Sedie lombarde rivestite in cuoio
di Andrea Bardelli

  Pubblicato il 2 nov. 2016
   

 

Sedie e poltrone rivestite in cuoio impresso sono considerate caratteristiche della produzione di arredi in Lombardia tra XVII e XVIII secolo.

Il cuoio è “al naturale” e i decori sono impressi con varie tecniche che la tradizione vuole diffuse in Lombardia dagli spagnoli durante la loro dominazione; la più comune prevede l'utilizzo di ferri sagomati secondo il disegno da riportare, riscaldati e applicati sulla grana del cuoio con una leggera pressione tale da imprimere il disegno che risulterà di colore bruno più scuro.

Tra i decori troviamo elementi vegetali, animali, figure umane spesso combinate all'interno di composizione complesse dove compaiono elementi architettonici, nastri, volute, graticci e altro, nelle quali si riconosce in genere lo stile Luigi XIV (Figura 1).

Per altro, questo rivestimento si rivela assai longevo e lo possiamo reperire su varie tipologie di sedili che rappresentano l'evoluzione del design lungo un arco di tempo relativamente esteso che va dalla fine del XVII alla metà inoltrata del secolo seguente.

 

 

Fig. 1- Particolare della sedia di cui alla Figura 6

Troviamo quindi rivestite in cuoio impresso sedie e poltrone con gambe “ a rocchetto” che risentono ancora del tardo stile Luigi XIII (Figura 2), dove appare più stridente il contrasto tra forma arcaica e decoro più “moderno” (Nota 1).

 

Fig. 2 - Una di dodici sedie, Lombardia,
fine XVII secolo, Gazzada (Va), collezione Cagnola, inv. MO.

Lo stesso dicasi per poltrone, sempre con gambe a rocchetto raccordate da traverse a forma di “H”, ma con i braccioli incurvati, quindi aggiornati allo stile Luigi XIV (Figura 3). Allo stesso stile, nella sua prima versione - quella di fine XVII secolo – fanno riferimento i sedili con gambe tornite a balaustra, ugualmente raccordate (Figura 4).

Allo stile Luigi XIV più maturo, che si afferma all'alba del XVIII secolo, appartengono invece i sedili con gambe anteriori già incurvate, sebbene ancora raccordate da traverse alle gambe posteriori dritte e squadrate come nei modelli cinquecenteschi (Figura 5).

Infine, non deve destare stupore il trovare sedie in stile Luigi XV, metà circa del XVIII secolo, con tutte le gambe incurvate e senza alcun raccordo (Figura 6), ancora rivestite di cuoio impresso

Fig. 3 - Tre di sei poltrone, Lombardia, fine XVII secolo,
archivio Semenzato (asta 5.5.200, II, n.1095).

Fig. 4 - Quattro di otto sedie, Lombardia, fine XVII secolo,
archivio Semenzato.

Fig. 5 - Due di quattro sedie, Lombardia, inizi XVIII secolo,
archivio Semenzato.

Fig. 6 - Lombardia, metà circa del XVIII secolo,
archivio Semenzato (asta 5.5.200, II, n. 1056).


Tutti sanno che questo tipo di lavorazione del cuoio non è un'esclusiva lombarda, anche se il suo utilizzo per tappezzare i sedili è più sistematico in Lombardia che altrove. Anche Venezia produce cuoio lavorato, ma per usi diversi e secondo una particolare declinazione che privilegia colori e dorature (Nota 2).

Appare per certi versi sorprendente la notizia, che apprendiamo da una fonte molto datata, secondo la quale Bologna aveva una tradizione nella produzione del cuoio dipinto e dorato, ma anche solo impresso, che risale al Quattrocento sulla base di modelli spagnoli e veneziani (Figura 7). L'immagine mostra una pelle bolognese conciata e impressa, destinata presumibilmente proprio al rivestimento di una seduta o di uno schienale, che presenta notevoli affinità con quanto riscontrato nei sedili lombardi.

Si può riconoscere un puro tipo d'arte del cuoio in certe bazzane bolognesi a semplici figure impresse, d'elegantissimo disegno, senza sussidio d'oro né di colore: qui la materia prima si nobilita con semplice tecnica, rimane nell'ornato la bella severità e la consistenza del cuoio” (Nota 3).

Fig. 7

Note

[1]
Per quanto riguarda le forme dei sedili nelle varie epoche, si rimanda alla tavola sinottica pubblicata su Antiqua.
[2]
A questo proposito vedi. Un altra forma di utilizzo del cuoio impresso e dipinto è costituita dai pagliotti d'altare, un argomento affascinante che merita un approfondimento.
[3]
Stanislao Petri, Per le industrie dell'arte. Pizzi e Cuoi bolognesi, Rassegna d'Arte Antica e Moderna, 1916, IV, giugno, p. 129. L'articolo parla dell'artigiano Alcibiade Fuggi, il quale fa rivivere la produzione di cuoio lavorato secondo le antiche tecniche. Bazzana è la pelle (in genere di ovino) conciata al fine di un suo utilizzo per rilegature e altro.

   
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