Un inedito San Francesco in estasi di Luca da Reggio in collezione privata: contributo al catalogo del pittore
di Roberta Delmoro

Maggio 2018
   

Il recente restauro di questo inedito e davvero sorprendente San Francesco in estasi (nota 1) in Collezione privata (Figura 1) ha permesso di recuperare le tonalità originali del dipinto, prima completamente alterate da strati di vernici ingiallite che, se da un lato ne oscuravano diversi dettagli, come la profilatura del collo del santo, dall’altro non permettevano di apprezzarne a pieno l’intenso modellato a chiaroscuro. Emergono i dettagli bellissimi del volto e delle mani, di una qualità stilistica molto sostenuta che indirizzano senza dubbio l’attribuzione dell’opera al pittore emiliano Luca Ferrari da Reggio, allievo di Alessandro Tiarini (nota 2).

Fig. 1 - Luca da Reggio, San Francesco in estasi, olio su tela, misura cm. 87 x 76, collezione privata.


L’impianto compositivo del dipinto deriva da un modello di Guido Reni, il pittore bolognese più influente sul filone classicista del XVII secolo e sulla pittura di carattere devozionale, grazie all’intensa circolazione di incisioni e copie di suoi dipinti che egli stesso favorì (nota 3).
Reni affrontò a più riprese il tema dell’estasi di san Francesco. La composizione adottata qui dall’artista reggiano, autore del San Francesco stigmatizzato firmato «LVCA DA/ REGGIO» (Padova, Chiesa di San Francesco, Figura 7), sembra provenire dall’incisione di Cornelis Bloemaert (1603-1684) tratta dal San Francesco in estasi di Guido Reni del Musée du Louvre, dipinto già nella Collezione del principe Camillo Pamphilj, donato a Luigi XIV nel 1665 (Figure 2 e 3), opera prossima al San Francesco in estasi dello stesso Reni dipinto per la chiesa di San Filippo Neri a Napoli, 1623 ca., (nota 4).

L’affinità stilistica che lega il San Francesco stigmatizzato dipinto da Luca da Reggio intorno al 1651 per l’altare della chiesa padovana di San Francesco al San Francesco in estasi qui in esame, caratterizzato da un intenso patetismo, dall’eloquenza del gesto, da un’attenzione per lo spessore del tessuto del saio e per il chiaroscuro dei carnati di matrice caravaggista, i capelli scompigliati e l’ambientazione in un paesaggio accennato da fronde leggere (cfr. Figure 1 e 7), suggerisce una datazione dell’opera in Collezione privata entro la tarda attività del pittore, da collocarsi ragionevolmente tra il 1650 e il 1653 ca. A tale riguardo si pone di un certo interesse la notizia che il dipinto ubicato sull’altare di San Francesco nell’omonima chiesa padovana coincideva molto probabilmente con il San Francesco che il minore conventuale Francesco Betoti, docente dell’Università di Padova, commissionò a Luca da Reggio per la collezione di Francesco I d’Este e che il duca rifiutò poiché «più per altare che per galleria». Lo stesso Betoti affermava di avere commissionato un secondo dipinto al pittore reggiano con l’immagine di san Francesco, più consono per la collocazione in una quadreria «in quadro d’altra forma una bella historia del Santo» (nota 5). Non è pertanto da escludere che il San Francesco in Collezione privata possa coincidere proprio con il perduto dipinto estense, dato il formato e il taglio dell’opera certamente più adatti a una fruizione privata.

Anche la sperimentazione verso episodi drammatici e l’attenzione al caravaggismo di gusto internazionale, stimolato dalla commissione della Decapitazione di Santa Dorotea (perduta) per la cattedrale di Bamberga, con la conseguente conoscenza dell’opera di Joachim von Sandrart, e i contatti del Ferrari con la pittura caravaggista “internazionale” avvalorano, per il San Francesco in estasi di Collezione privata, una datazione ai primi anni Cinquanta del Seicento. Sempre per i francescani di Padova, Luca da Reggio aveva licenziato nel 1653, per la chiesa di San Carlo, la Crocifissione con la Vergine e santi oggi nella chiesa di San Vincenzo di Brusuglio di Cormano (MI), opera estrema attraversata da una forte inquietudine dovuta al taglio drammatico della luce proveniente da sinistra e dalla gestualità esasperata dei personaggi. Sempre al 1653 è stato datato il San Giovanni Battista (Figura 6) colto a mezzobusto e dal taglio compositivo assai prossimo al dipinto di Collezione privata, similmente vòlto a sinistra, gli occhi riversati all’insù di un’intensa espressività patetica, l’attenzione alla gestualità delle mani dalle lunghe dita affusolate, il modellato dei carnati di matrice caravaggista, i capelli scompigliati che si stagliano su di uno sfondo monocromo, il taglio della luce da sinistra che fa emergere e risaltare le forme (nota 6). All’ultima fase padovana dell’artista sembra appartenere anche il Sant’Andrea apostolo (Figura 4), reso noto nel 1991 da Benati e Peruzzi e caratterizzato da un’attenzione epidermica caravaggista che ne avvicina senza dubbio lo stile, similmente alla gestualità delle mani (le due mani sinistre dei santi sono quasi identiche), al San Francesco qui in esame (nota 7).

Segnalo infine che nel catalogo delle opere perdute, distrutte o non rintracciate di Luca Ferrari da Reggio, a cura di Massimo Pirondini, esiste un San Francesco (già Carpi, Collezione Gabardi) che si conservava ancora nel XVIII secolo nella Sagrestia dei Padri conventuali di San Francesco di Carpi, in seguito passato nella Collezione di Sigismondo Gabardi, già dispersa all’aprirsi dell’Ottocento (nota 8). 

Fig. 2 - Guido Reni, San Francesco in estasi,
Parigi, Louvre, inv. 533.

Fig. 3 - Cornelis Bloemaert, San Francesco in estasi,
incisione a bulino (1630-1665).

Fig. 4 - Luca da Reggio, Sant’Andrea apostolo, olio su tela, cm. 68 x 63,
Modena, Banca Popolare dell’Emilia.

Fig. 5 - Luca da Reggio, San Francesco in estasi
(particolare fig. 1, foto in corso di restauro).

Fig. 6 -Luca da Reggio, San Giovanni Battista, olio su tela,
cm. 78 x 63, Reggio Emilia, Cassa di Risparmio.

Fig. 7 - Luca da Reggio, San Francesco riceve le stigmate,
Padova, chiesa di San Francesco, particolare.

 
Referenze fotografiche: foto San Francesco in estasi, fig. 1 e fig. 5: © Carlotta Beccaria
 

Note

[1]
Carlotta Beccaria & C. Studio di Restauro.
[2]
Attribuzione di Alessandro Morandotti, che condivido.
[3]
F. Candi, D’après le Guide. Incisioni seicentesche da Guido Reni, Fondazione Federico Zeri, Bologna 2016, pp. 72-84, 246-248.
[4]
Guido Reni, Firenze 1955, pp. 75-76; Catalogue des peintures italiennes du Musée du Louvre. Catalogue sommaire, Paris 2007, p. 160.
[5]
M. Pirondini, Luca Ferrari, Credito Emiliano, Reggio Emilia 1999, pp. 206-207.
[6]
Pirondini, op. cit., pp. 200-220.
[7]
Pirondini, op. cit., pp. 195, 196.
[8]
Pirondini, op. cit., p. 219.

 
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