Benedetto Tortelli, architetto e intagliatore del XVI secolo tra Brescia e Napoli.
di Andrea Bardelli
  Giugno 2017
   

Benedetto (o Benevenuto) Tortelli nasce a Chiari in provincia di Brescia nel 1533. Lo si desume da uno stato di famiglia del 1568 del padre Clemente, anch'egli intagliatore e all'epoca residente a Brescia, in cui Benedetto risulta trentacinquenne e di professione scultore (Nota 1).
Proviamo a percorrere in ordine cronologico l'attività di questo artefice poco noto.

Gli inizi
La sua prima opera nota risale al 1558 quando Benedetto ha 25 anni: si tratta del perduto coro ligneo per l’Abbazia di Montecassino, eseguito con l’aiuto di artefici provenienti da altri centri come Ercole di Tommaso del Riccio.
Nel 1560 Benedetto compie un viaggio a Brescia e a Venezia, qui come procuratore di una certa Cristina de Gambara, rivelando così di non aver troncato i legami con la madre patria, come dimostra anche la sua già citata presenza in casa del padre a Brescia nel 1568.

A Napoli
Prima della fine di quello stesso 1560,  torna a Napoli dove progetta la Chiesa della Santissima Trinità a Pizzofalcone e nel 1561, sempre come architetto, lavora per il banchiere fiorentino Lanfredino Acciajuoli.
E' probabile che agli anni napoletani risalgano i progetti per i Monasteri di San Domenico Maggiore e S. Maria Donnaregina che gli fruttano i lavori per il Complesso di Santa Maria delle Dame Monache di Capua tra il 1582 e il 1588 (vedi oltre).

Tra il 1560 e il 1575 Benedetto si dedica a quella che viene considerata la sua più importante opera d'intaglio: il Coro dei santi Severino e Sossio (Figura 1); con lui lavora il bresciano Bartolomeo Chiarini e con essi collaborano anche i napoletani Nicola Porcarelli e Leonardo Turibolo. Questo lavoro era rinomato già in alta epoca poiché il Fenaroli, massimo biografo ottocentesco degli artefici del legno bresciano, trae la notizia da Notizie del bello e dell’antico e del curioso nella città di Napoli, scritto da Carlo Celano nel l692.

Al Tortelli viene attribuito anche un altro lavoro di intaglio ligneo, il portone ligneo della Reale Pontificia Basilica di San Giacomo degli Spagnoli, eseguito in una data imprecisata dopo il 1560.

 

 

Fig. 1 - Tortelli Benedetto e aiuti, Coro ligneo (1560-1575), Napoli,
chiesa Santi Severino e Sossio (foto Alinari).


Sempre al periodo napoletano post 1560 risalgono numerosi progetti tesi alla fortificazione delle coste a seguito delle continue incursioni dei pirati Saraceni.
Il Cardinale Innico d'Avalos d'Aragona, feudatario dell'isola di Procida, nonché Abate Commendatario dell'Abbazia di San Michele Arcangelo, nell'ordinare il riassetto dell'intero borgo di Terra Casata , commissiona a lui e a un altro architetto, Giovanbattista Cavagna, l'edificazione di un palazzo che fungesse allo stesso tempo da propria dimora e da fortificazione.
Sempre a Procida, nel 1563, questa volta per iniziativa del viceré don Pedro Afan de Ribera,  Benedetto Tortelli viene incaricato in qualità di “ingegnere” di provvedere alla progettazione e realizzazione di torri di difesa e di avvistamento. Vengono così erette la torre alta sul promontorio di Miseno e la torre Fumo, cosiddetta perché utilizzata per segnalazioni ottiche, abbattuta nel 1872 per la costruzione di un cimitero.
Seguono, sempre nel 1563, la torre di guardia a Monte di Scauri a Minturno (attualmente un resto archeologico all'interno del parco della Riviera d'Ulisse), nel 1564 la progettazione della torre dell'Olica a Scario (Sa), costruita però tra il 1566 e il 1593 (Figura 2) e nel 1566 l'edificazione  nel territorio di Camerota delle torri del Mingardo, delle Cale, alla Cala bianca, al capo Infreschi e alla punta Moresca, al confine con S. Giovanni a Piro (Figura 3).

Fig. 2 - Torre dell'Oliva, Scario (Salerno)

Fig. 3 - Una delle torri del sistema difensivo di Camerota.


Risalirebbe al 1566 anche l'esecuzione di un lavoro d'intaglio, il coro ligneo di S. Caterina a Formiello a Napoli (la notizia è riportata del Fenaroli, il quale cita l’Archivio Storico Italiano, 1869, tomo XI, parte 2 a, p. 227).
In quell’anno Benedetto si trasferisce in Spagna affidando la bottega al padre Clemente.

Il periodo spagnolo
Il soggiorno in Spagna si prolunga fino al 1572 (alcune fonti riportano il 1571) e durante questo periodo Benedetto Tortelli è impegnato nella progettazione del palazzo noto come “Casa de Pilatos” a Siviglia e nella ristrutturazione di un gruppo di fabbriche di proprietà del duca di Alcalà,  vicere di Napoli (Nota 2).
Dopo il 1570,  di nuovo come intagliatore, è impegnato nella realizzazione della Galera Reale di don Giovanni d’Austria costruita a Barcellona, insieme allo scultore Marin Modenin Bellini, ricordato come di origine veneta, e con il coinvolgimento di altri artefici napoletani come Michele Curia (Nota 3).
Mentre Benedetto Tortelli soggiornava in Spagna, la sua bottega diretta dal padre Clemente (Nota 4) eseguiva  il coro ligneo del Duomo di Avellino (1570-1572).

Il ritorno a Napoli
Tornato a Napoli nel 1572 (o 1571), Benedetto si dedica intensamente al restauro e alla progettazione di varie fortificazioni, senza però trascurare la sua attività di intagliatore se è la sua bottega ad eseguire nel 1573 il coro in legno di noce dell’Abbazia di Montevergine (Mercogliano, Av) che gli viene attribuito (Figura 4).  Realizzato originariamente per l’aula centrale della chiesa gotica, il coro è stato rimosso nel 1629 e adattato nello spazio retrostante l’altare maggiore, riducendo gli stalli da 69 a 61; parte degli stalli sono stati utilizzati per la costruzione del leggio (Figura 4bis), mentre alcuni elementi sono stati musealizzati.

 

Fig. 4 e 4bis - Tortelli Benedetto e bottega, Coro ligneo (1573)
, Mercogliano (Av) Abbazia di Montevergine.


Tra il 1576 e il 1580  Benedetto Tortelli si occupa di opere pubbliche per la Corte Regia, a cominciare dalla soluzione del problema idrico, incanalando da Benevento verso Napoli l'acqua del Serino; esegue inoltre perizie su Castel dell'Ovo e Castel Sant'Elmo.
Nel 1582, (alcune fonti riportano il 1581) gli viene affidato l’inizio dei  lavori necessari per la trasformazione in convento di clausura del Complesso di Santa Maria delle Dame Monache a Capua, fondato nel IX-X secolo con titolo di Santa Maria in Cingla, poi Caserma Fieramosca e ora sede universitaria. I lavori terminano nel 1588.
Nel 1584 viene avviata a spese del Comune di Napoli, per iniziativa del nobile napoletano Bernardino Caracciolo e su progetto di Benedetto Tortelli, la ricostruzione del  Santuario di San Gennaro a Pozzuoli in forme più ampie, dopo varie eventi sismici che avevano interessato l'antica basilica.

Ancora a Capua
Dal 1585, Benedetto Tortelli è al servizio della città di Capua con l’incarico di ingegnere reso vacante dall'improvvisa morte dell'architetto Ambrogio Attendolo. 
Il primo lavoro (1585-1592) consiste nel progetto per la realizzazione della Cisterna S. Benedetto,
costruita per esigenze idriche, al fine di aggiungere la sorgente perpetua "della fico" alle acque già incanalate.
Dal 1586 al 1595 si decide di fortificare il castello di Carlo V per iniziativa del viceré Conte di Miranda e a Benedetto Tortelli viene affidata la progettazione della contro-scarpata orientale.
Egli però non vede il termine dei lavori perché muore nel 1594 all'età di 61 anni.


Note

[1]
Le notizie su Benedetto Tortelli sono tanto numerose quanto frammentate e talvolta in contraddizione a seconda delle fonti. Per non spezzettare la narrazione abbiamo preferito evitare di far proliferare le note, collocando la bibliografia di riferimento alla fine. 
Spicca il contributo di Letizia Gaeta accanto a numerose fonti on line, alcune delle quali trascritte in passato e oggi non più reperibili.
[2]
Evidentemente non si è trattenuto in Spagna in via continuativa se nel 1568 figura accasato a Brescia con il padre e tutta la famiglia. Che quello fosse proprio l'anno in cui veniva registrato lo stato di famiglia in questione è riportato da Letizia Gaeta che è fonte documentata e del tutto attendibile.
[3]
Questo Marin Modenin Bellini non è da confondere con il “Marini” Bartolomeo che Paolo Cesari dichiara essere un intagliatore bresciano attivo a Napoli e Palermo, collaboratore di Benevenuto Tortelli nella chiesa di San Severino e Sossio. Quest'ultimo, infatti, è Bartolomeo Chiarini.
[4]
Oltre a quelli già citati, numerosi intagliatori si formano nella bottega dei Tortelli. Tra loro Giovanni Battista Vigliante e Nunzio Ferraro, i quali tra il 1580 e il 1590, collaborano attivamente con botteghe fiamminghe. Nel 1590, il Vigliante esegue una cornice per una “cona che sta a Santa Caterina a Formello” commissionata dal pittore fiammingo Wenzel Cobergher per cui riceve il 24 novembre del 1590 10 ducati in conto di 50 (P. Leone de Castris, Pittura del Cinquecento a Napoli 1573-1606. L’ultima maniera, Napoli, 1991, p. 323).
Lo stesso Benedetto Tortelli, nel 1577, aveva fatto da padrino al battesimo del primogenito del pittore Cornelius Smet.
Tra il 1591 e il 1597 Giovanni Battista Vigilante e Nunzio Ferraro eseguono il coro ligneo di 68 stalli, simile a quello napoletano dei Santi Severino e Sossio, per il Monastero di San Martino alle Scale di Palermo, per il quale ricevono un compenso di 3000 ducati (Figura 5).

 

Fig. 5 - Vigilante Giovanni Battista e Ferraro Nunzio, Coro ligneo (1591-1597),
Palermo, Monastero di San Martino alle Scale.

 

Il contratto stipulato  il 20 giugno del 1589 parla di “un coro conforme al choro della chiesa di San Severino di Napoli et darlo spedito fra termine di anni quattro e mezo contando dal giorno di detto contratto”.
Questo coro è stato a lungo erroneamente attribuito a Benedetto Tortelli.
Nel 1594 , Vigliante, Ferraro e altri collaboratori della bottega Tortelli eseguono l'intempiatura della chiesa dell’Annunziata di Napoli, il cui soffitto è stato distrutto da un incendio nel 1757.

   
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