 37-38; Colle 2010, p. 289-290, f. 208-209]. E quindi probabile che nel 1827, Pietro lavorasse ancora da solo e che solo successivamente abbia aggregato il fratello.

Fig. 1 - Pietro e Gaetano Bigatti, Cassettone, Firenze,
Villa Medicea di Pietraia (Colle 2010 p. 289 n. 208)

Fig. 2 - Pietro e Gaetano Bigatti, Psiche, Firenze,
Villa Medicea di Pietraia (Colle 2010 p. 290 n. 209)


Non sono invece documentabili legami di parentela con Stefano Bigatti che la Guida del 1827 classifica come fabbricante di “cadreghette inliscate per chiesa et altro”, dirimpetto al palazzo di Giustizia, inserendolo tra i mobilieri e non tra i fabbricanti di sedie.

Tra i fabbricanti di mobili troviamo Giuseppe Cairoli, con sede in contrada del Nerino 3346. Di questo artefice, attivo dal 1834 al 1867, ci siamo già occupati  su Antiqua, anche se le fonti a suo tempo citate indicavano che la sua bottega fosse situata in Strada della Vittoria, sempre a Milano (vedi).
Come risulta dal contributo appena citato, l'attività di Giuseppe Cairoli si intreccia spesso con quella dei Cassina, una longeva famiglia di artefici del legno che merita senz'altro un articolo specifico. Tra i Cassina citati dalla Guida del 1827, non si hanno notizie specifiche su Antonio Cassina, fabbricante in piazza s. Alessandro 3963, né su Flaminio Cassina, che viene però qui qualificato come “primario fabbricante” e indicato come titolare di una ditta in contrada s. Pietro all'Orto 1423. Di Romualdo Cassina, fabbricante di mobili in contrada  s. Agnese 5554, la Guida precisa che “Tiene una sega meccanica per segare legni fini e fabbrica cornici di legno coperte d'ottone”, informandoci circa l'avanzata tecnologia a sua disposizione e confermando indirettamente la sua qualifica di “ebanista e fabbricante di mobili di lusso” ricavabile dalle Guide del 1846, 1848 e 1849 citate da Colle (Colle 1995 p. 139, p. 146 nota 40).

Nessuna notizia è stato possibile raccogliere su Gilardo Ceruti, mobiliere in contrada s. Ambrogio de' Disciplini 4911, mentre sappiamo di un Antonio Ceruti, che la Guida ignora, premiato dal governo austriaco per i suoi mobili [Colle 1995, p. 139], quindi presumibilmente attivo a Milano durante la Restaurazione.

Antonio Fumagalli viene censito dalla Guida come mercante di mobili e perito stimatore, attività alla quale si sono sempre prestati gli artefici del legno in varie epoche, soprattutto per valutare il lavoro di altri; risulta attivo in contrada del Monte 1299.  Egli è documentato, sempre a Milano, nel 1837 come “Mercante di mobili di ogni qualità ...” nella stessa contrada del Monte, sebbene al n. 1328, come appare in una sua fattura indirizzata al conte Giacomo Taverna [Alberici 1969, p.22]. Sempre per la cronaca, un Giuseppe Fumagalli compare nella Guida tra i falegnami in contrada s. Bernardino 2936,

Notizie anche su Gaetano Galletti, indicato come negoziante di mobili in contrada de' Ratti 3104. Nel 1808, insieme a Giuseppe Redaelli (vedi oltre) interviene come perito di parte del Demanio del Regno Italico per la redazione dell'inventario di “infissi e mobili” di palazzo Cusani a Milano in occasione della vendita dello stabile da parte dei Cusani al Demanio [Bologna 1982, p. 61]. 

Antonio Galli è registrato nella Guida come mercante di mobili attivo in contrada degli Armorari 3119 e allo stesso indirizzo lo troviamo nel 1847 come dimostra una sua fattura conservata presso l'archivio Bertarelli del Castello Sforzesco di Milano [Alberici 1969, p. 22 (pensiamo che il numeri civico ivi riferito, 5119 sia frutto di un errata trascrizione)]. Pensiamo possa essere lui il mercante di mobili Pietro Antonio Galli,, il quale tra il 1790 e il 1791 riceve pagamenti per forniture al Palazzo Reale di Milano [Colle-Mazzocca 2001 p. 213].
La Guida segnala anche un Carlo Galli, mobiliere e materassaio nel quartiere del Bottonuto al n 4723 – il quale come vedremo cederà la sua ditta di lì a qualche anno - e un Giuseppe Galli, anch'egli mercante di mobili, ubicato “ivi”, ossia allo stesso indirizzo in contrada degli Armorari, sebbene al n. 3121, come dimostrano due fatture; la prima del 1802, intestata “Mercante di mobili e specchi, negli Armorari al n. 1321” e la seconda del 1835 intestata “Mercante di Mobili – Contrada degli Armorari n. 3121”. Pare che la “ditta” avesse un gallo come insegna [Alberici 1960, p. 22]. Un Giovanni Galli risulta invece censito dalla Guida tra i falegnami in borgo Cittadella 3656.

Gaetano Manzoni, nel 1827 fabbricante e mercante di mobili in contrada Larga 4790, nel 1834 emette una fattura dalla quale risulta che egli opera in contrada Larga n. 4787 e che è “rilevatario della Ditta di Carlo Galli, materassaio – Contrada Larga dirimpetto a Bottanuto n. 4723”, conferma di quanto già anticipato sopra parlando dei Galli. Lo stesso Gaetano Manzoni risulta ancora attivo nel 1847 in “Contrada del Palazzo Reale attigua alla contrada Larga n. 4787”, come risulta da una fattura emessa in quell'anno [Alberici 1969, p 22].

La Guida del 1827 presenta i Fratelli Marelli come fabbricanti di mobili “a tutto lusso” in corsia del Giardino 1218. Alla loro bottega è riferibile un gruppo di mobili risultanti da una nota di spedizione datata 30 maggio 1825, proveniente dall'archivio della famiglia alla quale i mobili erano destinati.

Fig. 3 - Fratelli, Marelli, Console in noce color mogano, piano in marmo bardiglio, una di una coppia, Milano, 1825 (Barbolini Ferrari 2000, p. 64 n. 3, foto di Augusto Bulgarelli).

Fig. 4 - Fratelli, Marelli, Cassettone, piano in marmo di Spagna, uno di una coppia, Milano, 1825 (Barbolini Ferrari 2000, p. 86 n. 2, foto di Augusto Bulgarelli).


Si tratta di due console (Figura 3) una specchiera da camino, un secretaire, una coppia di cassettoni (Figura 4) , una coppia di comodini, un divano (Figura 5) , otto sedie in mogano “alla francese” e sei sedie del tipo “chiavarino”, tutti attualmente in collezione privata [Barbolin-Ferrari 2000, pp. 64,78, 86, 94). E' probabile che di lì a poco i due fratelli si siano separati poiché nel 1832 troviamo il solo Luigi Marelli come “Fabricatore di ogni qualità di mobili fini con Magazzini sulla Corsia del Giardino in P. Nuova in Milano ai nn. 1217 e 1218”, come risulta da una fattura conservata nell'archivio Bertarelli di Milano [Alberici 1969, p. 22].

Fig. 5 - Fratelli, Marelli, Divano, Milano, 1825 (Barbolini Ferrari 2000, p. 94 n. 3, foto di Augusto)


Risulta abbastanza complesso addentrarci nei legami tra i vari Mariani menzionati nella Guida del 1827, che registra un Giovanni Mariani con attività in Borgospesso 1356 e un Lodovico Mariani in contrada s. Andrea 811 tra i mobilieri, nonché un Carlo Mariani in contrada s. Bernardino P. Tic. 2924 e un Giovanni Battista Mariani in terraggio P. Nuova 1466 tra i falegnami. A questi si aggiungono i fratelli Mariani i quali compaiono nella Guida del 1827 come “indoratori e verniciatori” in contrada della Rosa 3181.
Sebbene non via sia alcuna identità di indirizzi, segnaliamo dall'edizione del 1791 del Servitore di Piazza  due Mariani classificati tra i “fabbri legnamai”: Giovanni Mariani attivo in borgo Porta Orientale 720 e Vittore Mariani operante in contrada s. Silvestro 1598 [Alberici 1969 p. 23].

Di Tommaso Pesce, detto il Pavese, “fabbricatore” di mobili in corsia della Palla 3326, abbiamo una fattura del 1830 che lo definisce “Mercante e fabbricatore di mobili e tappezziere da letti e mobili a nolo”. Si tratta certamente di lui anche se il cognome risulta Pesci e l'indirizzo in “contrada di Valpetrosa n. 3299 Vicino alla Piazza alla Piazza S. Sepolcro”, dal momento che anche in questo caso viene identificato con il soprannome “Il Pavese” [Alberici 1969, p. 22].

Potrebbe trattarsi di semplice omonimia, ma è plausibile riconoscere nel Francesco Preda attivo come costruttore di mobili in contrada s. Romano 395, lo stesso ebanista, autore di diversi mobili intarsiati in stile neoclassico del quale ci siamo già diffusamente occupati su Antiqua (vedi). In quella sede la sua bottega veniva collocata in Porta Orientale, dato compatibile con l'indirizzo della contrada s. Romano (oggi corso Monforte) che faceva appunto parte del sestiere di Porta Orientale. Di questo artefice conosciamo la sola produzione neoclassica (Figura 6) ed è presumibile, ma non scontato, che egli si sia aggiornato al gusto del primo quarto del secolo. In ogni caso, giustamente Enrico Colle colloca quello di Francesco Preda tra i tanti “laboratori d'ebanisteria attivi nel capoluogo lombardo tra la fine del Settecento e i primi anni del secolo seguente” [Colle 2007 p. 332-333].

Fig. 6 - Francesco Preda, Cassettone, Milano primo quarto del XIX secolo, Collezione Giorgio Baratti Milano (http://giorgiobaratti.it/)


Non abbiamo notizie specifiche su Baldassare Quinto, mobiliere in contrada dell'Olmetto in Porta Ticinese 3950, ma, in considerazione della stessa epoca, segnaliamo un Antonio Quinto (o Quiento), il quale, dopo la Restaurazione viene pagato per aver restaurato un secretaire e due sofà per il Palazzo Reale di Milano [Colle-Mazzocca 2001 p. 214].

Abbiamo già accennato a Giuseppe Redaelli, il quale compare nel 1808 accanto a Gaetano Galletti (vedi sopra) nella stima degli arredi di palazzo Cusani [Bologna 1982, p. 61].
La Guida segnala due Giuseppe Redaelli: uno come fabbricante di mobili in contrada Larga 4786 e uno come mercante di mobili “anche di arredi per chiesa”, rigattiere e perito stimatore in contrada s. Mattia alla Moneta 3141. La professione dichiarata di perito potrebbe far pensare che sia quest'ultimo ad aver contribuito a redigere l'inventario degli arredi Cusani, ma non possiamo esserne certi.

Di Luigi Ripamonti abbiamo già parlato nel precedente contributo sugli artefici del legno a Milano nel 1827 come “Intagliatore di caratteri per mostre, ecc. e fabbricante di mobili” , allo stesso indirizzo di borgo s. Pietro in Gessate 159 (qui con un rimando alla Guida 1826 pag. 295); nello stesso articolo veniva citato anche Carlo Ripamonti, anch'egli intagliatore.
Nella sezione Falegnami troviamo Clemente Ripamonti in c. s. Vito al Carrobbio 3889 e un non meglio identificao Ripamonti in strada della Cavalchina 1413, il quale risulta fabbricante di bigliardi.

Non abbiamo notizie su Giuseppe Rivolta, mobiliere in contrada delle Asole 5275, ma, come in precedenza, ci corre l'obbligo segnalare un Antonio Rivolta, il quale “durante il periodo francese”, quindi ante 1815,  fornisce una scrivania “ a rolò” e un cassettone “impiallacciato fino di noce d'India, scomparti e guarnizioni d'Inghilterra” per il Palazzo Reale di Milano [Colle-Mazzocca 2001 p. 212].

Tra i mobilieri troviamo un certo Romanò che avevamo già elencato tra i fabbricanti di cornici allo stesso indirizzo di contrada dell'Agnello 961.
Anticipiamo che tra i corniciai avevamo trovato Giuseppe Antonio Brenta, che  qui troviamo allo stesso indirizzo di contrada s. Ambrogio de' Disciplini 5489 come “tornitore d'oggetti di mobili”, ma collocato tra i falegnami.

Ad ammonirci contro il pericolo di facili associazioni su base onomastica, compaiono tra i mobilieri due Angelo Rossi: il primo fabbricante in contrada s. Silvestro 1598 e l'altro, mercante con il figlio, in contrada degli Armorari 3123. Ritroviamo padre e figlio in una fattura del 1830 circa che li qualifica come “Mercanti di mobili” al medesimo indirizzo [Alberici 1969, p. 22].
Tra i mobilieri, nella duplice veste di fabbricante e mercante, compare anche Giuseppe Rossi, operante in contrada s. Raffaele 1001.

Sempre tra i mobilieri troviamo Carlo Rovagnati in contrada Bocchetto 2474, con altra bottega nella c. s. Vittore al Teatro. A questo secondo indirizzo, con la precisazione del numero 2539 lo troviamo come mercante di mobili in una fattura del 1830 [Alberici 1969, p. 22].

Infine, di Luigi Zuccoli, fabbricante di mobili in contrada del Bollo 3159, abbiamo parlato nell'articolo sugli intagliatori, registrandolo come intagliatore e ornatista al medesimo indirizzo.

Falegnami
Veniamo ora ai Falegnami anche se di alcuni di loro abbiamo già parlato sopra, riducendo di molto il numero di quelli rimasti dei quali è stato possibile raccogliere notizie interessanti.

Menzioniamo Carlo Almasio, falegname in vicolo s. M. Fulcorina al numero 2557, solo per parlare brevemente, sebbene non vi sia testimonianza di alcun legame, di Giovanni Almasio, un intagliatore di cui la Guida del 1927 non parla e che risulta attivo nei primi decenni dell'Ottocento a Milano dove muore nel 1855 [Colle 2007, p. 426; Colle 2011 p. 207].

Registriamo un'altra “omissione” della Guida: mentre registra Domenico Chiesa tra i falegnami in vicolo del Bocchetto 2470, non parla di alcun Giuseppe Chiesa che una fattura del 1830 circa segnala come “Fabbricatore di mobili tiene magazzino di forniture complete … di materassi di lana, di crine …” in contrada degli Armorari n. 3121. [Alberici 1969, p.22].

Un caso simile riguarda Costantino Colombo, falegname in Borgospesso 1347. Di lui non si hanno altre notizie, ma ne abbiamo su altri due Colombo.
Il primo è Giovanni Colombo, un ebanista “premiato anche con medaglia d'oro” che produceva mobili intarsiati, con intarsi anche in metallo, attivo almeno fino al 1850 [Colle 1995, p. 139, p. 146 nota 39]. Da un'altra fonte apprendiamo anche che aveva una bottega in via Fatebenefratelli 1443-1444 e che, dopo essere stato premiato nel 1834 con medaglia d'argento, alcuni suoi mobili intarsiati con legni “nostrali” e “anzi di scarto” vengono esposti nel 1856 presso l'Istituto di scienze, lettere e arti (Giornale dell'I.R Istituto lombardo di scienze, lettere e arti e Biblioteca italiana, Milano 1856). Già Enrico Colle nel 1995 dichiarava che non era stato possibile appurare se fosse un discendente di Giuseppe Colombo, detto il Mortarino, artefice attivo alla fine del Settecento sul quale esiste una discreta letteratura che presto speriamo di riordinare in un apposito articolo. Ciò vale anche per un suo omonimo, un Giuseppe Colombo che una fattura da lui emessa attorno al 1830 designa come “falegname di mobili e di fabbrica” sul Terraggio di San Damiano n. 368, vicino al Ponte di Ghisa [Alberici 1969, p. 22]

Sempre nell'ambito dei falegnami, il non meglio specificato Corti di borgo Porta Comasina 2133, potrebbe essere o avere un legame con il Giuseppe Corti che l'edizione del 1791 del Servitore di Piazza annovera tra i “fabbri legnamai” [Alberici 1969, p. 23], così come per Giovanni Luraschi, falegname in contrada s. Salvatore 1069, rispetto all'omonimo che una fattura del 1867, indirizzata a un non meglio identificato Alfonso Garavaglio, segnala come produttore di “Mobili di ogni qualità-Tappezziere e materassaio” angolo via Broletto e del Lauro n. 50 [Alberici 1969, p.22].

Ancora, se di Giacomo Riva, falegname in contrada s. Eufemia 5503, non si hanno notizie, ne registriamo su due artefici pressoché contemporanei, ossia il falegname milanese Cipriano Riva,  il quale in data 12 maggio 1835 viene saldato per la cassa dell'organo, sgabello e letturino della cappella dell'ospedale Fatebenefratelli a Milano [Spiriti 1992, p. 181] e Vincenzo Riva, costruttore di casseforti a Milano nel 1822  (da un foglio ciclostilato anonimo e senza data, archivio dell'autore).

Tiriamo alcune somme
Abbiamo incontrato talvolta gli stessi artefici registrati in categorie diverse oppure artefici con lo stesso cognome ma con nomi diversi e con diversi indirizzi, registrati tra i mobilieri e i falegnami.
Per molti di loro non sono state raccolte altre notizie; a quelli già citati aggiungiamo Gaetano Maffoni e Andrea Malingher, elencati sia tra i mobilieri che tra i falegnami, ma anche, i Brioschi, i Cattaneo, i Chiappa, i Comerio, i  Meda e i Tradico, titolari di attività diverse per quanto affini. Qualcuno con lo stesso cognome lo troviamo anche tra intagliatori, corniciai e doratori, talvolta con la medesima avarizia di informazioni.
Arduo dimostrare, allo stato attuale dell'arte se vi fosse un collegamento, ossia se appartenessero alla stessa famiglia (plausibile vista la tendenza a perpetuare l'attività sfruttando il nome), oppure se si trattasse di semplici casi di omonimia.
E' più che probabile che gli artefici di cui si hanno notizie fossero effettivamente i più importanti ed è attorno a loro che possiamo pensare di costruire la storia del mobile milanese tra Impero e Restaurazione: i Bigatti, i Cairoli, i Cassina, i Marelli e pochi altri.
Per quelli di cui non si hanno notizie, piuttosto che parlare di “dannatio memoriae”, è forse preferibile pensare che si tratti di artefici minori.
Particolarmente laconiche sono le notizie sui falegnami. Si ha l'impressione che la figura del falegname-ebanista, caratteristica del Settecento si sia evoluta in quella del falegname-imprenditore e che quindi i maggiori produttori di mobili, anche di quelli più raffinati, siamo catalogati tra i “Fabbricatori”, relegando nella categoria “Falegnami”, salvo le dovute eccezioni, i falegnami d'opera, i carpentieri, i produttori di mobili d'uso corrente, di serramenti, ecc.

   

Note

[1]
In allegato trascriviamo l'elenco degli artigiani suddivisi nelle categorie qui considerate (falegnami, mobilieri e un intarsiatore), che integra quello degli artigiani di cui si è parlato nel precedente articolo (corniciai, doratori, intagliatori e scultori in legno) (Pdf).
[2]
Anche in questo caso, come nel precedente contributo, abbiamo preferito non approfondire l'identificazione dei vari indirizzi nell'attuale topografia cittadina e l'aggregazione degli artigiani in alcune specifiche zone. Le notizie fornite su ciascun artefice, tratte dall'attuale versione dell'Archivio di Antiqua, riguardano solo l'artefice in questione; non vengono quindi riportate notizie relative ad artefici con lo stesso cognome (magari di epoche diverse), a meno che non sia plausibile ipotizzare un legame.
[3]
Capita spesso che le fonti localizzino lo stesso artigiano presso indirizzi diversi. Non abbiamo approfondito la questione, ma, a parte possibili errori materiali di trascrizione, pensiamo ci potesse essere una notevole mobilità dovuta, ad esempio, alle esigenze di crescita della bottega.
Le ragioni potrebbero però essere anche di tipo toponomastico, ossia cambio di nome delle vie, oppure aggregazione di diversi indirizzi in ambito più vasti.

 

Bibliografia citata

Alberici Clelia, Il mobile lombardo, Gorlich, Milano 1969 [Alberici 1969]
Gonzales Palacios Alvar, Il tempio del gusto (Il Granducato di Toscana e gli Stati Settentrionali), Longanesi, Milano 1986 [Gonzales Palacios 1986].
Bologna Giulia, Milano Palazzo Cusani, Biblioteca Trivulziana, Milano 1982 [Bologna 1982]
Spiriti Andrea, Il Fatebenefratelli tra barocco e neoclassicismo, ISAL (Istituto per la storia dell'arte lombarda), Milano 1992 [Spiriti 1992]
Colle Enrico, Dipingere coll’intarsiatura in legno: appunti sul mobile intarsiato in Lombardia, Rassegna di Studi e Notizie, Milano 1995 [Colle 1995].
Barbolini Ferrari Elisabetta, Mobili Impero. Il neoclassicismo tra Emilia e Lombardia, Calderini, Bologna 2000 [Barbolini Ferrari 2000]
Colle Enrico, L'arredo di Palazzo Reale, in Il Palazzo Reale di Milano a cura di E. Colle-F. Mazzocca, Skira, Milano 2001 [Colle-Mazzocca 2001]
eretti Giuseppe, Laboratorio. Contributi alla storia del mobile neoclassico milanese), Inlimine, Milano 2005 [Beretti 2005].
Colle Enrico, Il mobile neoclassico in Italia, Electa, Milano 2005 [Colle 2005]
Colle Enrico, Il mobile dell'Ottocento in Italia. Arredi e decorazioni d'interni (1815-1900), Electa, Milano 2007 [Colle 2007].
Colle Enrico, I mobili di Palazzo Pitti. Il secondo periodo lorenese 1800-1846. I ducati di Lucca, Parma e Modena, Centro Di, Firenze 2010 [Colle 2010]
Colle Enrico, Una coppia di sgabelli milanesi per il Palazzo Ducale di Modena, Rassegna di Studi e di Notizie, Milano 2011 [Colle 2011]

   
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