Lo scultore Luigi Gerli e un inedito ritratto in marmo

  Pubblicato il 2 nov. 2015
   

In uno dei suoi interventi sulle pagine del supplemento settimanale Sette del Corriere della Sera, più precisamente nella rubrica Scoperte e rivelazioni del 13.2.2015, Vittorio Sgarbi presenta un busto in marmo che ritrae Domenico Tajni Corti (Figura 1), da lui commissionato a Luigi Gerli che lo esegue nel 1852, come si può desumere da un'iscrizione incisa (Figura 2).
Sgarbi definisce la scultura un “ … documento di implacabile perfezione formale in ogni dettaglio, e soprattutto nella definizione dell'abito di sartoria, trasferito in marmo senza perdere consistenza e morbidezza di stoffa”.

Fig. 1 Gerli Luigi, Ritratto del Sig. Domenico Tajni Corti,
busto in marmo bianco di Carrara, h cm. 81, firmato e datato al verso 1852
(fonte Il Ponte, asta 22 ottobre 2008, Catalogo n. 252 lotto 209).
Fig. 2 Scritta al verso del ritratto in marmo in Figura 1.


Trovo la stessa “morbidezza di stoffa” in un busto in marmo che appartiene alla collezione Cagnola di Gazzada (Va) e che raffigura, con tutta probabilità, il conte Giuseppe Cagnola (1776-1856) (Figura 3). Questo non è l'unico ritratto in marmo di Giuseppe Cagnola.

Presso la stessa sede di Gazzada si trova, infatti, un busto eseguito da Vincenzo Vela e pubblicato su Antiqua nel novembre 2013.

Non deve stupire l'esistenza di due busti marmorei raffiguranti lo stesso personaggio, dal momento che Giuseppe Cagnola si è fatto ritrarre sia da Giuseppe Narducci nel 1838 in un olio su tela di grandi dimensioni esposto a Brera nello stesso anno, sia da Francesco Hayez nel 1853 in un dipinto andato perduto (Boskovits-Fossaluzza, La Collezione Cagnola. I dipinti, Busto Arsizio 1998, p. 248-249).

I tratti somatici riscontrabili nella tela di Narducci e nel busto di Vela rendono plausibile il fatto che il secondo busto marmoreo ritragga un Giuseppe Cagnola più anziano (anche se prestante), quindi in un'epoca non distante da quella della morte avvenuta nel 1856.

Quanto alla sua attribuzione al Gerli, non disponiamo di riscontri oggettivi, ma la suggestione visiva suggerita dalle osservazioni di Vittorio Sgarbi è forte.

Luigi Gerli viene completamente ignorato dai principali repertori dedicati alla scultura dell'Ottocento e del primo Novecento [Nota 1] e sono a tutt'oggi ignote le date di nascita e morte.

Risulta che egli abbia abitato al Sacro Monte di Varese, non lontano quindi da Gazzada, ma, prima di giungere a conclusioni affrettate, è opportuno dire due cose: la provincia di Varese è piuttosto “affollata” di personalità di scultori e Giuseppe Cagnola, a quanto si conosce, ha avuto ben poco a che fare con la villa di Gazzada. Infatti, benché l'avesse acquistata lui nel 1850, preferì sempre abitare il palazzo milanese di via Cusani.

Fig. 3 Gerli Luigi (attr.), Ritratto di Giuseppe Cagnola, busto in marmo bianco di Carrara, h cm. 81, Gazzada (Va), Collezione Cagnola (Foto di Gabriele Ghielmi).


Sappiamo anche che nel dicembre 1859 fu conferito dal Consiglio Comunale di Varese a Luigi Gerli l'incarico di realizzare  il monumento ai caduti del Risorgimento, da collocare nel lapidario di Palazzo Estense, il “pantheon” cittadino. Il progetto però non piacque e venne rifiutato, generando una lite che “... durò cinque anni, al termine della quale si arrivò finalmente a un accordo il 23 giugno 1864: l’artista dovette impegnarsi a rifare il monumento a proprie spese”[Nota 2].
Di Luigi Gerli sono note tre sculture per palazzo Rubini a Romano Lombardo (Bg), un edificio neoclassico dimora del tenore romanese Giovan Battista Rubini (1794-1854), costruito nel 1845 dall’architetto bergamasco Pier Antonio Pagnoncelli (Figura 4). Si tratta di tre statue in marmo raffiguranti il Dolore, il Genio e la Riconoscenza, eseguite nel 1850 e poste sopra il timpano a coronamento della facciata [Nota 3].

Fig. 4. Facciata di palazzo Rubini a Romano Lombardo (Bg).

Una lapide e tre sculture architettoniche, accostate al busto di Domenico Tajni Corti, costituiscono un corpus assai poco omogeneo, nel quale eventualmente inserire il busto di Giuseppe Cagnola.
Se sulla base di analisi più approfondite ne venisse confermata la paternità, potremmo accontentare il desiderio espresso da Sgarbi, dinnanzi al busto ritraente il Tajni Corti, di vedere altre opere di Luigi Gerli “... per capire fino a che punto si potesse spingere la rianimazione della materia”.

 

Note

1.
Vicario V., Gli scultori italiani dal Neoclassicismo al Liberty, Pomerio, Lodi 1994; Panzetta A., Nuovo dizionario degli scultori italiani dell'Ottocento e del primo Novecento, Adarte 2003.
2.
Serena Contini, Il Sacromonte e il lapidario comunale (http://www.sacromontevarese.net/it/libri/761-la-strana-storia-dellu-scultore-luigi-gerli-e-il-ricordo-dellingegnere-enea-torelli-nel-libro-del-lapidario-di-palazzo-estense). Il saggio contiene le immagini del progetto della cimasa del monumento rifiutato (1860), del progetto approvato (1865) e dell'attuale lapide ai caduti.
3.
http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/RL560-00010/. Si noti che nella scheda lo scultore Luigi Gerli viene definito milanese

 
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