Cambiaso, Bracelli, Rubino in fantasie pre e post cubiste
di Antonello Bertieri

Pubblicato il 1 sett. 2014
   

In più occasioni è stato evidenziato come vi siano state, nell'arte antica, forme di anticipazione dei movimenti artistici del Novecento, segnatamente del cubismo. Con questo breve articolo intendo solo sottolineare la presenza di elementi di matrice geometrica, più come spunti grafici che per il loro significato, nell'opera di autori profondamente diversi per epoca e genere.
Con riferimento a pretese istanze proto cubiste, il nome che viene fatto più di frequente è quello di Luca Cambiaso (1527-1585), del quale mostriamo un disegno degli Uffizi (Figura 1). Alle figure “geometrizzate” di Cambiaso è dedicato un fondamentale saggio di molti anni or sono della Profumo (Luciana Profumo Müller, Le opere “geometrizzate” di Luca Cambiaso, Arte Lombarda, 1970/2 p. 33-40), la quale parla di “semplicistica attualizzazione” con riferimento ai disegni “cubisti” dell'artista genovese.
In particolare, un disegno non rappresenta l'idea originale dell'autore originale, bensì è spesso solo “un'opera preparatoria, preliminare, abbreviata e sintetica ...”. Il vero intento di Cambiaso - lo si coglie nelle opere di pittura, soprattutto sacra - è rifarsi alla razionalità rinascimentale creando uno spazio fuori dalla storia (quindi lontano dal naturalismo), popolato di figure “geometrizzate” che diventano simboliche.

Fig. 1 - Luca Cambiaso, Studio di volumi, Firenze, Uffizi, Inv. n. 13736 F
(il disegno è ripreso da: P. Torriti, Luca Cambiaso. Disegni, Genova 1966 tav. XX).


Troviamo forme geometriche anche nell'opera, decisamente meno nota, del livornese Giovanni Brattista Bracelli, del quale non sappiamo le date di nascita e di morte, autore di un album di incisioni dal titolo Bizzarrie di varie Figure, pubblicato nel 1624 (Figura 2), del quale sono note sei copie, solo due delle quali complete di tutte le 50 acqueforti che lo compongono.
Alcune sue incisioni, decisamente “surrealiste”, hanno fatto accostare il suo nome a quello del milanese Giuseppe Arcimboldi (1527-1593), con le sue composizioni antropomorfiche di frutta, verdura e altro. Per questi motivi, l'opera di Bracelli è stata oggetto di una riscoperta proprio da parte delle avanguardie del primo Novecento.
Si presume sia stato a bottega da Jacopo da Empoli e che ebbe come allievo Leonardo Ferroni, detto Bigino, autore di nature morte. Intraprese anche la carriera miliatre partecipando alla guerra dei Trentanni con grado di colonnello. La sua fama di artista è legata ad altre opere incisorie: Figure con istrumenti musicali e boscherecci (Roma, 1630) e Alfabeto figurato (Napoli 1632).

Fig. 2 - Giovanni Battista Bracelli, Acrobazie di sei figure cubizzanti, acquaforte, 1624
(la stampa è ripresa da: Armando Audoli, L’arte bizzarra di Bracelli, Antiquariato, Cairo Editore, Milano).


Per il terzo artista, Antonio Rubino (1880-1964) dobbiamo fare un salto di quasi 300 anni, in piena epoca cubista. Il personaggio di Quadratino, da lui creato nel 1910 per il Corriere dei Piccoli (Figura 3), è una prova della sua geniale fantasia che in altri lavori si esprime in modo assolutamente visionario. Qui non si parla di schizzi. Il bambino “geometrizzato” che l'indole da discolo e la cattiva sorte sottopongono a crudeli deformazioni e ai relativi interventi rettificativi, non è solo l'ennesimo monello che subisce un duro castigo (come insegnano altri celebri comics), ma rivela l'immutato fascino della geometria nelle rappresentazioni figurate.

Fig. 3 - Antonio Rubino, Quadratino, Corriere dei Piccoli, Milano 1910 circa.
   
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