Croci intagliate in legno di tradizione greco-ortodossa.
di Maria Assunta Sinopoli

 

Sono abbastanza rare sul mercato italiano, ma alcuni musei ne conservano esemplari. Si tratta di piccole croci intagliate prevalentemente in ulivo, bosso o altri legni particolarmente duri, raffiguranti scene della vita di Cristo, soprattutto della sua Passione.
Relativamente a queste croci non è del tutto univoco il parere circa l'esatta epoca e provenienza. Una delle più antiche croci note è quella che si conserva a Mezzojuso (Pa) nella chiesa di S.M. Delle Grazie, realizzata in bosso (cm. 12 x 7) e databile al XVII secolo (da alcuni ritenuta addirittura più antica), che si dice proveniente dal monte Athos.
Di notevole qualità è anche la croce che si conserva a Bergamo nell'Accademia Carrara, presumibilmente in bosso (cm. 13 x 7) e di scuola greca, dubitativamente assegnata al XVII secolo. Di epoca posteriore (fine del XVIII secolo) e meno accurata nell'esecuzione è la croce in ulivo (cm. 11 x 7) del museo Poldi Pezzoli di Milano, proveniente da Gerusalemme, circostanza plausibile per simili oggetti devozionali che costituivano spesso il corredo dei pellegrini.
Della stessa qualità appaiono sia l'inedita croce in bosso in collezione privata milanese (cfr. scheda), sia quella del museo Gaffoglio di Rapallo (Ge), in osso [sic], di provenienza greca e databile alla seconda metà del XVIII secolo, contenuto in una stauroteca d'argento (complessivamente cm. 22 x 10). A proposito di quest'ultimo oggetto si dice che fosse utilizzata per le benedizioni, secondo l’uso liturgico ortodosso. Poiché, tuttavia, la maggior parte di esse non risulta incorporata in alcuna stauroteca o altro oggetto liturgico, prevale l'ipotesi che si tratti di croci pettorali.
Talvolta esse sono assimilate agli enkolpia, piccoli contenitori, con reliquie all'interno, in genere da appendere al collo a uso del clero o dei pellegrini. Poiché questi ultimi sono spesso a forma di croce, il termine viene utilizzato come sinonimo di croci figurate o di croci pettorali.

Lo studio di queste piccole croci intagliate è poco sviluppato, ancor più in Italia. Le ricerche più recenti concordano per una provenienza greca, allargata alle regioni di osservanza ortodossa e una produzione lungo un arco temporale piuttosto vasto che va dal XVII al XIX secolo, per cui si parla spesso, genericamente, di croci post-bizantine.

Dallo stesso ambito proviene una simile tipologia di croci che si differenzia per maggiori dimensioni (circa 20 cm. di altezza, cui spesso se ne aggiungono altrettanti di piedistallo altrettanto lavorato), per una qualità d'intaglio più raffinata e per l'epoca più elevata.
A quest'ultima classe appartengono gli esemplari del museo Diocesano di Feltre (Bl), del museo Bagatti Valsecchi di Milano, del museo del tesoro del Duomo di Monza e, infine, della chiesa parrocchiale di Sant'Oreste (Roma), tutti databili al XVI secolo. Per esse, ve ne sono circa una trentina sparse in vari musei del mondo, si parla di autori greci, ciprioti o balcanici grecofoni, ma anche di un artefice abbastanza misterioso, Zuan Zorzi (Giovanni Giorgio) Lascaris detto Pirgotele, greco forse di nascita o solo d'origine, attivo a Venezia, nel Veneto e in tutti gli ampi territori soggetti all'influenza della Serenissima.

 

Bibliografia

-  Museo Poldi Pezzoli, Orologi-oreficeria, Electa, Milano 1981 n. 221, cat. 205.
-  Francesco Rossi, Accademia Carrara [Bg]. 3. Sculture, bronzi, porcellane e ceramiche, Bolis,    Bergamo 2002, scheda 30, p. 45.
-  Piera Rum (a cura di), La collezione di argenti e oreficerie (Museo Gaffoglio, Rapallo, Ge), Skira,    Milano 2006, p. 30 n. 3, scheda p.106.
-  Anna Pontani, Croci in bosso, in AAVV, Museo Bagatti Valsecchi, I, Electa, Milano 2003, p. 359.

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Croce Mezzojuso
Croce Museo Gaffoglio
Croce sant'Oreste