Pietro Luchini: un ritratto inedito e note di arredo
di Andrea Bardelli

  Pubblicato il 5 gen. 2015
   

Pietro Luchini o Lucchini (Bergamo 1799- Bologna 1883) è un ottimo pittore sul quale scarseggiano le notizie. Nel Dizionario biografico dei pittori bergamaschi (2006) è contenuta una breve scheda che fa riferimento a un saggio pubblicato nel volume I Pittori Bergamaschi. L’Ottocento, testi ai quali si rimanda (vedi Bibliografia).
In sintesi, Pietro Luchini frequenta dal 1813 al 1817 l'Accademia Carrara di Bergamo come allievo del pittore Giuseppe Diotti. Nel 1920 si trasferisce a Roma e nel 1824 sposa Celestina Dupin, figlia di un famoso coreografo e sorella di Antonietta, moglie del celebre cantante Domenico Donzelli; queste circostanze introducono Luchini nel mondo del melodramma al quale resterà per sempre legato.
Dal 1932 Luchini inizia una serie di trasferte che lo portano a Parigi e Londra (1832), Vienna (1843-43), Costantinopoli (dopo il 1850), a più riprese a Milano, solo saltuariamente a Bergamo e da ultimo a Bologna. Il suo nome resta è legata a dipinti di soggetto storico e a numerosi ritratti per diversi personaggi del suo tempo. Il dipinto inedito di Pietro Luchini che presentiamo raffigura una giovane donna seduta in poltrona (Figure 1 e 2).

Fig. 1 - Pietro Luchini o Lucchini (Bergamo 1799- Bologna 1883),
Ritratto della nobildonna Clementina Grillo, Milano 1842, olio su tela cm. 122x95.
Fig. 2 - Idem, particolare.


La tela è di grande formato ed è firmata e datata in basso a sinistra: P.to Luchini fece Milano 1842 [Figura 3]. Sappiamo che il dipinto ritrae una certa Clementina Grillo, maritata con un certo Martelli Luigi (1804-1877), nata il 14 dicembre 1804 e morta ad Acquate (Lecco) il 25 gennaio 1898, quindi trentottenne all’epoca in cui Luchini la ritrae a Milano, dove probabilmente risiedeva.

Poiché il nostro sito si occupa in larga misura di arredi lignei, vorrei far notare la poltrona sulla quale siede Clementina Grillo. Si tratta di un sedile in stile Luigi XV o Barocchetto, ma si presume non della metà del Settecento circa, epoca a cui lo stile compete, bensì dell’Ottocento.

Fig. 3 - Idem, dettaglio della firma.
Fig. 4 - Idem, scritta sul retro della cornice.


Lo si può desumere da una certa rigidità che caratterizza le riprese ottocentesche in stile rispetto agli originali settecenteschi, ma, soprattutto, lo si può intuire dal fatto che mai un personaggio dell’aristocrazie o dell’alta borghesia si sarebbe fatta ritrarre seduta in una poltrona “vecchia”, quanto piuttosto in una poltrona all’ultima moda.
Il neo Barocchetto è di moda in quegli anni, ma proprio riflettendo sullo scarto di pochi anni si possono trarre utili ed inedite indicazioni.
La raffigurazione di una poltrona in stile barocchetto in un dipinto datato 1842 “stravolge” le convenzioni perché normalmente si ritiene che questo stile venga ripreso solo dopo il 1848 nell’ambito di  una versione tarda dello stile Luigi Filippo.
Riassumo brevemente i termini della questione, che a qualcuno potrà sembrare oziosa, ma è in realtà fondamentale al fine di districarsi nella complessa datazione dei mobili ottocenteschi.
In Italia è stato identificato uno stile Luigi Filippo in senso stretto che si sviluppa durante il quarto e quinto decennio del secolo (1831-1848 per rifarci all’epoca in cui Luigi Filippo ha regnato in Francia), incentrato sul recupero del Barocco seicentesco, e un successivo stile Tardo Luigi Filippo, che rinverdisce i fasti del settecentesco stile Luigi XV (Barocchetto o Rococò che dir si voglia), viaggiando di pari passo con la riproposizione coeva dello stile Luigi XVI.
Tutto ciò premesso, che in un dipinto datato 1842 compaia una poltrona in stile Luigi XV significa anticipare l’adozione di questo stile da parte dell’ebanisteria ottocentesca di circa un decennio rispetto a quanto si crede normalmente.
In realtà questo non deve stupire perché, come esistono mobili ritardatari che perpetuano lo stile di decenni prima, così esistono mobili che anticipano in qualche misura le tendenze che di lì a poco avranno un più ampio sviluppo.
Un’ultima considerazione che ci illumina ulteriormente sullo stile in voga in quegli anni. Sul retro della cornice originale che contiene il dipinto si legge una scritta eseguita con grafia ottocentesca: “875 [probabilmente una sigla non una data] Barocco Semplice”(Figura 4).
La cornice (la si intravede nella Figura 1) è del tipo denominato “a vassoio” ed è tipica dello stile Luigi Filippo, inteso in senso stretto (1830-1848 circa), improntato quindi allo stile barocco. Se supponiamo la cornice coeva al dipinto o solo di qualche anno più tarda, vi è in questo caso una corrispondenza perfetta tra epoca (1842 circa) e stile (Luigi Filippo in senso stretto/Barocco), almeno secondo quanto convenzionalmente si ritiene.

   

Bibliografia

C. Solza, Pietro Luchini, in I Pittori Bergamaschi. L’Ottocento, I, 1993, p. 27.
Luchini Pietro, in Dizionario biografico dei pittori bergamaschi, Bolis, Bergamo 2006, p. 292.
(scheda siglata FN, alias Nives Gritti).

 
   
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