Il Cristo in Pietà del Bergognone e un rilievo in terracotta

  Novembre 2017
   

In un saggio scritto nel 1912 da un certo A. Pit sulle sculture della Collezione Lanz di Amsterdam (nota 1), viene pubblicata la fotografia di un rilievo in terracotta raffigurante un Cristo in Pietà con Angeli (Figura 1), svolto in modo pressoché identico, a parte la figura del monaco sulla sinistra e pochi altri particolari, rispetto allo stesso soggetto eseguito su tavola dal Bergognone (Figura 2) di cui ci siamo già occupati nell'edizione di luglio-agosto di quest'anno (vedi) .

Fig. 1 -Cristo in Pietà con Angeli, rilievo in stucco, cm. 36 x 25, XV secolo
(Pit A., Quattrocento-Plastik der Sammlung Lanz-Amsterdam, Fig. 10, p. 7).

 

Fig. 2 - Ambrogio da Fossano detto il Bergognone, Cristo in Pietà con Angeli, tempera e olio su tavola, cm. 49,8 x 35,7,
Gazzada (Va), Collezione Cagnola, inv. DI.27 (foto di Vivi Papi).


Prima di svolgere qualche riflessione su questa sorprendente scoperta - anche se lo scopo principale di questo contributo è di segnalare il rilievo all'attenzione degli studiosi - è d'obbligo fornire alcune informazioni sulla Collezione Lanz.
Otto Lanz (1865-1935) fu un affermato chirurgo formatosi in Germania e in Svizzera (Berna) per poi trasferirsi ad Amsterdam. Fu anche un grande esperto di arte rinascimentale italiana e la sua importante collezione venne esposta nel 1934 al Rijksmuseum di Amsterdam.
Alla sua morte la collezione venne ereditata dalla moglie Anna Theresia Willi Lanz che viveva a Lugano, ma nel 1941 gli eredi furono costretti a venderla in Germania per il cosiddetto Museo del Führer che doveva essere istituito a Linz. Dopo la fine della guerra, nel 1946, la collezione Lanz fu riportata in Olanda grazie alla Netherlands Art Property Foundation che la conservò fino al 1951, quando il figlio di Otto Lanz la ricomprò portandola con sé in Svizzera (nota 2).

Purtroppo, il testo di Pit non si sbilancia sul nome del possibile esecutore del rilievo, anzi fa capire che la sua identificazione si presenta molto complessa. Nel constatare la presenza di reminiscenze gotiche, lascia intuire di volerlo datare al XV secolo in una fase di transizione verso il pieno Rinascimento e lo colloca in ambito fiorentino (nota 3).
Un giudizio laconico e in definitiva poco attendibile, inficiato dalla tendenza dell'epoca ad attribuire questo genere di lavori alla Toscana senza troppi discernimenti. Troviamo invece, nella critica riguardante la tavola di Bergognone, ampi riferimenti alla pittura che si faceva in Lombardia sullo scorcio del Quattrocento (nota 4).

La prima cosa che viene spontaneo domandarsi è se il rilievo sia tratto dal Bergognone o viceversa.

Si è in genere propensi a pensare che sia l'opera d'arte decorativa (rilievo, incisione, ecc.) ad essere tratta da un'opera di pittura, anche se non  mancano esempi di segno contrario, ossia opere di pittura, scultura o architettura tratte, per esempio, da rilievi o placchette in bronzo.
Da un punto di vista tecnico sembra più plausibile rilevare una figura piana da un rilievo che una figura plastica da un disegno, ma conosciamo tantissimi rilievi, ad esempio placchette in bronzo, tratti da invenzioni di Mantegna o di altri artisti (nota 5).

Anche le differenze tra le due opere sono poco illuminanti.
Nella tavola dipinta compare un monaco che non troviamo nel rilievo. Si potrebbe pensare a un adattamento con l'aggiunta di una figura, ma anche un rilievo avrebbe potuto essere tratto da un dipinto appositamente “menomato” per renderlo più fungibile rispetto a una destinazione conventuale.
Per quanto riguarda le differenze nelle altre figure di contorno, l'Angelo in basso a sinistra nel dipinto tiene in mano una tenaglia e ha un'aria più compassata, mentre l'Angelo nella stessa posizione nel rilievo regge i chiodi e piange disperatamente; nel dipinto è l'Angelo a destra in alto che regge i chiodi, mentre l'Angelo corrispondente nel rilievo ha in mano un fascio di verghe e alle sue spalle compare una scala che nel dipinto non figura.
Se fosse vera l'ipotesi del rilievo d'apres la tavola di Bergognone, significa che la tavola, sebbene concepita per la cella di un monaco e presumibilmente ivi relegata, fosse assai nota al suo tempo al punto da generare copie. A meno che entrambe, rilievo e tavola, non fossero state tratte da un prototipo comune (AB).

   

Note

[1]
Pit A., Quattrocento-Plastik der Sammlung Lanz-Amsterdam, Sonderabdruk aus dem Munchner Jahrbuch der Bildenden Kunst, 1912, I. Halbband, Verlag von Georg D.W. Callwey in Munchen, p. 9-12.
[Pit A., Scultura del Quattrocento nella collezione Lanz-Amsterdam, Estratto dell’annuario delle arti figurative di Monaco, 1912, fascicolo , Georg D.W. Callwey, Monaco, p. 9-12.]
(Biblioteca Villa Cagnola, Gazzada, Va, segnatura Oe29). Spetta a Eugenia Fantone il merito della scoperta.
[2]
Notizie in rete ai seguenti indirizzi:
http://www.foliamagazine.it/da-hitler-a-minneapolis-storia-di-un-busto-rinascimentale/
http://www.hls-dhs-dss.ch/textes/i/I14461.php (Bibliografia ivi citata:
-H. W. van Os, O. Lanz en het verzamelen van vroege Italiaanse kunst in Nederland, in Bulletin van het Rijksmuseum, 26, 1978, 147-174.
-Urs Boschung, Dutch Medical Biography, 1984, 1144-1146).
[3]
Un’opera a prima vista un po’ meno attraente è il piccolo bassorilievo in terracotta (fig. 10), una raffigurazione dell’Uomo del Dolori. C’è un grande problema riguardo al nome dell’artista.
Avvertiamo subito che non si è ancora completamente lasciato il tardo gotico. Il trattamento del corpo nudo di Cristo, l’espressione del Suo volto, la sua posizione sopra il sarcofago rappresentato come gotico, ricorda l’arte del Trecento, il drappeggio del ricco manto richiama alla mente la prima maniera del Ghiberti, in questa direzione, i delicati movimenti dei graziosi angioletti e le loro testine infantili trattate in modo naturalistico ci portano a comprendere cosa intendeva il Rinascimento quando si doveva rappresentare plasticamente l’espressione e la personalità del bambino.
E’ difficile che questo bassorilievo sia stato eseguito fuori Firenze, come minimo l’artista deve aver lavorato nella cerchia dell’iniziatore della nuova tendenza a Firenze. Si pensa istintivamente a Nanni di Banco; forse ancor più probabilmente alle opere di San Fermo in Verona, di cui è indicato come autore Nanni di Bartolo (Rosso [in italiano nel testo]).
Ma ci può bastare apprezzare questa opera come caratteristica del periodo di transizione, come il lavoro di un artista che, colpito dal Movimento seppe perlomeno comprendere la sua specificità, seppure in maniera limitata. Il piccolo bassorilievo è un’opera molto suggestiva, che colpisce quanto più la si osserva, ed inoltre è esemplare di un’arte che raramente si ritrova nelle collezioni al di fuori degli edifici per cui fu concepita (traduzione dal tedesco di Eugenia Fantone).
[4]
E' abbastanza strano che Guido Cagnola, proprietario del Cristo in Pietà con Angeli del Bergognone e destinatario dell'estratto con l'articolo di Pit (dedicatogli però da una persona diversa dall'autore che non è stato possibile identificare), non abbia pensato di pubblicare il rilievo in terracotta sulla sua Rassegna d'Arte. In quest'occasione la raccolta della rivista non è stata consultata, ma sorprende che il rilievo sia sfuggito, a quanto mi consta, all'abbondante critica che si è occupata della tavola del Bergognone.
[5]
Vedi.


Dopo che questo contributo era già stato impaginato è giunta la segnalazione di un fondamentale articolo di Tania Corinna Gallori in grado di fornire alcune risposte agli interrogativi posti in questo e nel precedente: Gallori C., Il trittico del Diözesanmuseum di Vienna, Arte Lombarda, Nuova Serie, n. 158-159, 2010/1-2 pp. 24-38.

Lo si può reperire on line anche al seguente indirizzo:http://www.jstor.org/stable/43106462.

   
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