Il Corano di Basilea

  Marzo 2020
   

Il Museo di Storia di Basilea, in collaborazione con la Biblioteca dell’Università, presenta il Corano di Basilea (Figura 1), manoscritto in lingua araba redatto in Egitto o in Siria nel 1242 e portato al Concilio di  Basilea da Gerusalemme nel 1437.

Fig. 1 - Corano di Basilea, manoscritto, amanuense Muhammad Ibn al-Màagini,
datato Ramadam 639 dell’Egira (marzo-Aprile 1242), Università di Basilea, segnatura A III 19.


Questo manoscritto è stato utilizzato dal teologo e filologo Theodor Bibliander (1506-1564) (Figura 2), proveniente da Bishofszell, ma attivo a Zurigo, come testo di riferimento in lingua originale per la sua edizione del Corano in latino stampata a Basilea nel 1543 da Johannes Oporin (1507-1568) (Figura 3, nota 1).

Fig. 2 - Meyer, Ritratto di Theodor Bibliander, 1669. Per la cronaca, la didascalia che accompagna in mostra la riproduzione dello stesso ritratto lo attribuisce a Buchmann (?), nonostante in basso a sinistra compaia la scritta “Con: Meyer fecit A.o 1669”, quasi certamente identificabile con Conrad Meyer (Zurigo, 1618-1689).
Fig. 3 - Theodor de Bry (1528-1598), Ritratto di Johannes Oporin, incisione tratta da Bibliotheca chalcographica di Jean-Jacques Boissard edita a Heidelberg nel 1669. Sempre per la cronaca, la didascalia che accompagna in mostra la riproduzione dello stesso ritratto lo attribuisce a Herbst, nonostante vi appaia un monogramma riconducibile a de Bry.


L’edizione di Basilea del 1543 era considerata la prima copia a stampa del Corano prima che venisse scoperta nel 1987 da Angela Nuovo, presso la biblioteca del monastero benedettino dell'Isola di San Michele a Venezia, quella stampata in arabo a Venezia presso l'editore Alessandro Paganini tra il 1537 e il 1538. Ce lo  racconta Alessandro Marzo Magno nell'avvincente testi L'alba dei libri pubblicato per Garzanti nel 2012.

La mostra del Museo di Storia di Basilea ha aperto il 2 luglio 2019 e sarà visitabile fino al 29 maggio 2020 (Figura 4).

Fig. 4 - Basilea, Historisches Museum, vetrina della mostra, novembre 2019.

E' costituita da una vetrina, collocata nel piano sotterraneo del Museo di Storia, in cui sono esposti, da sinistra a destra: il Corano in latino di Bibliander, una bozza manoscritta da Bibliander, il Corano manoscritto in arabo (Corano di Basilea), collocato al centro, una lettera autografa di Martin Lutero e un'edizione moderna del Corano. Commentiamoli singolarmente.

L'edizione del Corano di Bibliander del 1543 (Biblioteca dell'Università di Basilea, UBB, segnatura RC 436:1) esce con il titolo Machvmetis Saracenorum Principis, Eiusque Successorum Vitae, Ac Doctrina, Ipseque Alcoran (Vita e dottrina di Maometto principe dei saraceni e dei suoi successori, ossia il Corano”. L'esemplare presentato in mostra è una delle varianti con la prefazione di Martin Lutero. Nei primi esemplari, infatti manca la prefazione di Lutero poiché essa giunse a Basilea quando questi erano già stati stampati.
L’iscrizione “Pazl 1659 sulla copertina si riferisce al precedente proprietario Placidus Hiebera (1615-1687), abate del monastero benedettino di Lambach (Austria del Nord).
Bibliander concepiva l'Islam come una eresia cristiano-giudaica, ma anche come parte della Storia generale del Cristianesimo e provò a classificarlo in modo storico-teologico, con l'idea che un'eresia poteva essere combattuta in modo argomentativo, non per mezzo di divieti.
L'edizione di Bibliander conteneva non solo la traduzione del Corano, ma anche altri testi arabi in versione latina, relazioni di teologi cristiani sull'Islam e informazioni storiche sui “Turchi”.
Composta come una enciclopedia, è indice dell'interesse per l'impero Ottomano di quel tempo, sullo sfondo delle guerre contro i Turchi. Infatti, pochi anni prima, nel 1529, gli Ottomani avevano per la prima volta sottoposto Vienna a un assedio. Bibliander interpretava la coeva minaccia turca come una punizione divina, dalla quale la cristianità avrebbe potuto salvarsi mediante la penitenza e la missione nei confronti degli infedeli.

Il manoscritto di Bibliander (UBB, segnatura A XIII 25) costituisce una bozza preliminare all’edizione del Corano del 1543.
Bibliander ebbe modo di consultare il manoscritto in latino del teologo inglese Roberto di Ketton, il quale, nel 1141 (nota 3) nel nord della Spagna, tradusse per la prima volta il Corano dall’arabo per l'abate di Cluny Petrus Venerabilis (morto nel 1156).
Ad esempio, la sua numerazione delle Sure (indicate come “Azoara”) segue per lo più quella di Robert di Kettons, che si era basato sulla tradizione magrebina. Il Corano di Bibliander comprende 124 Sure, in confronto alle 114 dell’edizione standard egiziana (vedi oltre) oggi per lo più accettata.

Il Corano di Basilea (UBB, segnatura A III 19, vedi ancora Figura 1), ossia il manoscritto consultato da Bibliander, si trovava a Basilea, come già detto, dal 1437 quando Giovanni Ragusano lo portò al Consiglio di Basilea e lo lasciò con lascito testamentario ai suoi confratelli dell’ordine domenicano. Dopo l’abolizione del chiostro dei predicatori entrò in possesso dell’Universita. Nel 1542 fu prestato a Johannes Oporin che lo mandò a Bibliander, il quale allora si trovava a Zurigo, ma si pentì ben presto di questo prestito “illegale” e richiese a Bibliander una rapida restituzione.

Nella lettera autografa di Martin Lutero al Consiglio di Basilea (Archivio di Stato della Città di Basilea, segnatura: Kirchen A4// Religionssachen - alter Band - 1530-1562, f. 121-122), datata “venerdì dopo (san) Crispino” (27 ottobre 1542), si legge la raccomandazione a “... lasciar circolare liberamente questo libro e non nasconderlo”.
Il lavoro di Bibliander sul Corano suscitò una discussione a Basilea, anche perché Oporin cominciò la stampa senza sottoporre il suo progetto all'autorità della censura. Quando ciò fu di dominio pubblico, il Consiglio, sulla base di un parere negativo di personalità influenti di Basilea (fra gli altri Bonifacius Amerback e Sebastian Munster), decise la sospensione della stampa e Oporin fu addirittura imprigionato, anche se per breve tempo. Però seguirono anche pareri positivi – fra cui quello di Lutero e di Oswald Myconius, capo della chiesa basilese.
Poiché in seguito giunse anche una presa di posizione favorevole dei Riformatori di Strasburgo, il Consiglio dispose la stampa a condizione che né Basilea né il nome di Oporin comparissero nel libro e che gli esemplari non venissero venduti come provenienti da Basilea.
Il testo iniziò a circolare il giorno11 gennaio 1543 e in quello stesso anno l'opera di Bibliander apparve in almeno sei diverse varianti. Oporin stesso trasse profitto dallo scandalo sul Corano di Basilea in quanto divenne noto come stampatore.

Infine, un'edizione moderna del Corano (UBB, segnatura Meier I 322).
Nel mondo islamico la stampa di libri si affermò durante il XIX secolo. Nel 1822 iniziò la sua attività la stamperia Amiriyya di Bulaq (presso il Cairo) e nel 1923/24 vi fu stampato per la prima volta il Corano, garante era una comissione di doti dell’Azhar. Il Corano del Cairo è oggi indicato come edizione standard.

 

Note


NOTE
[1]
Il sito del Museo di Storia, quasi certamente per una svista,  parlando dell'edizione curata da Bibliander, la dice stampata da Hans Herbster o Herbst, che di Johannes Oporin era il padre. Herbester è stato il maestro di Hans e Ambrosius Holbein, ma i suoi rapporti con l'editoria si limitano ad alcune xilografia utilizzate come illustrazioni di libri.
Entrambe le voci dedicate dal Dizionario Storico della Svizzera (DDS) a Theodor Bibliander e a  Oporino Giovanni riportano il 1542 come data di pubblicazione, ma si tratta certamente di un errore cui la mostra in questione contribuisce a porre rimedio.
[2]
Secondo altre fonti (wiki) la traduzione del Corano di Roberto di Ketton è stata completata nel 1143.

 

   
© riproduzione riservata