Gano di Fazio e il beato Piccolomini
Pubblicato il 3 mar. 2014
   

Nella sala delle sculture della Pinacoteca Nazionale di Siena si gode una delle più suggestive viste di Siena che si estende fino alle propaggini appenniniche che separano la Toscana dall'Emilia.

La Pinacoteca è universalmente nota  per i capolavori di pittura senese dal Duecento in poi, tuttavia anche la sala delle sculture merita una visita, non fosse altro che per ammirare un episodio di scultura trecentesca piuttosto singolare.

Si tratta di tre formelle in marmo, provenienti dalla chiesa cittadina di santa Maria dei Servi, eseguite da Gano di Fazio.

Le formelle in questione (Figura 1) raffigurano in sequenza tre episodi della vita del beato Gioacchino Piccolomini che ebbe la disgrazia di essere portatore di una delle malattie più subdole che si conoscano: l'epilessia.

Figura 1

Nella prima formella (Figura 2) si vede il giovane Gioacchino che bussa alla porta del convento per essere ammesso all'ordine. E fin qui nulla di strano.

Se non fosse che è assolutamente doveroso portare il massimo rispetto per chi soffre di questa odiosa malattia, i due episodi successivi appaiono sconcertanti, almeno in quanto vengono interpretati come il segno di un intervento soprannaturale. In uno, il Beato, durante un attacco epilettico, fa ribaltare la tavola imbandita senza che alcuno degli oggetti si rovesci e si rompa (Figura 3) .





Figura 2
Figura 3

Nell'altro, in occasione di un nuovo attacco durante la messa, il Beato cade a terra, ma il cero che sosteneva resta miracolosamente sospeso (Figura 4 ).

Ci si può dimostrare scettici oppure, pensare a una forma di umorismo involontario, ma non si può sfuggire a una forma di accorata partecipazione nei confronti dello sfortunato Gioacchino.

Ma ciò che conta, almeno da un punto di vista artistico, è il notevole virtusismo con cui Gano di Fazio realizza i bassorilievi, soprattutto quello centrale caratterizzato da un sorprendente dinamismo: mentre la tavola si rovescia, i confratelli esibiscono un gioco di braccia che sembra reggere una fune immaginaria a sostegno del Beato.

Per i non esperti di scultura antica, i bassorilievi della Pinacoteca di Siena introducono a Gano di Fazio (noto anche come Gano da Siena), importante scultore attivo tra la fine del XIII e l'inizio del XVI secolo, documentato a Siena dal 1302 e morto prima del 1318.



Figura 4


La sua unica opera certa e firmata è il monumento funebre di Tommaso Andrei vescovo di Pistoia, collocato nella Collegiata di Casole d'Elsa (1303-1305 ca.). Nella stessa chiesa vi è il monumento funebre del messer Porrina, signore di Casole e Radi di Montagna (morto nel 1313), la cui attribuzione a Gano è piuttosto controversa. Nel Museo archeologico e della Collegiata, sempre a Casole d'Elsa si segnala inoltre una testa erratica testa dello stesso vescovo Tommaso Andrei, proveniente dalla chiesa di S. Tommaso a Querceto, che gli viene attribuita.

Oltre alle sculture di Casole d'Elsa e ai bassorilievi della Pinacoteca Nazionale di Siena di cui abbiamo parlato, sono state attribuite a Gano di Fazio diverse opere, tra le quali:
Monumento funebre di Santa Margherita da Cortona (Cortona, chiesa omonima)
Statua in marmo raffigurante la Madonna col Bambino (Cortona, museo diocesano)
Serie di busti in marmo a basso rilievo raffiguranti dei Santi e il Cristo benedicente (Cortona, chiesa di santa Margherita)
Statue della Madonna col Bambino con i Santi Imerio e Omobono (Cremona, Cattedrale)
Undici statuette di Santi e Profeti (Massa Marittima, Duomo).

 

Bibliografia

La bibliografia su Gano di Fazio è corposa e la sua figura artistica piuttosto complessa per quanto riguarda l'attribuzione delle opere.
In rete:
http://it.wikipedia.org/wiki/Gano_di_Fazio
http://www.treccani.it/enciclopedia/gano-da-siena_(Enciclopedia_dell'_Arte_Medievale)/ (vedi anche bibliografia ivi citata)
http://www.treccani.it/enciclopedia/gano-di-fazio_(Dizionario-Biografico)/ (vedi anche bibliografia ivi citata)

 
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