Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Ancora su una placchetta della Deposizione

Aprile 2017
   

In un articolo che la riguardava, pubblicato su Antiqua nell'aprile del 2015 si sosteneva che l'idea di questa composizione potesse essere contenuta in un dipinto di Raffaello andato perduto.

Grazie alla segnalazione di un visitatore del sito è stato possibile identificare non un dipinto, bensì due disegni di Raffello, l'uno conservato a Parigi (Figura 1) e l'altro a Oxford (Figura 2), serviti insieme ad altri per la preparazione della cosiddetta Pala Baglioni (vedi)

Fig. 1 - Raffaello, Deposizione, disegno, Parigi, Musée du Louvre.

Fig. 2 - Raffaello, Deposizione, disegno, Oxford, Ashmolean Museum

 


Questi disegni, per altro abbastanza noti e sfuggiti in quella prima sede di analisi, non sono stati utilizzato per la Pala Baglioni avendo Raffaello optato per una scena di Trasporto, rispetto a quella più tradizionale della Deposizione.

Tuttavia, per la loro bellezza, erano stati ritenuti degni di essere riprodotti a stampa con minime variazioni ed è in questa forma che si presume abbiano avuto la maggior diffusione. Si veda in proposito l'incisione, più fedele alla versione di Oxford, eseguita da Marcantonio Raimondi (Figura 3), il quale già in diverse altre occasioni aveva riprodotto a stampa dipinti e disegni del maestro (Nota 1).

Abbiamo ritenuto doverosa questa segnalazione, se non altro per meglio documentare il riferimento a suo tempo proposto, tuttavia pensiamo ancora di identificare una più diretta derivazione della placchetta in questione dal dipinto di Taddeo Zuccari, illustrato nel precedente articolo, oppure da un'eventuale altra fonte iconografica, ancora più puntuale, sempre ispirata a Raffaello.

 

Fig. 3

Cogliamo infine l'occasione per una precisazione che contiene una rettifica.
Nella sua monumentale pubblicazione sulla Collezione Scaglia (vedi ancora la nota 1), Francesco Rossi, ha attribuito la placchetta all'orafo romano Antonio di San Marino (al secolo Antonio di Paolo Fabbri).
L'attribuzione si basa  sulla relazione, che Rossi sottoscrive, tra la placchetta e i due rilievi in bronzo conservati nell'Abbazia di Chiaravalle presso Milano, da noi pubblicati nell'aprile 2015 come opera di Cesarino di Francesco, che sono invece da assegnare su base documentaria, come attesta Rossi, proprio ad Antonio da San Marino.

Infine, sempre a questo placchetta, il sito Renbronze ha dedicato nel giugno 2015 un articolo documentatissimo (nel quale compare già il disegno di Raffaello del Louve), pubblicandone un elevato numero di esemplari (vedi) (A.T.).

 

Note

[1]
Secondo Francesco Rossi  la fonte iconografica della placchetta in questione sarebbe un'incisione di Agostino Veneziano del 1516 [Bartsch, XVI, p. 44 n. 39], poi replicata da Raimondi [Bartsch, XIV, p. 44 n. 37] (Rossi Francesco, La collezione Mario Scaglia. Placchette, Lubrina, Bergamo 2011, rif. VIII.9 p194 tav. LI).
A proposito di opere tratte da Raimondi sulla base di disegni di Raffaello, si veda l'articolo pubblicato su Antiqua lo scorso novembre .

 
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