San Giovanni, il calice e il drago

di Fausto Riva


    Pubblicato il 1 feb. 2011
Albrecht Durer, La tortura di san Giovanni, incisione (1511)
La tradizione indica san Giovanni Evangelista come l'unico degli apostoli essere morto di morte naturale, mentre tutti gli altri ebbero a subire il martirio.
In realtà, ci provarono in molti a provocarne la morte.
Il primo fu Domiziano (51-96) il quale, conosciuta la fama dell’apostolo, lo convocò a Roma e lo fece immergere in una caldaia di olio bollente [Figura 1], ma Giovanni ne uscì incolume. Il fatto è riferito brevemente da Tertulliano che aggiunge come Giovanni fosse stato poi esiliato nell'isola di Pathmos dove scrisse l'Apocalisse ("Apostolus Joannes, postequam, in oleum igneum demersus, nihil passus est, in insulam relegatur", Contro gli eretici 36).
Questo episodio, ripreso anche dalla Leggenda Aurea, pare sia avvenuto presso la Chiesa di San Giovanni in Oleo, nei dintorni della Porta Latina. Altre fonti attribuiscono a Domiziano un diverso tentativo di sopprimere Giovanni.
In particolare, una versione breve degli Atti di Giovanni (un apocrifo attribuito all'evangelista) narra della venuta di Giovanni a Roma da Efeso per ordine di Domiziano che gli impose di dare una dimostrazione della forza della sua fede cristiana.
Allora Giovanni chiese una coppa di veleno che bevve restando illeso. Domiziano fece bere la stessa pozione anche ad alcuni presenti che morirono all'istante e che Giovanni resuscitò subito dopo.
Fu a questo punto che Domiziano, irritato, ordinò che Giovanni fosse esiliato a Pathmos.
Jan Van Eyck (1390-1441), olio su tavola, 1432, Gand, cattedrale di Saint Bavon (particolare)
Figura 1 Albrecht Durer, La tortura di san Giovanni, incisione (1511) (G.M. Fara, Albrecht Dürer. Originali, copie, derivazioni, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi. Inventario generale delle stampe, I, Olschki, Firenze 2007, p. 257)

  Figura 2 Jan Van Eyck (1390-1441), olio su tavola, 1432, Gand, cattedrale di Saint Bavon (particolare)
Artefice ignoto, miniatura, 1440, antiquario Marc

Secondo la Leggenda Aurea, invece, questo episodio sarebbe avvenuto a Efeso con diversi interpreti, non si sa se prima o dopo il viaggio a Roma e il conseguente esilio a Pathmos. Dopo la morte di Domiziano, infatti, salito al trono l’imperatore Nerva (96-98), tollerante verso i cristiani, Giovanni poté tornare ad Efeso.
In ogni caso, si narra come fosse stato il sacerdote del tempio di Diana ad Efeso a dargli da bere una coppa avvelenata - per gelosia e per metterlo alla prova - dopo che due condannati, avendone bevuto il contenuto, erano già morti.
Oltre a non morire, Giovanni resuscitò i due uomini (come già nell'episodio di fronte a Domiziano).
La vicenda del veleno viene illustrata mostrando Giovanni, talvolta privo dei suoi abituali attributi (l'aquila e il libro), che regge un calice dal quale si invola un piccolo drago, talvolta un serpente [Figure 2, 3, 4]. Esso allude al veleno, ma rappresenta anche Satana oppure l'Eresia.
Sappiamo di sicuro che Giovanni sopravvisse a tutto ciò è che morì a Efeso sotto l'imperatore Traiano alla fine del I secolo d. C. (98-99), secondo alcuni all'età di 104 anni.

Cosimo di Pietro (1461-1521), olio su tavola, 1504-06, Honolulu Academy of Art
Figura 3 Artefice ignoto, miniatura, 1440, antiquario Marc
Antoine du Roy, Lapada Fair 2010 (fonte: Antiquariato)
  Figura 4 Cosimo di Pietro (1461-1521), olio su tavola, 1504-06, Honolulu Academy of Art (dono della Fondazione Samuel H. Kress, 1961, Inv. 2989.1)
     
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