Cristo portacroce di tre quarti
    Pubblicato il 3 giu. 2015
     

Già ci siamo occupati su Antiqua del Cristo porta croce nella versione che lo vede con lo sguardo fisso a terra.
In questa sede desideriamo analizzare l'iconografia del Cristo portacroce che, in attesa di una definizione più felice, potremmo definire “di tre quarti”, ossia il Cristo portacroce con lo sguardo rivolto a chi osserva il dipinto, sguardo e atteggiamento caratterizzato da varie inflessioni, anticipando che a questo articolo ne seguiranno altri variamente collegati allo stesso tema.

Diremo subito che sia il Cristo portacroce con lo sguardo fisso a terra, sia quello che osserva lo spettatore, rientrano nell'ambito di una casistica devozionale che si diffonde dopo la metà del XV nell'ambito della pittura di piccolo formato destinata alla devozione personale, che rappresenta una versione “zoomata” della figura del Cristo portacroce a figura intera o quasi.

Fig. 1 Antonio Veneziano, Cristo portacroce e santi, seconda metà XIV secolo, già collezione L. Salavin, asta Palais Galliera 5 dicembre 1973 n. 37.


Questa iconografia ha origini più antiche, ma la sua rappresentazione prosegue durante tutto il XV secolo e oltre, privilegiando talvolta e dimensioni maggiori.

Ci si riferisce non tanto all'esempio costituito dal dipinto a fondo oro di Antonio Veneziano (Figura 1) quanto a opere dove il Cristo è spesso inserito in un contesto che vede la partecipazione della Vergine, assumendo talvolta la definizione di “Madonna dello spasimo”, e di altri personaggi (Figura 2).

 

 

Fig. 2
Bernardo di Stefano Rosselli (1450-1526),
Madonna dello spasimo, Firenze, S. Trinita
L’opera è databile all’ultimo decennio del XV secolo.

 

 


A questo proposito, nel suo recente saggio Leonardeschi tra Lombardia ed Europa: i 'Giampietrino' della Mitteleuropa, la studiosa Cristina Geddo  parla del “... tema della figura isolata del Cristo che porta la croce, astratta dal contesto narrativo della Via Crucis e trasformata in un'icona devozionale atta a suscitare la pietà e la meditazione del fedele, con una funzione analoga a quella di altri soggetti iconografici connessi al tema della Passione, come l'Ecce Homo e l'Imago Pietatis” (Cristina Geddo in Lombardia e Europa. Incroci di storia e cultura (a cura di Danilo Zardin), Vita e pensiero, Milano 2014, p. 69 e ss.).
Torniamo al Cristo portacroce di tre quarti alla ricerca della sua versione più antica, se non proprio di un prototipo.


La monografia su Antonello da Messina (1430-1479) pubblicata nel 1967, nella scheda n. 75 dedicata a un  dipinto “ipotetico”, riporta alcune considerazioni che si possono ritenere tutt'oggi valide.


Partendo dall'esistenza di diversi dipinti raffiguranti il Cristo porta croce, dovuti ad allievi di Antonello e a pittori dell'Italia settentrionale, “si può credere che il Messinese abbia eseguito un Portacroce, verosimilmente per qualche chiesa di Venezia”.

A sua volta, Antonello, avrebbe potuto trarre ispirazione da opere di Bartolomé Bermejo (Cordova 1440-Barcellona 1498) “se addirittura non esistette un prototipo fiammingo comune a tutti”. Tra le possibili derivazioni del dipinto “presunto” al n. 75, la stessa monografia presenta due dipinti ascritti a Giovanni Bellini (1433 circa-1516), rispettivamente a Toledo e a Boston e due versioni dello stesso dipinto attribuito ad allievi di Antonello da Messina, dei quali avremo modo di parlare diffusamente in una prossima occasione (Figura 3).

Fig. 3
Antonello da Messina, Classici dell'Arte n. 10, Rizzoli, Milano 1967, p. 101-102.

 

 

 

 

Per quanto riguarda i primi due, a parte un'inversione di figure rispetto alla didascalia (quello di Toledo è a Boston e viceversa), il dipinto di Boston è attualmente attribuito a Giorgione [Figura 4].

 

 

 

Fig. 4
Giorgione (1478 circa-1510), Cristo portacroce, Boston, Isabella Steward Gardner Museum.

 


Sicuramente questa versione del Cristo portacroce con lo sguardo rivolto a chi osserva il dipinto ha avuto un successo duraturo. Citiamo alcune versione attribuite alla bottega di Francesco Francia (Figura 5), a Girolamo Marchesi (Figura 6) oppure a Francesco Zaganelli e bottega, dove il Cristo si rivolge in direzione opposta (Figura 7).

Fig. 5
Bottega di Francesco Francia (1450-1517), Cristo portacroce, Asta Jandolo e Tavazzi 1910 (F. Zeri 66627; nulla di simile compare in E. Negro-N. Roio, Francesco Francia e la sua scuola, Artioli, Modena 1998).

Fig. 6
Girolamo Marchesi (1471 circa-1540), Cristo portacroce, Avignone, Petit Palais

Fig. 7
Francesco Zaganelli (1475 circa-1532), Cristo portacroce, Roma, Palazzo Venezia (F. Zeri 69892)


Infine, una curiosità, un dipinto schedato da Federico Zeri come Francesco Bissolo di ubicazione ignota (Figura 8) è riemerso come anonimo veneto in un'asta romana di Finarte nel 2004 (Figura 9).

 

Fig. 8
Francesco Bissolo (1470 circa-1554), Cristo portacroce, già ubicazione ignota (F. Zeri 64193).

Fig. 9
Anonimo veneto, Cristo portacroce, Finarte Roma 22 giugno 2004 n. 306.

 


NOTA
Varie versioni del Cristo portacroce, alcune delle quali qui riprodotte, si possono trovare nel sito della Fondazione Zeri

 
     
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