Tre telamoni attribuiti a Donato Andrea Fantoni
di Andrea Bardelli
  Luglio 2018
   

Nella Collezione Cagnola di Gazzada sono presenti tre telamoni intagliati in mogano di indubbio interesse (Figure 1, 2, 3), attribuiti tradizionalmente alla bottega di Donato Andrea Fantoni (1746-1817) appartenente alla nota famiglia di intagliatori di Rovetta (Bg).

Fig. 1 2 3- Bottega di Donato Fantoni (attr.), tre telamoni raffiguranti uomini nudi panneggiati, mogano, altezza cm. 34,
Gazzada (Va), Collezione Cagnola, Inv. MO.031-034-035 (foto Vivi Papi).


Le notizie che troviamo nei due cataloghi della Collezione Cagnola sono poco esaustive e talvolta imprecise. Ad esempio, Paolo Roberto Ciardi sostiene, incomprensibilmente, che una delle tre figure sia femminile, per cui parla di cariatidi e non di telamoni. Egli pensa però giustamente che per la “squadratura piatta del capo” le tre sculture dovessero fare da sostegno in un mobile ad uso profano, questo per le caratteristiche dei soggetti, e le relega a lavoro “di bottega” per quella che giudica una qualità non eccelsa (Ciardi R.P., La Raccolta Cagnola, Cremona 1965, p. 97).
Nel 1999 Mario Scalini riprende il Ciardi sostenendo che il gruppo “... proviene certamente da un mobile lombardo del secondo Settecento” (Scalini M., in AAVV, La collezione Cagnola. Le arti decorative, Busto Arsizio (Va) 1999, p. 84 nn. 31-33).

Nessuno dei due però spiega perché si dovrebbero attribuire le sculture alla bottega di Donato Andrea Fantoni. I Fantoni, il cui esponente più noto è Andrea (1659-1734), padre di Donato Andrea, godono di una letteratura abbastanza ampia, ma il testo di riferimento più completo è la monografia curata da Rossana Bossaglia nel 1978 (vedi bibliografia).

L'utilizzo di elementi scolpiti o intagliati a sostegno di mensole o di corpi superiori, così come per decorare lesene era abbastanza comune nell'ebanisteria sacra e profana, non solo in Lombardia.
Mostriamo a questo proposito un telamone riferibile alla bottega di Andrea Fantoni (Figura 4) e una coppia di cui non è noto l'artefice, segnalata in una collezione privata in provincia di Como agli inizi del Novecento e provenienti dalla chiesa del soppresso monastero comasco di S. Giovanni Pedemonte (Figura 5 ). Come si può notare, uno di questi ultimi mostra di spalle una figura in torsione come nel telamone di Figura 3.

Fig. 4 - Bottega di Andrea Fantoni,
(Bossaglia 1978, pag. 277 n. 51c ill. n. 63).

Fig. - 5 Ignoto intagliatore, due telamoni, Como,
chiesa del monastero soppresso di S. Giovanni Pedemonte,
nel 1907 segnalati ora in una villa di Capiago Intimiano (Co), località Brugnago
(Melani Alfredo, L'arte nell'Industria, II, Milano 1907, p. 25 figura 6).


Possiamo immaginare che il nome dei Fantoni come autori dei tre telamoni in questione possa essere stato fatto in occasione dell'Esposizione storica di arte industriale di Milano del 1874, tramandatosi poi all'interno della famiglia Cagnola.
Infatti, come risulta dal catalogo dell'Esposizione,  i tre telamoni sono stati esposti come “Cariatide in noce [sic] scolpito riputata del Fantoni” con i numeri 214-223-229, presentati dal loro proprietario Carlo Cagnola (1828-1895).
Alla stessa Esposizione erano presenti anche tre esponenti della famiglia Fantoni con numerose opere della loro collezione: Donato Fantoni che porta 13 oggetti, Luigi (10 oggetti) e Andrea (2 oggetti).
Incrociando le preziosi informazioni avute da Lidia Rigon, direttrice della Fondazione Fantoni di Rovetta che gestisce il Museo Fantoni (comunicazione personale via mail del 5 luglio 2017), e l'albero genealogico dei Fantoni pubblicato dalla Bossaglia, potrebbe trattarsi di Luigi Fantoni (1789-1874) e dei suoi due figli, Donato (1848-1922) e Andrea Guglielmo (1857-1928).
Come mi riferisce Rigon, escludendo il diciassettenne Andrea Guglielmo, non risulta che Donato avesse attitudini specifiche per fare attribuzioni, mentre era il padre Luigi il “grande conoscitore dell’arte degli antenati”.
Quest'ultimo, nonostante sia deceduto proprio nel 1874, potrebbe aver avuto modo di relazionarsi con Carlo Cagnola. Tuttavia, come mi fa osservare sempre Rigon, “quel <<..... riputata del Fantoni>> presente nel catalogo farebbe oltretutto pensare ad uno dei consueti riconoscimenti ad Andrea Fantoni, figura ormai oggetto di un processo di mitizzazione che catalizzava attribuzioni proprie e improprie oscurando le altre personalità artistiche della bottega di Rovetta e del territorio”.
A questo punto, possiamo ragionevolmente ipotizzare che il Ciardi, reputando i telamoni opere ottocentesche, le abbia semplicemente attribuite a chi reggeva la bottega in quel periodo, ossia a Donato Andrea.
Su quest'ultimo è stato pubblicato un volume che raccoglie il suo diario e alcune lettere scritte al padre Andrea dal 1766 al 1770 in occasione di un suo viaggio di formazione in Italia e soprattutto a Roma (Pedrocchi 1977).
Senza voler trarre alcuna conclusione, tra i disegni eseguiti da Donato Andrea, troviamo un torso virile (Figura 6), uno dei tanti scaturiti dai percorsi accademici, che presenta non pochi elementi di paragone con il telamone di cui alla Figura 3.

 

Fig. 6 - Fantoni Donato Andrea, Torso virile,
matita e lumi su carta bianca colorata grigia mm 220 x 300,
Roma 1769 (Pedrocchi 1977, Tav. 25 S 342).


Bibliografia sui Fantoni

P. Tirloni, Andrea Fantoni, Amm.ne provinciale di Bergamo-CRPL, Milano s.d.
Andrea Fantoni. Confessionale in Santa Maria Maggiore, Monumenta Longobardica, Op. III, Bergamo 1974
A.M. Pedrocchi, Donato Andrea Fantoni. Diario di viaggio e lettere 1766-1170, Monumenta Bergomensia, Bergamo 1977
Rossana Boscaglia (a cura di), I Fantoni. Quattro secoli di bottega di scultura in Europa, Neri Pozza, Vicenza 1978
L.Rigon-T.Terzi, La bottega dei Fantoni, Ferrari Ed., Clusone (Bg) 1988
M.Olivari, Le Sagrestie di Alzano Lombardo nella Basilica di S. Martino, Amilcare Pizzi, Cinisello B. (MI) 1994.
M.Zanchi, Il confessionale dei Fantoni, Ferrari, Clusone (Bg) 2000
S. Milesi, Dei Fantoni e altre storie tra Seicento e Settecento, Corponove, Bergamo 2005
AAVV, I Fantoni, Provincia di Bergamo, Bergamo 2005.

 

   
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