Mobili "pel de rava"
di Andrea Bardelli

  Pubblicato il 1 dic. 2014
   

 

Nell'ambito dei cassettoni lombardi “a urna” databili al terzo quarto del Settecento, oggetto di un precedente contributo su Antiqua, si distingue per il decoro intarsiato una tipologia di mobili, in prevalenza cassettoni, denominati con espressione vernacola “pel de rava”, poiché la loro principale caratteristica è di essere decorati con un motivo “sfrangiato” che la fantasia popolare assimila alla pelle della rapa (Figura 1).


Questo decoro di  gusto rocaille sarebbe da riferire all'ambito austro tedesco - come anche la forma di questi mobili (secondo quanto riferito nel contributo di cui sopra) - e, in particolare, alle incisioni di Johann Michael Hoppenhaut e Franz Xaver Habermann.



Fig. 1 - Motivo della “pel de rava” (particolare del cassettone di Figura 4)


Il corpus


In più occasioni si è tentato di costituire un catalogo di mobili riconducibili a questa stessa tipologia, più volte aggiornato a seguito della comparsa sul mercato di nuovi esemplari oppure di riflessioni e ripensamenti.
Prendiamo le mosse dall'ultimo in ordine di tempo, redatto da Giuseppe Beretti nel suo libro del 2010 dal titolo Il mobile dei lumi, (d'ora innanzi Beretti 2010, vedi bibliografia finale), più precisamente nel capitolo I mobili del Maestro della pelle di rapa, esemplare per chiarezza e concisone, per tentare a nostra volta una classificazione.
Il primo mobile a essere indicato in catalogo è un cassettone (Figura 2) già appartenuto all'antiquario Orsi di Milano e presentato dall'antiquario De Zucco a una Mostra Nazionale dell'Antiquariato di Milano di cui non siamo in grado di precisare l'anno.
Un secondo cassettone (Figura 3), conservato in una collezione privata, è stato pubblicato da Beretti in diverse occasioni, mentre il terzo, un mobile assai noto, fa parte delle raccolte del Castello Sforzesco di Milano (Figura 4).

Fig. 2 - Cassettone “pel de rava”, Lombardia, terzo quarto del XVIII secolo, gia
collezione Sandro Orsi, Milano, poi De Zucco, Mostra Nazionale dell'Antiquariato di Milano
(anno non disponibile).
Bibliografia specifica: Agnellini 1990 p. 82; Beretti 1991-92 fig.19; Beretti 2007 p, 50 e ss.
(citato); Beretti 2010  p. 120 e ss., p. 364 n. 151.

Fig. 3 - Cassettone “pel de rava”, Lombardia, terzo quarto del XVIII secolo, collezione privata.
Bibliografia specifica: Beretti 1991-92 fig. 18; Beretti 2007 p. 50 e ss. (citato); Beretti 2010 p. 120 e ss., p. 365 n. 152.

Fig. 4 - Cassettone “pel de rava”, Lombardia, terzo quarto del XVIII secolo, Milano, Castello Sforzesco, Inv. 345.
Bibliografia specifica: Mazzariol 1958 p.55; Rosa 1963 p. 95 n. 244; Alberici 1969 p. 104;
A. Gonzales Palacios 1986 p. 254 (citato); Beretti 1991-92 fig.13; Colle 1996 p. 74 n. 74;
Beretti 2007 p. 50 e ss. (ivi Fig. 1); Beretti 2010 p. 120 e ss.; p. 365 n. 153.
Fig. 5 - Uno di una coppia di cassettoni “pel de rava”, Lombardia, terzo quarto del XVIII secolo, collezione privata.
Bibliografia specifica: De Ruvo-Novarini 1998 p.52 n.133.; Colle 2003 p. 392-393; Beretti 2007 p. 50 e ss., n. 13; Beretti 2010 p. 120 e ss., p. 366 n. 154-155.


Un altro cassettone, appartenente all'Accademia Carrara di Bergamo, è il più controverso.
Viene solo citato da Beretti nel 2010 e compare in una foto in bianco e nero di piccolo formato nel volume di Enrico Colle sul mobile rococò del 2003. Purtroppo non mi è stato ancora possibile effettuare una verifica dal vero, ma sembra uguale a quello già dell'antiquario Orsi (il primo che abbiamo considerato), quindi potrebbe essere “l'altro” di una coppia, poiché questi mobili nascevano assai spesso in due esemplari identici.
A conferma di ciò il corpus comprende una coppia di cassettoni recensiti da Beretti per il catalogo della casa d'aste genovese Art del febbraio 2007 (Figura 5). Questi mobili sono stati al centro di un piccolo caso perché gia apparsi sul mercato nel 1998 presso la casa d'aste Il Ponte di Milano e recensiti in catalogo da Franco De Ruvo e Rossella Novarini con un'attribuzione all'ebanista Giuseppe Busneto sulla base di una scritta recitante: “anno 1755 Giuseppe Busneto di meda”. Prima di approdare alla Art di Genova nel 2007, la coppia di cassettoni ha subito diversi  passaggi d'asta presso Semenzato dal 1999 al 2002, sempre con attribuzione a Busneto. Su questo ebanista non è stato possibile acquisire altre notizie e la critica ha sempre avuto dubbi a riguardo dell'auticità dell'iscrizione; Enrico Colle, che del mobile pubblica solo un'immagine del piano, la definisce “tracciata con calligrafia novecentesca e forse ripresa da una precedente iscrizione durante un restauro” (Colle 2003 p. 392).
Molto simile alla coppia è un cassettone in collezione privata fiorentina, pubblicato da Gonzales Palacios nel 1986 del quale non sono in grado di fornire un'immagine accettabile (Gonzales Palacios 1986, vol. I p. 254, vol. II p. 272 n. 547). Stranamente Beretti non lo inserisce nel corpus del 2010, così come non inserisce altri cassettoni di cui si ha notizia.
Desidero citare in proposito un cassettone la cui immagine proviene dall'archivio fotografico dell'antiquario milanese Subert, curiosamente dotato di un piano in marmo (Figura 6) e un cassettone, attualmente in collezione privata vercellese (Figura 7). A questi si aggiungono altri due cassettoni, il primo appartenente all'antiquario Camellini di Modena (Figura 8) e il secondo visto nel corso dell'edizione di Brixia Antiquaria del novembre 2010 (Figura 9).

Fig. 6 - Cassettone “pel de rava”, Lombardia, terzo quarto del XVIII secolo, archivio fotografico Subert, Milano. Fig. 7 - Cassettone “pel de rava”, Lombardia, terzo quarto del XVIII secolo, Vercelli, collezione privata.
Fig. 8 - Cassettone “pel de rava”, Lombardia, terzo quarto del XVIII secolo, collezione Camellini, Modena. Fig. 9 - Cassettone “pel de rava”, Lombardia, terzo quarto del XVIII secolo, Brixia Antiquaria novembre 2010.


Lo stesso dicasi per due ribalte, una venduta a Firenze nel 1975 e ora in collezione privata, pubblicata da Beretti nel 1991-1992 e nel 2007 (ma non nel 2010) (Figura 10) e una appartenuta all'antiquario modenese Camellini già citato (Figura 11).

 

Fig. 10 - Cassettone a ribalta “pel de rava”, Lombardia, terzo quarto del XVIII secolo,
collezione privata.
Bibliografia particolare: Wannenens 1990, tav. X; Beretti 1991-92 fig. 17;
Colle 2003 p. 392-293 (citata); Beretti 2007 p. 50 e ss.(citata).
Fig. 11 - Cassettone a ribalta “pel de rava”, Lombardia, terzo quarto del XVIII secolo, già collezione Camellini, Modena.



La catalogazione di Beretti del 2010 riprende con un cassettone a ribalta con alzata dotata di un'unica anta vetrata (Figura 12), riferito a collezione privata milanese e pubblicato in svariate occasioni, e un altro trumeau, non meno “titolato”, con alzata dotata due ante lignee, già segnalato in una collezione privata di Trento (Figura 13).
Giustamente ignorato è un terzo mobile a due corpi, che pubblichiamo solo come documento (Figura 14), passato in asta presso Semenzato nel dicembre 1995. Potrebbe trattarsi di un mobile di pura invenzione oppure ricomposto con elementi superstiti di qualche esemplare antico.

Fig. - 12 Cassettone a ribalta con alzata “pel de rava”, Lombardia, terzo quarto del XVIII secolo, Milano, collezione privata. Bibliografia particolare: Alberici 1969, p. 111; Beretti 1991-92 p. 27 fig. 15; A. Gonzales Palacios 1986 p. 254 (citato); Colle 2003 p. 392-393 (citato); Beretti 2007, p. 50 e ss. (ivi Fig. 2); Beretti 2010 p. 120 e ss., p. 370 n. 160. Fig. 13 - Cassettone a ribalta con alzata (trumeau) “pel de rava”, Lombardia, terzo quarto del XVIII secolo, Trento, collezione privata.
Bibliografia particolare: Bandera Gregori 1991, p. 486 fig. V.25; Colle 1990 fig. 1; Beretti 1991-92 p. 27 fig.16; Colle 2003 p. 392-393; Beretti 2007 p. 50 e ss. (citato); Beretti 2010 p. 120 e ss., p. 370 n. 159.
Fig. 14 - Mobile a due corpi “pel de rava”, Lombardia, Semenzato dicembre 1995 n. 84.


Passiamo ora a considerare i mobili diversi dai cassettoni, iniziando da un celebre e pubblicatissimo tavolino da gioco conservato nelle raccolte del Castello Sforzesco di Milano.
Molto interessante perché assai raro è un inginocchiatoio (Figura 15) già pubblicato da Colle nel 2003, ma in realtà reso noto nel 1983 da Maurizio Cera nel volume Il mobile italiano; si tratta di un mobile passato in asta presso Finarte a Rome nel 1980 del quale si rivela un particolare piuttosto anomalo, se riferito alla tipologia dei “pel de rava”, ossia la presenza sul piano di “un medaglione raffigurante un uomo a cavallo”.


Fig. 15 - Inginocchiatoio “pel de rava”, Lombardia, terzo quarto del XVIII secolo, Finarte Roma 27-28 maggio 1980.
Bibliografia specifica: Cera 1983 p. 100 n. 148; Colle 2003 p. 392-393; Beretti 2010 p. 120 (citato).


Infine, alla console (Figura 16) già pubblicata da Clelia Alberici nel 1969 con la quale Beretti conclude il suo catalogo del 2010, possiamo aggiungere una seconda console, che pare proprio formare una coppia con la prima, apparsa nel 2004 sul mercato antiquario (Figura 17).

Fig. 16 - Console pel de rava”, Lombardia, terzo quarto del XVIII secolo, collezione privata milanese.
Bibliografia specifica: Alberici 1969 p. 122; Beretti 2007 p.50 e ss. (citata);
Beretti 2010 p. 369 n. 158.

Fig. 17 - Console pel de rava”, Lombardia, terzo quarto del XVIII secolo, già Il Quadrifoglio, Milano, Mostra Internazionale dell'Antiquariato di Milano 2004, p. 99.


Riflessioni e considerazioni


Sperando di essere stato sufficientemenete accurato nella redazione di questo catalogo, che potrà apparire un puro esercizio di pedanteria, vedrò di trarre alcune conclusioni.
L'esito principale a cui giunge la maggior parte della critica è che sia esistita una bottega specifica, guidata dal cosiddetto “Maestro della pel de rava”, specializzata nella produzione di mobili caratterizzati da questo decoro.
Mi permetto di dissentire e di esprimere un diverso parere.
Gli “sfilacciamenti” sono certamente peculiari di questa serie di mobili, ma l'uso di contornare spazi lastronati in radica o rigatino con nastri più o meno frastagliati si incontra in diversi altri episodi dell'ebanisteria lombarda, difficilmente ricollegabili a una stessa bottega. Mi riferisco ai tanti mobili del genere “a urna” che sfruttano lo stesso decoro, seppure in una versione esitante ed impacciata oppure semplicemente stilizzata. Valga per tutti l'esempio di due cassettoni passati in asta presso Finarte, l'uno nel 1992 (Figura 18), l'altro nel 2004 (Figura 19), che qualcuno inizia a identificare come “pseudo pel de rava”.

Fig. 18 - Uno di una coppia di cassettoni “pel de rava”, Lombardia, terzo quarto del XVIII secolo, Finarte 27 ottobre 1992 n. 422. Fig. 19 - Cassettone “pel de rava”, Lombardia, terzo quarto del XVIII secolo, Finarte 9 novembre 2004 n. 170.


Alcuni artefici più o meno conosciuti, dei quali avremo modo di occuparci presto, come l'ignoto ebanista che sigla D.S.P. l'unica sua opera a noi nota, un trumeau datato 1777, oppure l'ebanista Giuseppe Mortarino, quest'ultimo la più importante personalità attiva durante il terzo quarto del Settecento, eseguono intarsi “affini” alla “pel de rava”. Ad esempio, la Bandera Gregori, nel suo lavoro del 1991 riportato in bibliografia, parla di “pel de rava” anche a proposito di un cassettone firmato proprio da “Giuseppe Colombo detto il Mortarino adì 5 novembre 1774” (ivi fig.V.26).
Lo stesso Beretti, nel più volte citato lavoro del 2010, mostra tre mobili databili alla metà circa del Settecento, considerandoli un preludio a quelli di gusto rocaille del Maestro della pelle di rapa: un canterano inedito (Beretti 2010, p. 120 e ss., p. 363 n. 148) e due mobili già pubblicati dall'Alberici nel 1969  (Beretti 2010, p. 120 e ss., p. 363 n. 149, p. 364 n. 150; Alberici 1969 p. 102, p. 103), ma riesce difficile pensare possano provenire dalla stessa bottega.
Si noti ancora che anche all'interno della famiglia che abbiamo ristretto nel nostro catalogo, il motivo della “pel de rava” è realizzato in modo assai difforme nei vari esemplari.
La decorazione è molto importante ai fini dell'assegnazione di un mobile a una data famiglia o a una specifica bottega, ma anche la forma ha la sua rilevanza: da un punto di vista morfologico, i cassettoni “pel de rava” sono uguali a tantissimi altri.
Desidero qui ricordare un breve, ma fondamentale contributo di Clelia Alberici pubblicato nel volume relativo al 1987-88 di Arte all'incanto, una sorta di annuario delle battute d'asta di Finarte.
La studiosa mette a confronto il trumea “pel de rava” da lei pubblicato nel 1969 (che qui vediamo in Figura 12) con un trumeau a urna passato in asta presso Finarte il 15 marzo 1988 (gia da noi pubblicato nell'articolo sui cassettoni a urna citato all'inizio, al quale rimandiamo), ipotizzando che i due mobili siano stati eseguiti dalla stessa bottega. E' possibile che questo stesso risultato si possa ottenere confrontando altri cassettoni “pel de rava” con i tanti cassettoni a urna, caratterizzati da un semplice decoro nastriforme.
In conclusione, non penso sia esistito un “maestro della pelle di rapa”, ma una o più botteghe che, suggestionate dai modelli d'importazione tedesca, abbiano eseguito mobili di questo genere ma anche altri, del tutto simili nella forma, ma diversi nel decoro.


Bibliografia generale

G.Rosa, I mobili nelle civiche raccolte artistiche di Milano, Martello Editore, Milano, 1963
C. Alberici, Il mobile lombardo, Gorlich, Milano 1969.
M.Cera, Il mobile italiano, Longanesi, Milano 1983.
A.G.Palacios, Il tempio del gusto. Il Granducato di Toscana e gli Stati Settentrionali, Longanesi, Milano 1986.
C. Alberici in Arte all'incanto 1987-1988 p. 344.
E. Colle, Nota sul mobile rococò in Lombardia, Arte Viva 1990 n. 4.
G.Wannenes, Mobili italiani del Settecento, Leonardo, Milano 1990.
Agnellini M. (a cura di), Mobili italiani del Settecento, Giorgio Mondadori, Milano 1990.
L. Bandera Gregori, Il mobile lombardo tra barocco e rococò, AAVV, Il Settecento lombardo, Electa, Milano 1991. 


 
   
© riproduzione riservata