Porcellana di Doccia e storia di Firenze: una coppia inedita di rinfrescatoi da bottiglia
di Alessandro Biancalana

  Pubblicato il 1 dic. 2015
   
Manifattura Ginori a Doccia
Coppia di rinfrescatoi da bottiglia in porcellana bianca di forme barocche recanti gli stemmi della famiglia Ginori (sx) e della famiglia Corsini (dx),
1745/1750 circa. Dimensioni: 1) H cm. 17,4; Lu cm. 26; La cm. 22,4 / 2) H cm. 17,6; Lu cm. 25,8; La cm. 22,5.

Stemma Ginori
Stemma Corsini

Il marchese Carlo Ginori (1702-1757), fondatore della Fabbrica di maioliche e porcellane di Doccia nel 1737, sposa il 18 settembre 1730 Elisabetta Corsini (1709-1775), figlia del principe Bartolomeo Corsini (1683-1752), vicerè di Sicilia, nipote del cardinale Neri Maria Corsini (1685-1770) e pronipote di papa Clemente XII, nato Lorenzo Corsini (1652-1740).  
Nella Firenze del Settecento le famiglie Corsini e Ginori sono tra quelle più in vista; entrambe sono fautrici della successione dei Borbone al Granducato di Toscana. La casata Medici, infatti, si estingue per la linea maschile nel 1737 con la morte del settimo Granduca di Toscana Gian Gastone (1671-1737) e nel 1743 per quella femminile con la scomparsa di Anna Maria Luisa, Elettrice Palatina (1667-1743), vedova dell’Elettore Palatino del Reno, Johann Wilhelm Wittelsbach - Neuburg (1658-1716), per la quale la Manifattura di Doccia esegue alcune splendide tazze  stemmate.
I rapporti tra il marchese Carlo e la moglie Elisabetta, chiamata spesso affettuosamente “donna Lisabetta”, sono molto forti, tanto che proprio a lei vengono indirizzate importanti indicazioni operative per la manifattura quando il marchese è costretto ad assentarsi per lunghi periodi.
Nel 1742, ad esempio, in occasione di un suo viaggio a Vienna, scrive ad Elisabetta per dire a Jacopo Fanciullacci (1705-1793), prima “aiuto”, poi alchimista ed infine Ministro della Fabbrica:
“se i crogioli con l’ultima terra di Montecarlo si spaccano può provarli con tre parti di detta terra di Montecarlo e una parte dei medesimi crogioli stati in fornace e macinati”.
In un’altra occasione, una volta che in Fabbrica si fosse provato un nuovo materiale che il capo dei pittori Carl Wendelin Anreiter (1702-1747) aveva portato, chiede alla moglie di mandargli un pezzetto di chicchera rotta “col colore che sarebbe venuto e col numero della miniera”, in modo che egli potesse esaminarlo e decidere sul da farsi.
Non sono emersi ad oggi documenti che testimonino la produzione di serviti in porcellana con gli stemmi delle famiglie dei due coniugi, ma, senza ombra di dubbio, questi due rinfrescatoi dovevano far parte di un servito per l’uso della casa di Carlo Ginori; infatti l’unico riferimento archivistico ad oggetti di questa tipologia si ha in un Inventario di Casa Ginori del 1750 dove si dice: “a Firenze in dispensa 8 piatti di terra di Lucca con arme di casa Corsini e Ginori. 6 tondini simili”.
Esistono numerosi serviti e oggetti che portano dipinti gli stemmi nobiliari di svariate casate e personaggi, ma nella porcellana di Doccia se ne rammentano pochissimi ad oggi in rilievo; ricordo tra quelli dipinti, primi e più importanti, quelli per la Elettrice Palatina, le porcellane per il marchese Brignole, eseguite tra il 1742 ed il 1743, ed, infine per la famiglia austriaca von Palm, mentre ad un periodo immediatamente successivo si deve probabilmente ascrivere il servito “a stampa” con le armi delle famiglie Gerini e Franceschi.
Attorno agli anni cinquanta del diciottesimo secolo poi si moltiplicano i serviti stemmati con pezzi più o meno numerosi; si decorano le armi di molte nobili famiglie, tra le quali quella senese dei Bandini, dei marchesi genovesi Isola Marana, dei fiorentini conti Capponi, dei bolognesi Gozzadini e del Vernaccia, dei Lignani Boccadiferro ancora di Bologna, nuovamente quelle dei Gerini e dei Franceschi, dei Frescobaldi e Castelli, dei Pasquali, quelle con lo stemma del cardinale Luigi Torrigiani e del cardinale Gianfanco Stoppani. Anche le armi di Augustus John Hervey, terzo conte di Bristol (1724-1779), che fu amico del marchese Carlo Ginori, vennero dipinte sempre nel 1754. e di altre ancora, alcune oggi non ancora identificate.
In sintesi questa coppia di rinfrescatoi da bottiglia, pur non essendo dipinti, rivestono non solo grande interesse storico in quanto rappresentano gli stemmi delle famiglie dei coniugi Elisabetta Corsini e Carlo Ginori ma anche perché gli stessi sono eseguiti con la tecnica del bassorilievo, certamente non usuale alla Fabbrica di Doccia per questa tipologia decorativa.

   
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