Le vedute della Gazzada del Bellotto. Parte II
di Paolo Trevisan

  Novembre 2019
   

La veduta del borgo
Dopo esserci occupati del punto di vista utilizzato da Bellotto per la veduta della villa - vedi Antiqua di ottobre - analizziamo quello da cui lo stesso artista potrebbe aver tratto la veduta del borgo di Gazzada (Figura 1).

Fig. 1

Di fronte alla villa, accanto al parapetto della strada, l'attuale via Cagnola, che guarda verso l'abitato di  Gazzada, è stato collocato una sorta di leggio in metallo (Figura 2) che riproduce il quadro di Bellotto e riporta una didascalia da cui si deduce che quello è il punto da cui Bellotto dipinse la veduta del borgo.

Fig. 2


E' di questo parere la maggior parte degli studiosi che si sono espressi sull'argomento.
Effettivamente, ciò che si vede in quel punto pare corrispondere a quanto dipinto da Bellotto, ma non corrisponde, in prospettiva, la distanza e l'allineamento tra il il campanile di Gazzada e quello di Schianno (Figure 3 e 4)

Fig. - Bellotto, veduta di Gazzada (dettaglio)

Fig. 4 - Gazzada fotografata dal leggio


Il punto di vista più corretto sarebbe allora da collocare più a destra, spostandosi lungo il parapetto, e più in alto.
Anche la Kovalczyk propende per una visione “dall'alto” e scrive: “La veduta del villaggio è ripresa dall'alto del muretto che fiancheggia la strada prospiciente la villa in collina, a sinistra del cancello” [Kovalczyk 2016, p. 184 n. 61]
Potrebbe quindi aver ragione Camesasca (Camesasca p. 8] nel sostenere che la veduta del borgo sia stata presa da una delle finestre della villa, piacendogli credere che sia quella che si vede aperta, sulla sinistra, al primo piano del corpo arretrato della villa così come la dipinge Bellotto nell'altra veduta (Figura 5).

Se, come ho scritto all'inizio della Parte I di questo lavoro, i punti di vista dei due dipinti dovevano trovarsi alla stessa altezza, l'intuizione di Camesasca  potrebbe trarre conferma dalla circostanza che la finestra in questione si trova a circa 395 metri s. l. m., mentre la base della torre di Schianno si trova, come già evidenziato, a circa 390 metri sullo stesso livello.


Tuttavia, affacciandoci oggi da questa finestra, la vista è completamente nascosta dal  prolungamento del corpo avanzato della villa verso Sud (a sinistra per chi guarda), fatto eseguire dai Perabò tra il 1745 e il 1838 (Langé-Breda 1997 p. 50).

 

 

Fig. 5 (dettaglio della veduta di Villa Perabò)


Infatti, il corpo avanzato della villa come la dipinge Bellotto mostra cinque aperture, più precisamente, da sinistra: una finestra, una porta finestra che si apre su un balcone con la balaustra in ferro battuto, tre finestre. Lo stesso corpo avanzato come  lo vediamo ancora oggi, mostra sette aperture, ossia lo stesso balcone con tre finestre su ciascuno dei due lati. Evidentemente si è inteso rendere il tutto simmetrico aumentando la volumetria sulla sinistra e aggiungendo due finestre. Si veda nell'immagine (Figura 6)  il corpo avanzato della villa in una foto di anonimo attorno alla metà dell’Ottocento.

Fig. 6

L'ipotesi di Camesasca non è da scartare, anche perché supportata dalle analisi altimetriche.
Penso però che la finestra dalla quale si è affacciato Bellotto per ritrarre il borgo non sia quella suggerita da Camesasca, ma la prima a sinistra di quello che era il corpo avanzato ai suoi tempi (Figura 7)

Fig. 7 (dettaglio della veduta di Villa Perabò)


E' plausibile infatti che Bellotto, dovendo ritrarre il paesaggio antistante, si sia posizionato nel corpo avanzato della villa, piuttosto che in quello arretrato.
Anche questa finestra corrisponde a un punto di vista più in alto e più spostato verso destra rispetto a quello identificato dal leggio.
Questa posizione incrocia più o meno esattamente quella ipotizzata dalla Kovalczyk (vedi sopra) che si troverebbe sulla stessa traiettoria.
Purtroppo, affacciandoci oggi a quella finestra, non è più possibile vedere lo scorcio di paesaggio che l’artista immortalò nella veduta dell'antico borgo di Gazzada a causa di una serie di alberi alti e frondosi che ne impediscono la vista.
Se quanto sostengo è vero, ossia che Bellotto si sia posizionato a una finestra del corpo avanzato della villa, decadrebbe l'ipotesi, da alcuni sostenuta, che l'artista avesse ritratto il borgo dal belvedere panoramico antistante la villa, uno spazio circondato da quattro mura ora non più esistente, e che il muro esterno dello stesso, più basso, coincidesse proprio con il parapetto dove è stato collocat

La strada antistante la villa
Senza modificare le conclusioni appena raggiunte, sulla questione del belvedere e sulla posizione rilevata dal leggio interferisce lo sviluppo della viabilità stradale dai tempi di Bellotto a oggi.
Con riferimento a ciò, rivediamo ancora un dettaglio della veduta della Villa (Figura 8).

Fig. 8 (dettaglio della veduta di Villa Perabò)


Il cancello cerchiato in azzurro allineato al portone in legno, tutt'oggi esistente, al piano terra del corpo avanzato, metteva in comunicazione il belvedere, uno spazio circondato da mura, con l'area antistante la villa. I due pilastri esistono ancora, ma non il cancello, sostituito da due cancellate collocate rispettivamente a destra e a sinistra. In una foto scattata alla fine degli anni Settanta del Novecento (Figura 9) si può vedere, a sinistra, uno dei due pilastri di cui si parla e, a destra, il pilastro di una delle nuove cancellate.

Fig. 9 - Villa Cagnola, cancellata e corpo avanzato (foto Vivi Papi)


Tornando alla Figura 8, si vede sulla destra un carretto che procede su una strada in direzione della villa.
Personalmente ritengo che questa strada non passasse davanti alla villa, bensì deviasse sulla destra nel punto indicato dalla freccia e passasse dietro al corpo della villa stessa sbucando poi sul suo fianco sinistro e proseguendo il suo percorso (Langé-Breda 1997 p. 49).
E' possibile che il tratto che nel dipinto sembra prolungarsi davanti alla villa sia una deviazione per permettere l'attività di carico e scarico nel cortile tra corpo della villa e belvedere.
Collocandoci dove la strada sbuca una volta superata la villa, troviamo ancora oggi delle case che dovevano far parte di un complesso monastico insieme all'oratorio di San Carlo, non più esistente.

Esse sono allineate per assecondare il percorso descritto. In altre parola, giungendo dalla parte opposta, la strada sembra improntata a deviare a sinistra all’altezza del citato oratorio di San Carlo e girare dietro la villa, passando sotto oggi la balconata che guarda verso il Monte Rosa e il lago di Varese, come si vede nel quadro che il Bossoli dipinse nel 1859 (Figura 10).

Fig. 10 - Bossoli Giuseppe, veduta di Villa Cagnola
(collezione Cagnola, Gazzada, Va, inv. DI.099)

 

 

Una cosa è certa, come si può desumere da una inedita mappa, nel 1878 la strada che passava davanti alla villa venne allargata verso il paese di circa 5 metri e mezzo (Figura 11).

Fig. 11


La parte in rosa costituisce l'ampliamento della parte in giallo che, come si legge nella mappa, passa davanti ai “cancelli davanti alla Villa Cagnola” (che sono sempre stati su quell'asse) e non dietro come si potrebbe desumere, a prima vista, dal dipinto di Bellotto.
Si tratta della strada già esistente in una mappa del 1808 e nota come strada comunale della Brugnetta, che si suppone tracciata a spese del belvedere dipinto da Bellotto. Essa venne poi denominata Strada comunale interna della Gazzada, come compare denominata in una mappa del 1838 circa, allargata nel 1878, come visto sopra e attualmente nota come via Cagnola.

Riscontri nella realtà
Indipendentemente dall'esatta definizione del punto di vista è importante sottolineare la diversa logica che informa i due dipinti di Bellotto. Tanto quanto la veduta della villa è una realtà costruita, nella veduta del borgo l’artista ritrae esattamente tutto ciò che vede in maniera fedele.
Tutti i particolari del dipinto possono ancora trovare un preciso riscontro.
Ad esempio, la carrucola di noce visibile nella casa che compare in primo piano è stata ritrovata di recente esattamente nel punto in cui il pittore l’ha dipinta (Figura 12).

Fig. 12

 


E’ stata ritrovata anche la linea di marcapiano, raffigurante soli e stelle a otto raggi (Figura 13) che ornavano la casa

Fig. 13

Si trattava molto probabilmente della domus di una confraternita di suore umiliate appartenenti alla chiesa di San Martino di Varese, in cui venivano ospitati i pellegrini che percorrevano la cosiddetta via Francisca.

 

Fotografie di Fausto Monti e Roberta Malaggi; grafica di Fausto Monti.

Ringrazio Elena Rapetti e Andrea Bardelli per aver collaborato alla stesura dei testi.

 
 

Bibliografia citata
Camesasca Ettore, L'opera completa del Bellotto, Rizzoli, Milano 1974.
Langé Santino-Breda Maria Antonietta, La storia della villa Perabò-Cagnola alla Gazzada, La Gazzada n. 33, 1997.
Kovalczyk Bozena Anna, Bellotto e Canaletto. Lo stupore e la luce, Silvana, Milano 2016 (catalogo mostra presso Gallerie d'Italia).

 
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